FEDE E CULTURA

S’intitola «Lo sguardo quotidiano. I cattolici, l’informazione, la realtà»
il "Convegno nazionale" dell’"Ufficio Cei per le comunicazioni sociali",
che si terrà dall’8 al 10 maggio.

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fra i "media" e la vita

Quale futuro per la Chiesa nei "media"?
Don Pompili ("Cei"): investire sulle persone, non solo sulle tecnologie,
e valorizzare il «carattere di prossimità» specifico del giornalismo cattolico.

Da Milano, Lorenzo Rosoli
("Avvenire", 4/4/’08)

Una "sfida": «Accorciare la distanza tra i "media" e la realtà». E tre "mete" «da guadagnare insieme»: innovare la comunicazione senza perdere quel «carattere di prossimità» che qualifica il giornalismo cattolico; investire non solo sulle tecnologie ma anche e innanzitutto sulle persone; aprire nuove vie all’«impegno ecclesiale nel campo dei "media"». Così don Domenico Pompili, direttore dell’"Ufficio Cei per le comunicazioni sociali", identifica la posta in gioco del "Convegno nazionale" «Lo sguardo quotidiano. I cattolici, l’informazione, la realtà» rivolto a direttori e collaboratori degli "Uffici diocesani per le comunicazioni sociali", che si terrà al "Crowne Plaza" di San Donato Milanese dall’8 al 10 maggio prossimi.
In quei giorni porteranno il loro contributo d’analisi, riflessione ed esperienza – si veda qui sotto il programma – uomini di cultura, professionisti della "comunicazione" e "pastori" – come il Presidente della
"Cei", Angelo Bagnasco – per un confronto a più voci, capace di guardare al futuro e di "guardarsi intorno" facendo tesoro della strada fatta finora – si pensi ai quarant’anni di "Avvenire", ai vent’anni dell’agenzia "Sir" e ai dieci anni di "Sat2000" e di "Radio InBlu" che cadono tutti nel 2008 e avranno spazio fra gli interventi previsti a San Donato.
Alla «posta in gioco» e ad «alcune ragionevoli attese» relative al "Convegno nazionale", Pompili dedica l’editoriale del numero di aprile dell’Osservatorio "Comunicazione e cultura". Lo "sguardo quotidiano" non è solo il titolo dell’"assise" – spiega Pompili – ma anche la «metafora avvincente» che «evoca un problema» e «una sfida»: «Come accorciare la distanza tra i "media" e la realtà?». Che tale distanza stia crescendo e che i "media" stiano sempre più scivolando nelle "sabbie mobili" dell’"autoreferenzialità" emerge da numerosi indicatori, offerti tanto dall’esperienza quotidiana di chi fa e/o "consuma" comunicazione quanto dalle analisi di chi ne studia "flussi", processi, linguaggi. A "connotare" la situazione italiana – sottolineano all’"Ufficio Cei" promotore del "Convegno" – «la "partigianeria" del filtro politico che diventa "discrimine" per leggere la realtà intera» e «una "contaminazione" progressiva dei linguaggi d’intrattenimento che finisce per privilegiare il "sensazionalismo"». Aprendo così la via a quell’"ibrido" dilagante che è l’"infotainment".
Di fronte a questa situazione, afferma Pompili, «si vorrebbe tentare di descrivere una serie di "traguardi" intermedi che possano riscattare la "comunicazione sociale" – ivi compresa quella ecclesiale – da quel "virus" dell’"autoreferenzialità" che è l’esatto contrario della comunicazione». Un riscatto illuminato da contributi come il "Messaggio" di
Benedetto XVI per la "42ª Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali" dal titolo «I mezzi di comunicazione sociale: al bivio tra protagonismo e servizio. Cercare la verità per condividerla».
Ecco, allora, le «attese» e le «mete» che Pompili addita nel suo "editoriale". La prima: innovare senza disperdere quel «carattere di prossimità» che storicamente identifica il giornalismo cattolico. "Prossimità" rispetto alla vita delle comunità locali; e fedeltà alla concreta esperienza umana, alla luce di quell’«antropologia cristiana» che fa da "bussola" ai "media" cattolici locali e nazionali. Come non disperdere tutto ciò di fronte all’eventualità che in un futuro non lontano si possa arrivare all’estinzione del supporto "cartaceo" e all’affermazione della "Rete", della "multimedialità", dell’"interattività"?
La seconda questione: «Non lasciarsi "ubriacare" dai cambiamenti tecnologici» per continuare ad investire «su quel singolare "know how" che è l’insieme delle persone». In una realtà sempre più difficile da decifrare, «è fondamentale contare su persone preparate, capaci di spiegare e dare senso alle questioni intricate», come – esemplifica don Pompili – ha saputo fare "Avvenire" trattando «questioni legate alla "bioetica"» o «a scottanti "scenari" internazionali». Terza questione: come rinnovare l’impegno ecclesiale nel campo dei "media" in questa stagione storica che va «dal "Convegno" di Palermo per approdare attraverso "Parabole mediatiche" ai nostri giorni». Una stagione illuminata dal "Progetto culturale" della Chiesa in Italia, che chiama i "media" cattolici – e di questo parlerà proprio Bagnasco – a essere creativamente fedeli alle esigenze della «coscienza credente».