Benedetto XVI chiama le Chiese a coniugare identità, dialogo, servizio del bene comune.
Il Papa: popoli e culture, crocevia dell’annuncioPortando
il Vangelo a tutte le genti, «la Chiesa non cerca d’imporsi»,
ma «testimonia la sua considerazione per l’uomo e per la società in cui
vive»,
ha detto il Pontefice ai vescovi in «visita ad limina».
Lorenzo
Rosoli
("Avvenire",
7/9/’07)
Annunciando «a tutti i
popoli» la Buona Novella, «la Chiesa non cerca d'imporsi, testimonia la sua
considerazione per l'uomo e per la società in cui vive». È dunque
«importante che i cattolici manifestino la propria identità rispettando le
altre tradizioni religiose e le culture dei popoli». Nutriti dalla Parola di
Dio e dei sacramenti della Chiesa, i fedeli della Cambogia e del Laos potranno
impegnarsi «in un dialogo autentico con i membri delle altre religioni, per
operare insieme nella ricostruzione dei loro Paesi e per promuovere il bene
comune».
Sono alcuni passi del discorso che Benedetto
XVI - ieri mattina
a Castel Gandolfo - ha rivolto ai dieci vescovi e vicari apostolici della "Conferenza
episcopale di Laos e Cambogia",
che già aveva ricevuto in udienze separate nei giorni precedenti, in occasione
della loro visita "ad limina apostolorum".
Un incontro atteso - l'ultima visita "ad limina" era stata nel 1999 -
che ha permesso ai pastori di queste due piccole Chiese del Sud-est asiatico di
condividere con Benedetto XVI - per la prima volta - e con i responsabili dei
dicasteri vaticani l'analisi dei problemi e delle prospettive
dell'evangelizzazione e della presenza ecclesiale in contesti sociali e
culturali complessi ed esigenti, entrambi a maggioranza buddista.
Due piccole Chiese, quelle del Laos e della Cambogia raccolte nella medesima
"Conferenza episcopale", che negli ultimi decenni hanno sofferto molto, hanno
conosciuto le stagioni del terrore, delle persecuzioni, delle "catacombe" - si
pensi alla tragica "parabola" dei "Khmer Rossi" in Cambogia o al martirio di figure
come padre Mario Borzaga e il catechista Paolo Thoj Xyooj - ma che ora vogliono
e, non senza fatica, possono tornare a respirare a pieni polmoni. Perciò
cercano ispirazione e sostegno al proprio cammino, come quello che il Papa ha
dato loro nel discorso pronunciato ieri davanti alla delegazione guidata dal
vicario apostolico di Phnom Penh, Émile Destombes. Ecco, allora, la
sollecitazione a coniugare testimonianza del Vangelo, dialogo con tutti, impegno
per il bene comune.
Il Papa ha invitato vescovi e sacerdoti a essere vicini ai fedeli laici di una
Chiesa di minoranza e a volte dispersa: «La vostra prossimità ai fedeli li
incoraggi a perseverare senza timore nella fede cristiana e a crescere nella
scoperta della persona di Cristo, malgrado le difficoltà della vita
quotidiana». Difficoltà in passato ancora maggiori, quando la fedeltà al
Vangelo - ha ricordato il Papa - poteva arrivare al «dono eroico della vita».
Ratzinger ha avuto parole calorose per i sacerdoti - in particolare le vocazioni
sorte in seno ai popoli di Cambogia e Laos - e per i missionari giunti da altre
Chiese; invitandoli a collaborare sempre, ha chiesto loro di offrire una
«testimonianza eloquente» del Vangelo grazie a «una vita spirituale profonda
e un'esistenza esemplare»; ha poi augurato frutti abbondanti ai loro sforzi
«per promuovere le vocazioni sacerdotali e religiose in vista della
proclamazione di Gesù Salvatore, in un modo che tenga conto della sensibilità
dei popoli», «rendendo intelligibile per le loro mentalità e culture»
l'annuncio della Parola di Dio. Ciò implica - ha sottolineato il Papa -
un'attenzione particolare alla formazione dei preti di domani, ma anche dei
religiosi, dei catechisti, dei fedeli laici; fra le priorità ha posto inoltre
«l'educazione dei giovani» al senso del matrimonio cristiano e a quei valori
della famiglia, del rispetto filiale, dell'amore per i bambini, della concreta
sollecitudine verso i malati e gli anziani che sono tenuti «in grande stima da
tutte le culture e le tradizioni religiose dell'Asia».
Nella Cambogia come nel Laos la Chiesa cattolica - ha detto infine il Papa - è
apprezzata dalla gente e dalle autorità per il suo impegno caritativo e
sociale, «volto eloquente dell'amore di Dio per tutti gli uomini senza
distinzioni». È però «molto importante - ha commentato attingendo alla sua
enciclica, "Deus
caritas est"
- che l'attività caritativa della Chiesa mantenga tutto il suo splendore e non
si dissolva in un'organizzazione comune di assistenza, divenendone una semplice
variante».