La "roba" spunta con la noia

RITAGLI     Il "mal di vivere" si vince con la libertà     DIARIO

Davide Rondoni
("Avvenire", 26/6/’08)

Ora i dati raccontano di una "valanga". Il consumo di droga, nel mondo e anche nel nostro Paese, sta cambiando e aumentando. Cambiano i tipi, e cambia la percezione del fenomeno specie tra i più giovani: non più una strana trasgressione ma una delle tante opportunità offerte dalla "vita-mercato" senza limiti. Una valanga di droga facilmente reperibile, consumabile, su cui nemmeno più agiscono il fascino o la dissuasione di un divieto. Quasi fosse una specie di "ansiolitico". Di leggero farmaco contro il "mal di vivere", o semplicemente un "passatempo". Una valanga di droga che circola liberamente rendendo quasi ridicolo il dibattito sulla "liberalizzazione". È già un fenomeno libero. Perché è talmente voluto che nessuna legge ne può impedire il dilagare. I "liberalizzatori" otterrebbero solo l’entrata dello Stato tra gli attori che "lucrano" sul commercio facile e capillare che già avviene sotto i nostri occhi. Come se lo Stato decidendo di fare soldi sul "veleno" che i nostri ragazzi si buttano in corpo presumesse così di abbattere un mercato che è già così dilagante, così "pervasivo" (e a prezzi sensibilmente diminuiti).
No, non sarà nessuna "liberalizzazione" – come non è stato nei Paesi che l’hanno adottata – a fermare questa valanga. Che è una valanga di soldi mossa da una valanga di "noia". Lo sapeva e scriveva il grande Charles Baudelaire, nel suo scritto contro l’"hashish": i governi che vogliano controllare bene i propri governati facilitino il consumo delle droghe. Perché la droga è un veleno per la volontà, per la libertà, e dunque al di là delle infinite disquisizioni su quanto minano fisicamente chi le consuma, sono di fatto un veleno per la parte più importante dell’uomo. Che non è il polmone, ma la libertà. Cosa interessa sapere se una certa erba fa male a livello dieci o cento? Il problema è la "malattia della libertà" che la droga provoca e di cui è segno in una società come la nostra. Si richiama il fatto che in taluni popoli antichi o remoti l’uso di certe droghe è consueto. Bene, ma vogliamo vedere quale era il livello di civiltà, di "assolutismo" e di scarsa libertà in quei popoli, oltre alle condizioni dure di vita. A questa valanga cosa opporre? Le leggi devono fare quel che possono. Ostacolare, con minore ipocrisia possibile, attaccare i "nodi" dove si fanno i miliardi sulla pelle della gente, lontano o vicino. Ma la valanga della noia e della mancanza di libertà potrà essere contrastata solo da uomini non annoiati e non noiosi. E da uomini per i quali il gusto della libertà è più forte di qualsiasi "sballo". Già raccontai su queste "colonne" come in una grande scuola, chiedendo ai trecento ragazzi che erano seduti ad ascoltare una lettura di poesie di indicarmi il nome di una persona "libera", di un adulto che ai loro occhi fosse esempio di libertà, non ottenni alcuna risposta. Un popolo che si sente "schiavo", che ha dentro il cuore il sapore di ferro delle sbarre, una folla di giovani che non trova da alcuna parte il sapore dell’infinito ne cercherà qualche scadente e avvelenata imitazione. Un tempo lo facevano pensando così di infrangere chissà che "tabù", con l’acido senso di una sfida al luogo comune. Ora il luogo comune è pieno di fumo. È saturo di mille diverse droghe. E non resta nemmeno più, all’annoiato attuale, il gusto patetico della infrazione. È solo noia che segue a noia. E questo come avevano capito Baudelaire e anche il nostro Pavese è l’inizio della fine del mondo. Che non finirà in uno schianto, ma in una "lagna". Quella "lagna" della vita che la droga, truffando le menti e i cuori, promette di interrompere e invece radica e diffonde nell’animo e per le strade.
I numeri della valanga sono impressionanti. Danno il ritratto di una generazione ammalata nella libertà. Questo dato non sfugga a coloro che pretendono di analizzare i vari generi di degrado, compreso quello economico.