Ecco le
meditazioni scritte dal vescovo di Hong Kong.
L’eco delle sofferenze del mondo e il sacrificio salvifico di Gesù.
Tra coloro che portano la croce, una ragazza cinese.
La persecuzione
e il dolore innocente.
La "Via Crucis" del "Colosseo" scritta da Zen.
Lorenzo
Rosoli
("Avvenire",
21/3/’08)
Il «protagonista» della "Via
Crucis"? È
Gesù Cristo, «come ci viene presentato dai Vangeli e dalla tradizione della
Chiesa. Ma dietro di lui c’è tanta gente del passato e del presente, ci siamo
noi». E in quel "noi" ci sono, primi fra tutti, i cristiani della Cina
e di tutte le Chiese che ieri e oggi hanno conosciuto il dolore e la
persecuzione. Ma ci sono anche le vittime innocenti del potere ingiusto e della
negazione della libertà religiosa. Parola di Joseph
Zen Ze-kiun, prete
"Salesiano", vescovo di Hong
Kong, cardinale.
Figlio della Cina, ma anche voce e "pastore" di un popolo che
nonostante tutte le oppressioni non ha smarrito la "sete" di Dio e la
"fame" di
giustizia, di libertà, di dignità umana.
Al cardinale Zen Benedetto
XVI ha affidato le
meditazioni e le preghiere della "Via Crucis" al "Colosseo"
che stasera alle 21,15 – come ogni anno – lo stesso Pontefice presiederà,
portando la croce nelle ultime tre stazioni. La riceverà – scelta
"emblematica" – da una ragazza cinese. Prima di lei la porteranno il
cardinale vicario di Roma,
Camillo Ruini (prima stazione); una suora del Burkina Faso (seconda e terza);
una famiglia romana (quarta e quinta); una portatrice di "handicap" in
carrozzella accompagnata da un "barelliere" e da una "dama" dell’"Unitalsi
"(sesta e settima); i Frati Francescani della "Custodia di Terra
Santa" (ottava e nona stazione).
La sequenza dei "cirenei" scelti per la "Via Crucis" di
stasera dà volto e "carne" alle molteplici realtà in cui vivono la
Chiesa e i cristiani del nostro tempo. Allo stesso modo, i testi scritti da Zen
"innestano" la memoria della passione e morte di Gesù dentro la
"carne" della contemporaneità. Quando Ratzinger – per mezzo del
cardinale Segretario di Stato, Tarcisio Bertone – gli ha chiesto di preparare
le meditazioni per la "Via Crucis", «non ho avuto la minima
esitazione ad accettare tale compito», confessa Zen. «Ho capito che il Santo
Padre, con quel gesto, intendeva manifestare la propria attenzione al grande
Continente asiatico e coinvolgere, in particolare, in questo solenne esercizio
di "pietà cristiana" i fedeli della Cina, per i quali la "Via
Crucis" è una "devozione" molto sentita. Il Papa ha voluto che io portassi
al "Colosseo" la voce di quelle sorelle e di quei fratelli lontani»,
si legge nel testo della "Presentazione" alle meditazioni redatto
dallo stesso Zen.
Dunque: «Lasciamo che stasera tanti nostri fratelli lontani anche nel tempo
siano presenti "spiritualmente" in mezzo a noi. Essi probabilmente
più di noi oggi hanno vissuto nel loro corpo la Passione di Gesù. Nella loro
"carne" Gesù è stato nuovamente arrestato, "calunniato",
torturato, deriso, trascinato, "schiacciato" sotto il peso della croce
e inchiodato su quel "legno" come un criminale». Stasera nel cuore
del Papa e di tutti i fedeli ci saranno i «martiri viventi» del XXI secolo ma
– sottolinea Zen – «anche i persecutori». La "via della Croce"
sia – per loro e per tutti – via di conversione, perdono, riconciliazione.
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Cardinale e "Salesiano", figlio e "pastore" della Cina
Il cardinale
Joseph Zen Ze-kiun,
vescovo di Hong Kong, è tra le voci più ascoltate e autorevoli della Chiesa
cinese. Nato a Yang Kingpang, diocesi di Shanghai, il 13 gennaio 1932, figlio di
genitori profondamente cristiani, entra ragazzo nella famiglia
"Salesiana".
Noviziato a Hong Kong, professione perpetua nel 1955; poi viene mandato in
Italia dove prosegue gli studi e l’11 febbraio 1961, a Torino, viene ordinato
sacerdote. Respira l’aria del "Vaticano II", prima di fare ritorno a
Hong Kong, dove svolge vari incarichi nella Congregazione "Salesiana".
Il 13 settembre 1996, un anno prima del ritorno di Hong Kong alla Cina popolare,
viene nominato da Giovanni Paolo II vescovo "coadiutore" della diocesi
dell’ex colonia britannica; il 23 settembre 2002 diviene vescovo di Hong Kong;
Benedetto XVI lo crea cardinale nel "Concistoro" del 24 marzo 2006.