Il
Papa: «Pio XII dono del Signore»
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Ieri, nel
"Discorso" rivolto ai partecipanti al "Congresso"
sull’eredità del "Magistero" di Pacelli
e il "Vaticano II",
Ratzinger ha sottolineato che, concentrando l’attenzione su una sola
"problematica",
«trattata per di più in modo piuttosto "unilaterale"»,
si è impedito di valutare il grande "spessore" storico e teologico
del suo "Pontificato".
Lorenzo
Rosoli
("Avvenire",
9/11/’08)
Nella persona di Pio
XII «il Signore ha
fatto alla sua Chiesa un eccezionale dono, per il quale noi tutti dobbiamo
essergli grati». Un dono che si manifesta nella «qualità» e nella «vasta e
benefica ampiezza» del suo "Magistero", la cui eredità «è stata
raccolta dal "Concilio Vaticano II"». Ma per apprezzare pienamente il
«grande spessore "storico-teologico"» della figura di Eugenio
Pacelli, bisogna
superare quell’approccio parziale e «unilaterale» che ha spesso – e
talvolta polemicamente – ridotto il respiro di quel "Pontificato" al
"nodo" drammatico del suo atteggiamento verso la "Shoah" e
dell’azione intrapresa dalla Chiesa Cattolica a "salvaguardia" degli
Ebrei perseguitati dal "nazismo".
È un ritratto appassionato, quello dedicato ieri a Papa Pacelli da Benedetto
XVI nell’"Udienza"
ai partecipanti al Congresso su "L’eredità di Pio XII e il Concilio
Vaticano II", promosso a Roma dalle Pontificie Università
"Gregoriana" e "Lateranense" nel "50°" della
morte del Servo di Dio. Il Segretario di Stato Vaticano, Cardinale
Tarcisio Bertone,
aprendo Giovedì il "Convegno", aveva ripercorso l’eccezionale
"parabola" biografica ed ecclesiale di Pacelli, ribadendo come la sua
"Causa di Beatificazione" sia un «fatto religioso» di «esclusiva
competenza della Santa Sede».
Dopo quello di Bertone, gli interventi dell’Arcivescovo Gianfranco
Ravasi, Presidente del
"Pontificio Consiglio della Cultura", dello storico Andrea
Riccardi e di numerosi
altri studiosi avevano mirato a ricostruire e offrire i molteplici aspetti della
figura, della vicenda e del "Magistero" di Eugenio Pacelli, così
spesso trascurati – se non oscurati – dalla "vulgata". Tasselli di
un "mosaico" complesso e affascinante che Benedetto XVI – nell’"Udienza"
svoltasi nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano – ha articolato
e riassunto nel "Discorso" di ieri.
«Negli ultimi anni, quando si è parlato di Pio XII, l’attenzione si è
concentrata in modo eccessivo su una sola problematica, trattata per di più in
maniera "unilaterale"». Ciò ha impedito, secondo Ratzinger, «un
approccio adeguato ad una figura di grande spessore
"storico-teologico"» qual è quella di Eugenio Pacelli. Benedetto XVI
ha puntato lo sguardo sul "Magistero" di Pio XII: un insegnamento che
«si qualifica» per «la vasta e benefica ampiezza, come anche per la sua
eccezionale qualità, così che può ben dirsi che esso costituisca una preziosa
"eredità" di cui la Chiesa ha fatto e continua a fare tesoro».
Ratzinger ha richiamato alcune fra le oltre quaranta "Encicliche" del
suo predecessore – dalla "Mystici Corporis", sulla «vera e intima
natura della Chiesa», alla "Divino Afflante Spiritu" sulla
"Sacra Scrittura" alla "Mediator Dei" sulla liturgia – ,
ha additato l’attenzione di Pacelli verso i sacerdoti, i religiosi, il
"laicato cattolico", i "mass media", i progressi e i rischi
della scienza, le sfide della pace e della giustizia a livello nazionale e
internazionale. Ha ricordato la proclamazione del "dogma" dell’"Assunzione
di Maria", «per mezzo del quale» Pio XII «intendeva sottolineare la
dimensione "escatologica" della nostra esistenza ed esaltare altresì
la dignità della donna». Ha sottolineato come nei Documenti del "Concilio
Vaticano II", Papa Pacelli sia la fonte più citata dopo la
"Bibbia". Benedetto XVI inoltre non ha mancato di tratteggiare le
qualità umane, intellettuali, culturali e il metodo di lavoro di Pacelli. Esse
tuttavia non bastano a spiegare tutto. In Pacelli vi era «il continuo sforzo e
la ferma volontà di donare se stesso a Dio senza risparmio e senza riguardo per
la sua salute "cagionevole"». Ecco, secondo Ratzinger, «il vero
movente» del comportamento e la forza sorgiva del suo "Magistero": l’«amore»
per Gesù, la Chiesa, l’umanità, alimentato nella «costante e intima unione
con Dio».