IN QUEI 67 DOCENTI UN "DEFICIT" DI CORAGGIO
Uomini
adatti alla fuga ![]()
davanti al Papa dialogante
Solo un occhio
offuscato può descrivere l’Italia
in preda a "falangi" oscurantiste vaticane.
Davide
Rondoni
("Avvenire",
17/1/’08)
Una volta si diceva che la
miglior difesa è l’attacco.
Ma poiché il coraggio, come insegnava Manzoni, uno da solo non se lo dà, i
vili più spesso scelgono la fuga come modo per salvare le "penne", anche a costo
di lasciare sul campo la dignità. È quel che è successo al robusto manipolo di
"coraggiosi" docenti de "La
Sapienza" che han
deciso di fuggire dal confronto con la parola di Benedetto
XVI. Poiché di
questo si è trattato.
Mandando avanti "fumosi" documenti, la minaccia di fumogeni, mandando
avanti le teste affumicate da vecchi "slogan" di pattuglie di ragazzi
sempre replicanti sogni invecchiati di costoro, hanno coperto la loro fuga.
Benedetto XVI ha preso atto che costoro hanno costretto l’Università "La
Sapienza" alla fuga.
Tale viltà segnala un "deficit" non solo di laicità e di senso
istituzionale e storico; soprattutto segnala paura e
"irresponsabilità". Due
caratteristiche che in un ricercatore stanno come a un calciatore la lentezza e
il piede a "banana". La paura è quella che non accetta l’ospite. Lo
lascia fuori dalla porta poiché teme che possa turbare il "castelluccio"
di convinzioni e il "tran tran" di un piccolo potere.
L’irresponsabilità - che è più grave - è quella speciale viltà per cui si
preferisce evitare di dare risposte alle urgenze, alle scoperte e alle novità
del reale, e ci si limita nel cerchio tranquillizzante della propria ideologia,
o della propria strategia di carriera. Una irresponsabilità dinanzi alle nuove
acquisizioni della scienza - quelle sulla cui base Benedetto XVI sta richiamando
tutti a uno sguardo umano e attento alla vita della persona. E una
irresponsabilità dinanzi ai giovani che invece di essere introdotti al senso
critico della realtà, considerandola il più largamente e profondamente
possibile, vengono educati a "slogans" e a semplificazioni. È il viver
come "bruti", denunciato da Dante. Il documento dei
"Professori" - che non passerebbe un serio esame di ammissione a
qualsiasi "Facoltà" - e le successive dichiarazioni di alcuni,
denunciano la vile attitudine a non entrar in "mare aperto", nel
merito delle questioni, preferendo buttare addosso all’interlocutore da cui si
fugge una serie di luoghi comuni, di riduzioni che non solo mancano di rispetto
ma, il che è quasi più grave in "sessantottini" di lungo corso,
mancano di fantasia.
Sappiamo dalle statistiche che "La Sapienza" è al "150° posto" per
qualità, e un motivo ci sarà. In tale "declassamento" un peso lo
deve avere anche questo tipo di viltà irresponsabile. Che convivendo con l’impegno
ammirevole di tanti docenti, stavolta è emersa con la sua grigia e buffa divisa
di gendarmi in fuga, e che nutre una "ragnatela" continua, dentro e fuori le aule.
Questo non è un problema per il Papa, ma per l’Italia.
Nessun ragazzo, nessun intellettuale minimamente dotato di libero cervello
presume che il Papa oggi abbia altra forza se non la persuasività del suo
pensiero e della testimonianza dei cristiani. Solo un occhio offuscato può
descrivere l’Italia in preda a "falangi" oscurantiste vaticane sui
"media" e nelle aule politiche. Il fatto è, invece, che uomini
liberi, credenti e non, menti aperte e ragazzi vivaci vedono in Benedetto XVI
uno dei riferimenti più alti e sinceri con cui paragonare esistenza e scelte. E
questo fa paura a chi invece cerca una "supponente", cieca tranquillità. Si
tratta di un eroismo da "pantofolai", abituati alle coccole di
"media" e di tribuni. Uomini adatti alla fuga di fronte a un Papa come
di fronte alla realtà.
Ma, come hanno sempre scritto i poeti, la realtà è testarda. E si ripresenta,
cercando uomini avventurosi, non "vili".