INTERVISTA

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Dall’inizio dell’"ostensione", in due milioni hanno pregato davanti al suo corpo.
Nel "90°" delle "stimmate", parla l’arcivescovo D’Ambrosio:
«È la "Croce" il suo "messaggio" per l’uomo di oggi».

SAN PIO DA PIETRELCINA (1887-1968).

Da Roma, Giovanni Ruggiero
("Avvenire", 20/9/’08)

Due milioni di persone si sono già fermate davanti al "corpo" di San Pio, e hanno pregato. È il suo "popolo". Non potevano essere sottolineati meglio i due "Anniversari" di questi giorni: 90 dalle "stimmate" e 40 anni dalla morte di San Pio da Pietrelcina. San Giovanni Rotondo sta vivendo con fervore questi avvenimenti. Con l’arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo, Domenico Umberto D’Ambrosio, delegato della Santa Sede per il Santuario di San Giovanni Rotondo, ecco un "bilancio" di questo evento.

Al di là dei numeri, qual è il significato "spirituale" di questa "ostensione"?

Tanti vengono solo per questo momento, ma molti si fermano, pregano e chiedono di incontrare i frati per conoscere la vita di Padre Pio, per capire qual è il suo "messaggio". Lui lo aveva detto che avrebbe fatto più "chiasso" da morto che da vivo.

Lei come spiega questo "chiasso"?

Padre Pio narra il "mistero" di Gesù crocifisso e la Croce è al centro della nostra vita. Chi ci richiama a questo "evento" grande della nostra salvezza non può che creare attorno a sé domande, attenzioni, simpatia, "venerazione" e invocazioni. Tanti mi dicono della loro commozione e qualcuno anche di autentiche "conversioni", fermandosi quei pochi momenti davanti all’urna che custodisce il corpo. C’è qualcosa di incredibile e di inspiegabile a tutti i livelli, tra i credenti e i "non credenti".
È un "accorrere" di gente.

Perché la Chiesa vuol mostrare il "corpo" dei suoi Santi?

Il Signore ci ha fatto corpo e anima. Il nostro corpo partecipa in pienezza a quel "mistero" di fedeltà alla parola con la quale il Signore ci ha chiamato. La Chiesa da sempre venera il "corpo mortale" perché se arriviamo alla "Santità" è perché ci siamo portati tutta la nostra "realtà" che ci ha sostenuto. D’altronde, era nel suo "corpo mortale" che San Pio mostrava i segni della "Passione". Con questi segni creava in tanti il dubbio, il desiderio, la "conversione". Non c’è nessuna "ostentazione", né desiderio di creare "scalpore" e sorpresa. C’è solo un voler dire che il Signore si è servito anche del nostro "corpo mortale" per creare il "capolavoro" mirabile della "Santità".

Oggi cosa chiedono i fedeli a San Pio, cosa chiede l’umanità che questi fedeli sparsi in tutto il mondo rappresentano?

Padre Pio è il Santo che accoglie in particolare i fragili e i deboli nel corpo e nello spirito. In tanti chiedono una vita diversa, una "conversione" radicale e profonda. E sono tanti che si fanno "latori" dei sofferenti nel corpo e di tanti disagiati per situazioni incerte nella vita. È un Santo di "popolo": la gente è convinta che può intercedere per tutti loro perché fu un semplice. Era nato in una famiglia di piccoli contadini del Sannio, e ha vissuto la fatica per una terra "avara" con tutte le povertà e le incertezze del quotidiano. Poi c’è quella categoria di "privilegiati", per così dire, quelli che hanno capito il "messaggio" di Padre Pio nella sua duplice veste di "rivelatore" dell’amore misericordioso di Dio e di rappresentante del "mistero" del Crocifisso. Padre Pio è il desiderio di quella "perfezione" che suscita in tanti nostalgia. È la "perfezione" verso la quale senti che devi camminare, ma con fatica riesci a raggiungere perché devi fare i conti con il tuo "quotidiano", con la tua miseria e la tua incertezza.

A tutti, se non la "perfezione", Padre Pio ha dato la possibilità di curarsi in questa sua opera terrena che è "Casa Sollievo". Non è da Santi?

Questo è l’altro grande "miracolo" di Padre Pio, che continua al di là delle difficoltà e delle problematiche che una struttura così grande deve affrontare quotidianamente. Padre Pio voleva un luogo in cui venisse "sollevato" il corpo e lo spirito. Non lo ha chiamato "Ospedale", ma "Casa", e lo ha definito "luogo di preghiera e di scienza". È "tempio", luogo "sacro" in cui la scienza si sposa con la preghiera, e la preghiera fa da supporto alla scienza, perché possa aiutare l’ammalato in cui c’è Gesù. Padre Pio diceva che se è poi anche "povero", in lui c’è due volte Cristo.

Due "Anniversari" importanti. Oggi qual è il "messaggio" del Santo di Pietrelcina a questa società, che è così diversa da quella dei suoi anni?

È la Croce, piantata al centro di ognuno di noi, e non possiamo farne a meno. Padre Pio nelle sue parole aveva un "messaggio" fondamentale: il richiamo costante al Padre misericordioso che accoglie tutti i figli perché ritornino a casa. Ha consegnato alla preghiera il compito di "supportare" il peso della storia e il peso del mondo. Ha creato i "gruppi di preghiera", ai quali Benedetto XVI ha dato una "consegna" nel 2006. Il Papa ci ha detto che siamo un esercito di "intercessori" che bussa al cuore di Dio. C’è un "sposalizio" tra l’"intercessione" e l’esercizio della "carità". È questa la dinamica affidata ai "gruppi di preghiera": mani alzate, ma anche mani che si chinano per sollevare, per sostenere e aiutare. Preghiera e carità è il "binomio" che viviamo ogni giorno in "Casa Sollievo".