FASCIARE
UN BIMBO DI BOMBE
IL GIOCO PIÙ
ORRIPILANTE ![]()
Davide Rondoni
Ha obbedito. Come fanno spesso i bambini. Qualcuno gli
ha detto: là, vai là. Ed è corso verso la strada dove passava il generale
della polizia. Con la cintura esplosiva ben stretta ai teneri fianchi. È andato
verso la propria morte con l'incoscienza dei bimbi. A chi lo ha reso così,
mostruoso ordigno, l'anima deve esplodere per tutto il resto dei giorni.
Se la versione raccontata dalla vittima predestinata sarà confermata, mille
interrogativi si riproporranno. Che gioco pensava di fare, quel bimbo, nella
lunga attesa sulla strada? Lo hanno visto lì per molto. Che pensieri infantili
metteva nella sua piccola collana, nella morbida cera della sua concentrazione.
Cosa pensava di fare? È l'età in cui i bimbi mettono su le prime vere
espressioni da grandi. Attendeva il suo turno. Ha obbedito. A un gioco
organizzato dai grandi. Ha giocato un gioco più grande di lui. Agli altri
giocatori non gliene fregava niente di lui. Non ha capito che il gioco era la
sua morte. A un bambino è impossibile spiegare che deve morire. Non glielo
hanno detto, quei bastardi. A loro non importava nulla di lui. Andava bene allo
scopo. Come una mitraglietta, un'arma leggera. La sua schiena gentile, ancora
flessibile, come una pistola adatta, ben camuffabile. L'avranno accarezzata come
un killer accarezza la canna della pistola.
Chi è l'uomo che gli ha detto: ecco, vai? Perché non lo ha fermato, non gli ha
detto: ma cosa stiamo facendo, vieni, slacciati la cintura, andiamo a giocare
davvero? Perché non lo ha fatto? Che malattia dev'essere il pensiero di quell'uomo.
Che peste, che lebbra. Che flagello da combattere, da stanare, da sterminare. Si
è messo sulla strada ad aspettare. Il suo turno d'essere l'ennesimo uomo bomba.
Non è una novità l'uso dei bimbi nella guerra. A questo eravamo già arrivati
da tanto. Mai in Europa. Mai nelle terre cristiane, e un motivo ci sarà.
Abbiamo già visto i bimbi soldato, in molti luoghi di questo infausto pianeta.
Uno spettacolo insostenibile. Peggio di qualsiasi orrida disfunzione della
natura è questo snaturamento dell'infanzia. Peggio di ogni cataclisma è questo
torcere la vita piccola in arma. Peggio. Non è solo un tradimento, non è solo
una malvagia strumentalizzazione. È la negazione duplicata del futuro. Il
kamikaze come figura guerriera è apparso nelle guerre combattute da popoli in
cui fede, onore e senso della vittoria sono una miscela indivisibile e tremenda.
In cui il sacrificio della vita coincide con l'odio per l'avversario. Un corto
circuito di ogni senso, e di ogni rispetto. La perversione del combattente.
Perché la guerra è il luogo degli orrori possibili. Mentre il kamikaze di oggi
è la figura dell'orrore ricercato con cura maniacale.
Ora la figura del kamikaze bambino oscura ancora di più, se è possibile, il
volto di questo protagonista del nostro tempo. Lo getta non solo nel nero
dell'incomprensibile. Ora il kamikaze è davvero invincibile. Ora il suo potere
è tremendo. Ora non si può fare nessuno sconto al pensiero-peste che manda i
bambini bomba in mezzo alla strada. Nessuna rivendicazione politica, nessuna
ingiustizia, e nessuna giusta causa possono permettere di chiamare quegli uomini
dei "combattenti". Quelli sono la peste.
Ma Dio faccia del piccolo kamikaze con la cintura di fuoco il protettore di
tutti i bambini in guerra. Dio, lui solo può cavare un bene da questo nero
infinito. Lo cavi, se è Dio. Toccando i cuori di chi può, di chi sta giocando
questo gioco infernale della guerra. Sennò ci lasci perdere, in balia di questa
feroce aiuola del mondo. E i bambini si preparino a combattere.