LA VISITA DI BENEDETTO XVI A NAPOLI
L’amore e la ragione
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in quel bacio alla reliquia
Davide
Rondoni
("Avvenire",
23/10/’07)
È stato un bacio lungo.
Come se per un attimo non volesse staccarsi. Dal calore secolare di quel sangue,
che è anche il calore popolare di una devozione. Il
Papa teologo,
il Papa filosofo, che sta sfidando i grandi intellettuali e la mentalità
dominante sull’uso retto della ragione era lì inchinato, a baciare, per un
attimo a non staccarsi dalla reliquia. Dal cuore fedele di Napoli.
Dalla presenza carnale del Santo. Il Papa della ragione, il grande colto che
ogni cenacolo intellettuale del mondo invidia a noi cattolici, e dopo le
diffidenze sta stimando come voce libera e aperta, il Papa che ama ragionare
finemente, se ne stava lì come ho veduto mille volte fare mia nonna, le nostre
nonne. Come ho fatto anch’io, che so ragionare poco, ultimo dei cattolici e
dei peccatori. Il suo bacio di Papa, il suo onore di Papa, per così dire al
pari del bacio delle nostre nonne, della nostra devozione e del nostro povero
affidamento. Si è visto, non ha voluto staccarsi subito. Non ha voluto dare un
omaggio formale, un bacio freddo. C’era tutto il suo affidamento di uomo, e di
Papa, nel ripetere con forza il gesto che dal 1389 compiono tutti i semplici
pellegrini, quelli con una grande fede, e quelli con una fede così così,
quelli con l’anima linda e quelli con l’anima in tempesta. Il bacio al
sangue del martire.
Gesto irrazionale da parte del Papa che parla di ragione? Gesto
"bigotto" da parte del Papa che ha con lungimiranza civile invitato a
puntare su scuola e lavoro per rispondere alle sfide e ai pericoli sociali?
Due Papi? Due volti diversi? O forse uno solo, il volto del
"mendicante", che
riconosce la grandezza della "Presenza" all’origine del miracolo e di tutti i
miracoli. Che lo riconosce con piena ragione, con la ricca disponibilità delle
sue risorse intellettuali. Le quali lo rendono semplice, e quasi bambinesco,
umilmente attaccato con il bacio a quella reliquia. Che è segno, traccia, poco
sangue che si è arricchito del sangue e della presenza carnale dei cristiani di
Napoli, segno di un sangue del passato e di una umana presenza che giunge fino
ad oggi. Fino al medico Moscati, e a quelli che come lui ancora incontrano senza
riserve il bisogno dei vicoli, e rispondono alla grande domanda di senso che
viaggia nei vicoli del cuore di ogni uomo, ricco o povero che sia. Il bacio del
Papa teologo, il suo omaggio dato al miracolo amato dal popolo è un grande
segno della Chiesa intesa come vita, come movimento di ragione e di cuore che
tocca la concreta storia e riconosce l’azione del mistero. L’uso alto,
aperto, radicale e sensibile della ragione trova nel gesto del bacio, non una
smentita, ma il suo fuoco, il fiore di adesione al mistero che della ragione è
culmine. Un ragionare che non sbocciasse in amore sarebbe un’arida analisi,
sarebbe una comprensione monca. E non un amor qualsiasi. Non un amore a vanvera.
Ma il bacio, l’omaggio dato a una presenza che nutre la storia con il richiamo
al sacrificio e con la speranza. Per questo non voleva staccarsi. Affidando se
stesso,
le sue preoccupazioni di Papa, cose che ci fanno tremare i polsi, come ogni uomo
affida le proprie, e tutte ci fanno tremare i polsi. È stato un bacio che resta
come un segno forte in quest’epoca dura. Un bacio dato per un empito della
ragione, per un riconoscimento, pieno di "mendicanza" e di tutta la
nostra alta statura d’uomini.