La "moratoria" contro l’aborto nella prossima campagna elettorale

RITAGLI    Preservare l’ampiezza "tellurica"    DOCUMENTI
di "sommovimento" delle coscienze

Una grande provocazione alla ragione non divenga schieramento partitico.

Davide Rondoni
("Avvenire", 10/2/’08)

C’è un merito nella iniziativa di "moratoria" sull’aborto che, lanciata dal quotidiano "Il Foglio",
ha raccolto la pronta disponibilità di tantissimi che già la pensavano e operavano nello stesso senso, e ha allargato i confini di una "inquietudine" giusta dinanzi al delicatissimo tema del diritto alla vita. C’è il merito di aver fatto emergere, in un momento in cui il dibattito pubblico sembrava interessato solo a faccende di "faziosità" e di "bilancini" partitici, una grande e drammatica questione razionale e morale. Una questione primaria. Di gran valore sociale. Una di quelle che "graffiano" la vita reale, il ventre, il cuore reali di tantissima gente.
Insomma il merito di aver indirizzato lo sguardo dove si formano i movimenti iniziali della coscienza, in quella "penombra" della libertà da cui dipende la qualità della vita personale e sociale, molto di più che dalle "limature" alle leggi elettorali o dalla organizzazione dei "poli".
È un bell’esempio, come hanno sottolineato anche i "pastori" della Chiesa, di occuparsi del bene comune, senza i vecchi, "barbosissimi" e inutili "steccati" tra "laico" e "cristiano". Perché è un modo di aiutarsi ad aprire meglio gli occhi. Un modo di "braccare" le ideologiche cecità. E di "stanare" l’accomodante ragionare che si tiene a distanza dai fatti e dalla realtà. Un’azione di quelle a cui erano inclini figure inquiete e realiste come Pasolini e Testori, e che ha raccolto un consenso ampio e vitale.
E ora occorre a mio avviso stare in guardia, perché una grande provocazione alla libertà e alla ragione non divenga faccenda di schieramento partitico. Non diventi "palla" o "straccio" da gettarsi in faccia l’uno schieramento con l’altro, l’un partito con l’altro. Occorre preservarne l’ampiezza "tellurica" di "sommovimento", la ferita traversante, il morso dell’esperienza contro le vecchie e nuove ideologie. Il che non significa chiudere questa faccenda nel "limbo" dei dibattiti, o peggio nel "libro" dei richiami e delle buone intenzioni senza seguito operativo. C’è chi si sta chiedendo come trasferire il "sommovimento" della moratoria sull’aborto nel campo diretto dell’azione politica. È una "sacrosanta", inevitabile conseguenza. È giusto che tale domanda sia posta e discussa da più parti. Infatti sul "come" occorre stare attenti, tanto più in un momento in cui la rapida evoluzione di una crisi di governo e il "ridisegnarsi" delle aggregazioni in vista delle elezioni rischia di "appiattire" tutto, e di confondere le intenzioni e gli effetti. E di far diventare anche le più serie intenzioni "carne da macello" in un dibattito tutto spostato sul fronte immediato delle elezioni. Lì dove tutti sono impegnati a scavarsi "trincee", nidi di "mitraglia", postazioni sicure.
Intorno alla moratoria c’è un sapore di libertà e di inquietudine salutare. Si può chiamarlo "sommovimento educativo". C’è qualcosa che va fatto crescere. Le scelte in campo politico a volte possono aiutare a limitare le "barriere" invece che a erigerle. Il popolo che ha trovato voce nella moratoria è fatto di gente in gran parte abituata a darsi da fare. Che sa rischiare anche in pubblico la faccia, e non solo, a causa dei propri convincimenti. Non è una razza di "tiepidi". Né una comitiva di filosofi in gita nei territori della morale o della "politologia". È gente che sa che ad ogni giudizio o segue un azione conseguente, o si è inutili e ridicoli.
Il modo con cui portare il gran "sommovimento" della moratoria nel campo dell’azione politica ha dunque da esser saggio e adeguato allo scopo, fantasioso e pieno di futuro.