MEMORIA VIVA

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Ieri, nel "Discorso" rivolto ai partecipanti al "Congresso"
sull’eredità del "Magistero" di
Pacelli e il "Vaticano II",
Ratzinger ha sottolineato che, concentrando l’attenzione su una sola "problematica",
«trattata per di più in modo piuttosto "unilaterale"»,
si è impedito di valutare il grande "spessore" storico e teologico del suo "Pontificato".

Eugenio Maria Giuseppe Pacelli, PAPA PIO XII (1876-1958).

Lorenzo Rosoli
("Avvenire", 9/11/’08)

Nella persona di Pio XII «il Signore ha fatto alla sua Chiesa un eccezionale dono, per il quale noi tutti dobbiamo essergli grati». Un dono che si manifesta nella «qualità» e nella «vasta e benefica ampiezza» del suo "Magistero", la cui eredità «è stata raccolta dal "Concilio Vaticano II"». Ma per apprezzare pienamente il «grande spessore "storico-teologico"» della figura di Eugenio Pacelli, bisogna superare quell’approccio parziale e «unilaterale» che ha spesso – e talvolta polemicamente – ridotto il respiro di quel "Pontificato" al "nodo" drammatico del suo atteggiamento verso la "Shoah" e dell’azione intrapresa dalla Chiesa Cattolica a "salvaguardia" degli Ebrei perseguitati dal "nazismo".
È un ritratto appassionato, quello dedicato ieri a Papa Pacelli da
Benedetto XVI nell’"Udienza" ai partecipanti al Congresso su "L’eredità di Pio XII e il Concilio Vaticano II", promosso a Roma dalle Pontificie Università "Gregoriana" e "Lateranense" nel "50°" della morte del Servo di Dio. Il Segretario di Stato Vaticano, Cardinale Tarcisio Bertone, aprendo Giovedì il "Convegno", aveva ripercorso l’eccezionale "parabola" biografica ed ecclesiale di Pacelli, ribadendo come la sua "Causa di Beatificazione" sia un «fatto religioso» di «esclusiva competenza della Santa Sede».
Dopo quello di Bertone, gli interventi dell’Arcivescovo
Gianfranco Ravasi, Presidente del "Pontificio Consiglio della Cultura", dello storico Andrea Riccardi e di numerosi altri studiosi avevano mirato a ricostruire e offrire i molteplici aspetti della figura, della vicenda e del "Magistero" di Eugenio Pacelli, così spesso trascurati – se non oscurati – dalla "vulgata". Tasselli di un "mosaico" complesso e affascinante che Benedetto XVI – nell’"Udienza" svoltasi nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano – ha articolato e riassunto nel "Discorso" di ieri.
«Negli ultimi anni, quando si è parlato di Pio XII, l’attenzione si è concentrata in modo eccessivo su una sola problematica, trattata per di più in maniera "unilaterale"». Ciò ha impedito, secondo Ratzinger, «un approccio adeguato ad una figura di grande spessore "storico-teologico"» qual è quella di Eugenio Pacelli. Benedetto XVI ha puntato lo sguardo sul "Magistero" di Pio XII: un insegnamento che «si qualifica» per «la vasta e benefica ampiezza, come anche per la sua eccezionale qualità, così che può ben dirsi che esso costituisca una preziosa "eredità" di cui la Chiesa ha fatto e continua a fare tesoro». Ratzinger ha richiamato alcune fra le oltre quaranta "Encicliche" del suo predecessore – dalla "Mystici Corporis", sulla «vera e intima natura della Chiesa», alla "Divino Afflante Spiritu" sulla "Sacra Scrittura" alla "Mediator Dei" sulla liturgia – , ha additato l’attenzione di Pacelli verso i sacerdoti, i religiosi, il "laicato cattolico", i "mass media", i progressi e i rischi della scienza, le sfide della pace e della giustizia a livello nazionale e internazionale. Ha ricordato la proclamazione del "dogma" dell’"Assunzione di Maria", «per mezzo del quale» Pio XII «intendeva sottolineare la dimensione "escatologica" della nostra esistenza ed esaltare altresì la dignità della donna». Ha sottolineato come nei Documenti del "Concilio Vaticano II", Papa Pacelli sia la fonte più citata dopo la "Bibbia". Benedetto XVI inoltre non ha mancato di tratteggiare le qualità umane, intellettuali, culturali e il metodo di lavoro di Pacelli. Esse tuttavia non bastano a spiegare tutto. In Pacelli vi era «il continuo sforzo e la ferma volontà di donare se stesso a Dio senza risparmio e senza riguardo per la sua salute "cagionevole"». Ecco, secondo Ratzinger, «il vero movente» del comportamento e la forza sorgiva del suo "Magistero": l’«amore» per Gesù, la Chiesa, l’umanità, alimentato nella «costante e intima unione con Dio».