Davide
Rondoni
("Avvenire",
4/9/’07)
Lui è sereno e pensoso.
Nessun altro nel mondo si trova di fronte una platea così. Nessun attore,
nessun cantante. Una platea di quel genere. Che non è una platea. Non è di
gente, di ragazzi venuti a divertirsi. Non è di gente che ha pagato un
biglietto e vuole divertirsi. Non è una platea che ha delle esigenze
particolari. Che non sembra badare più di tanto alle cose a cui in genere
badano platee così. Se ci sono cantanti di grido, se ci sono grandi effetti
speciali, se quello stona o quell'altro ha il copricapo un po' storto. No, lui
ha di fronte una platea come nessuno. Per quantità, e per così dire, di
qualità.
Non perché si tratti di giovani più bravi. O più profondi. O più carini. No,
sono come tutti, attenti, o distratti, fanno "ciao" alla tv,
"cincischiano" col telefonino, piacciono loro i cappelli colorati che
hanno coperto il piazzale nel solleone, rendendo tutti - ministri, notabili e
ragazzini - buffi e simili.
Ma è una platea che si aspetta da lui una strada. Non un po' di sentimenti. Non
un po' di "choc" facile. Ma una strada. Lui è pensoso, sereno. Tiene la sua
omelia sull'umiltà - che è una parola bomba per la attuale cultura. Dice con
forza che Dio cerca cuori giovani. È pensoso, sereno. È l'unico al mondo che
parla a una platea così. Dice: amate la Chiesa. E questi applaudono. Ricorda i
nomi di ragazzi santi, e specialmente i tanti ragazzi santi anonimi che però
non sono anonimi per Dio. C'è tenerezza infinita in queste parole. Tocca tutti
i temi importanti. Dalla educazione al bene comune. Dal rispetto per il creato,
fino al forte richiamo ad esser critici sulle seduzioni dei "media".
Parla deciso, come uno che stia pregando mentre parla. Tanto che la forte
invocazione finale a Maria, perché attraverso questi giovani non manchi
l'annuncio cristiano, la conclude con gli occhi chiusi. Chissà cosa vedendo, o
cercando di scorgere nella sua missione di pastore. Nel suo tremore e nella sua
certezza di pastore. È sereno, pensoso. Poi sorride. Perché questi ragazzi ci
sono. E gli vogliono bene. Sembra che vogliano bene alla Chiesa. Nessuno ha una
platea così. Che non è una platea. Che non vuole essere sedotta da qualche
buona canzoncina. Da qualche "ghirigoro" spirituale. Da qualche buona
esortazione.
No, è una domanda impressionante di certezza. Una domanda di vita non tradita
nei suoi desideri. Che dunque è disposta, secondo l'invito antico e nuovo, a
non aver paura d'andare controcorrente. Lo diceva San Paolo: non conformatevi.
Lo ripete Benedetto:
non abbiate paura di apparire diversi. Le parrocchie disperse d'Italia, le
diocesi, le associazioni, gruppi e "gruppuscoli", oratori e stanzette, i pullman e
i pulmini, gli zaini e le carrozzelle, quelli di gran fede e quelli così così,
si sono messi in movimento, sono diventati questo grande movimento che riempie
la dolce valle ai piedi di Loreto.
Lui è pensoso, sereno. È uno che bada all'essenziale. E, a dispetto di quello
che pensano in tanti, anche loro pensano all'essenziale. Per questo si sono
trovati. Loro e questo Papa che secondo i "cliché" mondani non doveva
avere nulla per piacere ai giovani e che invece sta parlando a una platea di
ragazzi, come nessuno. Bada all'essenziale, chiude gli occhi invocando Maria.
Loro hanno il gel tra i capelli, gli occhi ridenti. Molti portano "croci" dentro.
E lui e loro badano all'essenziale. Nessuno ha una platea così. Che non è una
platea di spettatori. Ma ognuno un amico che lo guarda come uno che sa cosa è
la vita. Tremenda responsabilità. Lui è pensoso, sereno.