OGGI BEATI
Monaco e missionario, condivise la vita, la lingua e la cultura del popolo del Sahara. Senza riserve.
De Foucauld, la fraternità abita fra i tuareg
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«Non andò nel
deserto per stare più vicino a Dio,
ma per essere più vicino alla gente che il deserto tiene lontano dal mondo».
Parla frère Antoine Chatelad, da mezzo secolo nei luoghi del «marabut».
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Da Roma,
Giovanni Ruggiero
Chi vede Tamanrasset pensa che nel deserto ci siano
soltanto le pietre e le stelle. Invece ci sono gli uomini. Fin là si spingono
ancora i tuareg. Charles
de Foucauld cercava loro, questi uomini che il deserto tiene lontani
dal mondo.
Cento anni fa si trasferì qui e, per prima cosa, fece conoscere al mondo questo
popolo fiero e allora misterioso. Cento anni dopo, mentre il marabutto a Roma è
proclamato beato, l'eremo c'è ancora. Sull'aspro pietraio dell'Assekrem e sotto
le stesse stelle ci sono ancora i tuareg che prendono e che danno, come fecero
con frère Charles. «Dopo aver condiviso con gli altri tutte le sue risorse,
durante una carestia - si legge in una breve biografia - si ammalò gravemente.
Fu ridotto all'impotenza e allora visse, in un completo abbandono di Dio, fra le
mani dei suoi amici e vicini, per la salvezza dei quali offrì la sua vita. Fu
la sollecitudine dei poveri tuareg, premurosi verso il loro marabutto, che gli
salvò la vita».
Il messaggio di frère Charles è tutto qui. Frère Antoine Chatelad è un altro
marabutto. Noi diciamo prete. I tuareg, invece, dicono marabut: colui che
li mette in contatto con Dio. Appunto.
Il marabutto frère Antoine non voleva essere prete di parrocchia, ma vivere in
mezzo agli altri e, nello stesso tempo, voleva vivere intensamente una vita
religiosa. Tamanrasset gli sembrò la soluzione quando, lasciando il seminario
di Lione, decise di percorrere la stessa strada dei Piccoli fratelli di de
Foucauld. Ora è parroco a Tamanrasset, nel cuore dell'Hoggar algerino, e per
anni ha vissuto nello stesso eremo di frère Charles sulla pietraia dell'Assekrem.
Oggi è a Roma. Ci dirà: «Più vedo città e capitali, più sento il bisogno
di ritornare nel deserto».
All'Assekrem ci capitò perché il noviziato dei Piccoli fratelli si faceva nel
Nord del deserto algerino: «Sono andato a Tamanrasset - dice - e ho cominciato
a vivere in mezzo alla gente. Ho imparato la loro lingua e ho vissuto tra loro,
come loro. I superiori mi dissero che sarebbe stata una sistemazione
provvisoria, ma quando ho conosciuto questa gente non ho voluto andare in altri
posti». A Tamanrasset c'è rimasto: «Ho visto i tuareg, gli arabi e le altre
tribù del deserto, e ho cominciato a vivere insieme a loro».
Nel 1905, frère Charles dava vita al suo modo di evangelizzare «non attraverso
la parola - dice sempre la sua biografia - ma con la presenza del Santissimo
Sacramento, l'offerta del santo sacrificio, la preghiera, la penitenza, le
pratiche delle virtù evangeliche, la carità, la fraterna carità universale».
La chiave per capire frère Charles e i sacerdoti come il marabutto Antoine è
questa: fraterna carità universale. «Non sono andato a cercare il deserto -
dice frère Antoine - , ma la gente che vive nel deserto, e quando ho cominciato
a interessarmi a Charles de Foucauld ho capito che lui cercava le stesse cose.
Non è andato nel deserto per stare più vicino a Dio, ma per essere più vicino
alla gente che il deserto tiene lontano dal mondo».
Chi sono questi uomini? Cosa vogliono? Cosa chiedono al marabutto? «I tuareg -
testimonia il sacerdote del deserto - non chiedono nulla: hanno i loro
riferimenti e un loro olimpo. Cercano relazioni umane, cercano amicizia, cercano
ascolto e la condivisione».
È strano tutto questo? «Assolutamente no. Lo stesso frère Charles diceva di
non essere un missionario, ma un monaco, anche se poi si comportava come
missionario perché faceva elemosine, curava i malati. All'inizio era lui a
portare qualcosa, poi c'è stato un momento della sua vita, quando si ammalò,
che furono gli altri a occuparsi di lui. All'inizio, voleva studiare la lingua
tuareg per portare a questo popolo il Vangelo. Poi si è limitato ad ascoltarli.
Raccoglieva le loro poesie, le loro leggende. I tuareg non erano mai stati
ascoltati fino ad allora. Lui fece conoscere la loro cultura».
Singolare che quando frère Antoine si trasferì tanti anni fa nel deserto, si
interessasse poco del fondatore. Ma viveva nella sua casa di pietre dell'Assekrem,
ha imparato la lingua dei tuareg sui libri di frère Charles e, di più: «Cinquant'anni
fa, quando sono arrivato a Tamanrasset c'erano ancora tante persone che lo
avevano conosciuto e mi parlavano di lui. Mi sono appassionato».
Da Tamanrasset vengono due messaggi. Uno lo porta il vento del deserto e sta
scritto sulle pietre: la scoperta della vita semplice, dell'ospitalità, delle
relazioni umane. L'altro lo porta Charles de Foucauld. È scritto nella sua
vita, quella di un uomo che ha condiviso l'esistenza degli esclusi. Per i
Piccoli fratelli, tutto questo si chiama fraternità universale.