IL PASSO LUNGO DI BENEDETTO XVI

RITAGLI   LA LIBERTÀ CONTRO IL CINISMO   DOCUMENTI

Davide Rondoni
(‘Avvenire", 12/9/’06)

C'è lui che va avanti, pensa, propone. Con speranza, ma senza negare i problemi evidenti. E ci son loro, i rimestatori. Coloro che, incuranti dei mutamenti dei tempi, continuano a rimestare - magari in buona fede - vecchi argomenti. Lui è anziano, ma appare audace, atletico nell'interpretazione dei tempi e delle urgenze per tutti. Loro, i rimestatori, appaiono appesantiti e noiosi. Ma dovremo abituarci. O meglio: non abituarci. Alle sorprese di questo Papa. E alla noia dei suoi detrattori. Che non potendo opporre ragionamenti credibili, provvedono a sviarlo. A scrivere sui loro giornali cose che il Papa non ha detto. A commentare il Papa che vorrebbero che lui fosse. E che invece non è. Perché lui è più avanti. Tenace, paziente. Indifeso, propositivo. Dovremo allenarci ad ascoltare la sua fede semplice, ma non ingenua. Che nutre una intelligenza ben più attiva e vivace di quanti invece spesso ne commentano gli interventi.
L'altro giorno durante
la Messa celebrata a Monaco ha ripetuto alcuni dei concetti già rilanciati nella seguitissima intervista concessa alle tv tedesche in agosto. Siamo diventati sordi a Dio, ha detto, non ne vediamo più i segni nella realtà. E questo sta spegnendo i nostri sensi interiori, e la nostra ragione. E sta riducendo l'uomo occidentale a un uomo a due dimensioni. Capace di grandi performance tecniche ma afflitto da nanismo nell'anima. Non è forse vero? Basta guardarsi attorno. Guardarsi dentro. E ha aggiunto che le popolazioni dell'Africa e dell'Asia che vengono in contatto con la civiltà occidentale e le sue abilità restano stupite e sentono come estraneità nemica tale negazione di Dio dalla vita. «La vera minaccia per la loro identità non la vedono nella fede cristiana, ma invece nel disprezzo di Dio e nel cinismo che considera il dileggio del sacro un diritto della libertà ed eleva l'utilità a supremo criterio morale per i futuri successi della ricerca. Cari amici - continuava il Papa - questo cinismo non è il tipo di tolleranza e di apertura culturale che i popoli aspettano e che tutti noi desideriamo. La tolleranza di cui abbiamo urgente bisogno comprende il timor di Dio - il rispetto di ciò che per altri è cosa sacra. Questo rispetto per ciò che gli altri ritengono sacro presuppone che noi stessi impariamo nuovamente il timor di Dio».
La storia ci insegna che veri fedeli di grandi religioni diverse hanno più convissuto che combattuto. Quando il potere e i soldi han contato più del timor di Dio allora sono scoppiate le guerre. Ma subito i rimestatori sui loro potenti media hanno voluto far di queste parole sacrosante e chiare la oscura traccia di un Papa che vuol cancellare le libertà moderne. Che vuole strane alleanze tra un Occidente in preda all'oscurantismo cristiano e il fanatismo islamico. E altre baggianate del genere.
Il discorso di Papa Benedetto è stato chiaro, appassionato e quieto, lo può leggere e capire chiunque. I rimestatori si agitano sui loro scranni. Il motivo è semplice: il parlar di Dio del Papa è pieno di rispetto per la libertà e per la ragione. Per questo vanno in fibrillazione. La proposta di fede e il richiamo sociale del Papa è segnato da un grande amore per la razionalità e per una ampia, ricca idea di libertà. Insomma, sta togliendo loro la terra sotto i piedi. Hanno costruito questo nostro mondo e le loro cattedre professandosi sacerdoti della vera ragione e della vera libertà. Hanno furbescamente e falsamente imputato alla Chiesa ogni genere di oscurantismo. E ora si trovano un Papa che sta smontando la ristrettezza delle loro tesi e la presunzione della loro "illuminazione". E che legge le tensioni del mondo moderno meglio di loro. Rivolti all'indietro non capiscono, o fan finta di non capire.