Tra "retorica" e politica e "proverbi popolari", qualcuno avanza
La primavera ci
sorprende. ![]()
Lei sì maestra del nuovo
Davide
Rondoni
("Avvenire",
20/3/’08)
E comunque la
si metta, sta di fatto che il 21 inizia la primavera. "San Benedetto la
rondine sotto il tetto", ecc. ecc. Rondine o non rondine, il calendario
dice che la primavera inizia quel giorno. E visto che tra cambiamenti del clima,
caldi che si susseguono a ghiacci, venti gelidi a mattini tiepidi, e nel
"bailamme" di notizie, tra "climatologi" d’opposte scuole,
non si capisce più quasi niente, teniamoci a quel che è certo: la data sul
calendario, e i segni nella natura. In questi giorni poi, la "retorica
elettorale" abbonda dei soliti vecchi "richiami" al fatto d’esser
"nuovi". E a sentir parlar di "nuovo" in quella maniera vien
voglia di portare i signori "candidati" all’aperto, farli
inginocchiare con le mani legate dietro la schiena, e compiere la
"stramba", allegra "esecuzione": abbassare il loro viso fino
alla terra, a sentire il profumo d’erba, il lieve odore "speziato"
di un fiore. Quelli sì, "nuovi". Insomma, la data è quella, e i
fiori, il "fermento" delle semine, le dolci "allegrie" del
sangue, le luci chiare in cielo, ci sono. Dunque, se pure come capita per tante
altre faccende nella vita di oggi, pare più difficile riconoscerla e chiamarla
con il suo nome, ecco: la primavera sta iniziando. Indizi intorno,
"segni" addosso. C’è un "rinnovarsi" di energie, un
"erompere" di nuovi colori. Il fortissimo e commovente Giacomo
Leopardi si rivolge così alla luna: «Tu sai, tu certo a qual suo dolce amore/
rida la primavera?». Questo "sorridere" della natura, dei
"fossi", delle cime degli alberi, ma anche in noi, l’aprirsi di
sensibilità, di gusti, è rivolto a un "dolce amore"? O è un sorriso
"scemo", un ridere "a vanvera"? Una specie di sorriso
"demente"? Se lo chiede il grande poeta, dando voce alla domanda di
ogni persona, che non sia "sfigurata" dai "colpi di rasoio"
della superficialità. Questo "promettersi" di vita,
"irrefrenabile" corsa a "sbocciare", a offrire frutti è
solo un’inutile generosità momentanea della natura ? Un’illusione ? Oppure
la luna sa, anche se i nostri occhi non vedono, che c’è un "dolce
amore" che è "destinatario" di questo sorriso... Non è per
spegnersi nel "niente". Da sempre gli uomini hanno atteso e "propiziato"
l’arrivo della primavera. L’hanno chiamata. Con "riti" di ogni
genere, e con opere di parole, di ritmo. Riconoscendo che la vita desidera la
vita, non la morte. Diciamo di saperlo, che è ovvio.
Però la primavera ci "sorprende". Questo suo "sorriso" in
cerca di un "dolce amore" ci stupisce, anche solo per un istante. E un
poco inquieta. La natura stessa provvede a non farci sembrare tutto,
letteralmente, solo "rosa e fiori". Già nel fiorire dei giardini
avvengono tante "lotte". In questo "slancio" di desiderio
vitale si incontrano "contrasti", difficoltà, e "contraddizioni". Come
quella da molti "patita": le allergie. Strana
"contraddizione" nel momento in cui i "sensi" si accendono.
E soprattutto, proprio nei giorni dell’inizio della primavera, arriva la
"festa cristiana" della Pasqua.
Che è "passaggio" dalla morte alla vita. Ma non si tratta
semplicemente di un "passaggio" da morte a vita. Insomma, la croce non
è "solo" la morte. Non è "solo" un inverno, come quello
che attende tutto e tutti. No, è sacrificio, morte accettata e fatta
"sacra" per l’amore con cui è "abbracciata". Sembra
strano, ma il "dolce amore" a cui ride la primavera è quello che
"brucia" nelle ferite di Cristo sulla croce. Quel sorriso che inizia
"straziato", segretamente, nell’uomo reso "orribile" sul
"Golgota". E poi visibile, lieto, "arde" nel Risorto, nella
presenza che offre alla natura e agli uomini la "promessa" della vita
che si compie nella vita.