Davide
Rondoni
("Avvenire",
7/6/’07)
Ci sono un sacco di
italiani che hanno gli occhi che brillano. Non sono né quelli di governo, né
quelli di opposizione. Sono italiani di ogni genere, ricchi e poveri, timidi e
"spacconi", bellocci e bruttini. E italiani da generazioni o appena arrivati, con
gli occhi a mandorla o i ricci un po' crespi. Sono i nostri ragazzi e bambinetti
che stanno finendo la scuola. E hanno occhi che brillano perché arrivano le
vacanze. Può essere salutare, in questa Italia ingombra di risentimenti, di
sguazzamenti nel pantano, di "iperattivismo" spesso poco produttivo,
guardare quegli occhietti che vedono aprirsi davanti a sé l'orizzonte di
mattine all'aperto, in cortile, o già al mare. Può giovare guardare loro,
quando sembra che il Paese stia affossandosi tra "miasmi" e strilli, o
si dibatta in contrapposizioni e "contorsioni". E sorprendere, negli occhi dei
più piccoli qualcosa che vale per tutti, una specie di richiamo. Oggi vediamo
che il loro sguardo si sta fissando su un tempo che viene loro incontro pieno di
aspettative. Uno sguardo popolato di domande: dove si andrà in vacanza? Coi
nonni o viene subito anche il babbo? E la mamma ci porta con lei? E si va dove
si andava l'anno scorso? E gli amici, quando li vediamo gli amici?
Insomma, stanno brillando quegli occhi. Vengono loro incontro pomeriggi pieni e
pomeriggi pigri, finalmente la lentezza di decidere se accendere la "play
station" o farsi un giro in bici. Giorni in cui s'allenta anche la stretta
maglia di iniziative "post-para-scolastiche" tipo palestre, musica,
calcio, "judo" e quant'altro le mamme si inventano per curare i loro
"tesorucci" (e per respirare un po').
I nostri ragazzetti aspettano questi giorni con desiderio acceso. Nei più
grandicelli c'è pure il desiderio adolescenziale di avere tempo libero per i
primi innamoramenti, le prime vacanze con gli amici, le scoperte, la voglia
tutta fisica d'aria, di mare, di verde. Guardando loro, e i loro occhi pieni di
aspettativa, forse anche noi che invece godiamo di tempi
"striminziti", ci affanniamo a trarre più vantaggi possibili nel
minor tempo, o che pensiamo di avere in mano le sorti di chissà cosa, possiamo
guadagnare in freschezza e responsabilità. Se non si attende il tempo che viene
con qualche aspettativa, il futuro è solo una preoccupazione che opprime. Se
non si attende niente di buono, il tempo facilmente conferma l'amarezza. Invece
uno sguardo che ha la "febbre" chiara dell'attesa saprà cogliere le mille
opportunità di contentezza, di bello.
Come i nostri ragazzetti quando son capaci di divertirsi con niente, e vincono
la noia con un sasso, con due chiacchiere, una corsa, una biglia; quella noia
che invece gli adulti combattono spesso come fosse un invincibile "mostro" a due
teste. Le vacanze che i nostri ragazzi guardano avvicinarsi con gli occhi
chiari, sono una metafora della nostra vita intera. Nel tempo libero delle
vacanze un ragazzo può imparare a mettere a fuoco cose importanti della vita e
decidere di farlo liberamente. Può imparare un certo rapporto con la natura,
con il segreto della volta stellata, con il senso della amicizia. E approfondire
anche il proprio senso religioso, o la proposta cristiana se ne incontra i
segni. Allo stesso modo, si vede a cosa un adulto tiene da come usa il tempo
libero. Se spegne il cervello, se si chiude solo in un comodo "relax",
se cerca svaghi banali, significa che è un uomo spento, chiuso, banale.
Speriamo che in questi giorni che si aprono di vacanza i nostri ragazzetti, a
cui brillano gli occhi, incontrino adulti che li invitino a grandi scoperte. Che
incontrino amici che non tradiscano quelle aspettative di bellezza e di gioie.
Guardarli, mentre magari ci preoccupiamo di dove "collocarli", e di
cosa inventare per una buona vacanza, è come guardare un po' a noi stessi. Al
nostro tempo, che se resta senza significato, rischia di somigliare a una
vacanza da incubo. Perché il cuore è fatto per attendere, per tendere a un
tempo migliore. Avere un po' di quello sguardo, significa essere cresciuti
restando un po' bambini là dove conta, nel cuore e nella apertura della
ragione.