Dopo l’ "Assemblea" delle "Superiori" di 600 "Congragazioni femminili"
Quelle
elette senza onori in quota all’Assoluto
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Davide
Rondoni
("Avvenire",
30/3/’08)
Ieri un importante
quotidiano "sbeffeggiava" un uomo politico e l’"assemblea"
di donne che lo applaudiva, perché venivano dipinte come "padrone"
della casa, più intuitive dell’uomo e più capaci di "custodire".
Volti nuovi o "seminuovi" di donne sono stati "sbandierati"
dalle forze politiche di ogni "colore", magari per un attimo solo.
Come "spot", come "truppe d’assalto", come
"leader" ferree o come "tocco gentile". In questa
"campagna elettorale" molte "chiacchiere" (e pochi fatti) si
sono sentite intorno alle donne, alle cosiddette "quote rosa",
espressione linguistica infelice, che ricorda le "quote latte" e altre
cose del genere, pur se afferma un principio di "pari opportunità"
sacrosanto. Insomma, nobili intenzioni, ma anche tanta "ipocrisia"
fatta "slogans", da ogni parte.
Allora io voglio girare lo sguardo ad un’altra "assemblea" di donne.
Un’assemblea non politica. Di donne già "elette", in un certo
senso. Già scelte. Un’assemblea di gente che con "zero" onori e
poca "immagine" su giornali e tv sta però offrendo un
"servizio" reale al Paese. Forse più di tante "ministre"
passate o future. Non viaggiano su auto blu, anzi spesso le vedi
"trotterellare" tra il timore degli altri automobilisti, su austere
"utilitarie", senza autista. Anche a loro, dal momento della
"elezione" cambia spesso la vita. Ma invece di aggiungere un
"suffisso" nel biglietto da visita, che so: "sen" o
"on", semplicemente, e più radicalmente, cambiano nome. Insomma, dico
delle suore italiane, che hanno tenuto un loro "Convegno". O meglio il
"Convegno" delle loro "cape", delle "Superiori" di
circa 600 "Congregazioni femminili". Donne di ogni genere, che
svolgono mansioni diverse, da quelle "invisibili", segrete ma non per
questo meno efficaci, a quelle "familiari" a tanti italiani che le
incontrano negli asili, negli ospedali, nelle mense per i poveri e spesso là
dove c’è un lavoro che altri non farebbero. Sono donne che si trovano a
metter le mani nei luoghi più delicati e "feriti" della nostra vita.
E che alla continua, spesso simpatica ma a volte anche "acida" e
cattiva consuetudine a "denigrarle" – sui "media" e anche
in campo culturale – oppongono la disponibilità a farsi carico di tanti
"pesi",
e la semplicità della fede.
Le suore italiane sono consapevoli della «crisi delle vocazioni», che però è
da leggere insieme alla ripresa di nuove forme di "vita consacrata".
È una crisi di fede e di speranza. Sono state autorevolmente invitate, con
parole quasi "poetiche", da monsignor Castellani, a non lasciare
rovinare l’anima delle loro "Comunità" dalla «brezza dell’ormai»,
vale a dire da una strana "rassegnazione". Nella storia del
"monachesimo" femminile si trovano esempi straordinari di forza, di
cultura e di apertura al futuro.
Donne che hanno in molti casi "segnato" la storia del Paese, o dei
luoghi dove si trovavano. E che hanno "segnato", soprattutto, la vita
di tanta gente che nella loro presenza vedeva, anche senza ammetterlo, la "traccia" di un destino buono che ama gli uomini.
Non sono in "lista", non sono candidate se non a seguire il
"carisma" che le ha conquistate. Non ambiscono a luoghi di
"potere". Di certo, rispetto a tante altre donne infinitamente
replicate sui "media", continuamente illustrate dalla
"fama", ognuna di loro è, se così si potesse dire, più
"insostituibile". Ormai sono le uniche donne che possono dare vero
"scandalo". Di fronte alle quali ci si ferma un istante e si dice:
"Ma come è possibile…". E mentre in tante si agitano per farsi
notare, loro, nella appena percettibile ma efficace "presenza",
possono ancora farci sentire lo "scandalo" e la dolcezza di non
sentirci abbandonati dal "cielo". E aiutarci a fare l’Italia,
facendoci alzare il viso da tutto ciò che sembra importante o definitivo, per
guardare il "fuoco" più profondo e desiderato della vita: la
gratuità, il "vergine", la dedizione.