DEVOZIONE E SOLIDARIETÀ

L’arcivescovo di Genova:
«Sembra che oggi ogni desiderio soggettivo
debba essere riconosciuto come diritto collettivo».
Il presidente Diella: «Qui impariamo uno stile di vita».

RITAGLI    Dall’Italia a Lourdes, la via della misericordia    LOURDES

"Unitalsi": ben 14 mila persone al pellegrinaggio nazionale guidato da Bagnasco.
Malati e volontari insieme davanti alla Grotta,
per aprire l'anno di iniziative che celebrerà i 150 anni dalle apparizioni.

Dal nostro inviato a Lourdes, Giovanni Ruggiero
("Avvenire", 26/9/’07)

Sulla guglia centrale, quella più alta del santuario di "Notre Dame di Lourdes", una grande scritta, «Unitalsi 2007», saluta i 14 mila pellegrini venuti da tutta Italia. Ieri sera hanno partecipato alla solenne Messa presieduta dall'arcivescovo Angelo Bagnasco. «Quando c'è l'eclissi fra bene e male l'uomo vive l'esperienza non della libertà, ma dello smarrimento - ha spiegato nell'omelia il presule. - Il potere di decidere fra bene e male non appartiene all'uomo, ma solo a Dio».
Nella basilica San Pio X del santuario mariano, gremita da migliaia di persone, fra malati, volontari e pellegrini, l'arcivescovo di Genova ha poi ricordato che «senza moralità la vita umana diventa una giungla, dove vige la forza e la furbizia. Sembra che oggi ogni desiderio soggettivo debba essere riconosciuto come diritto collettivo».
A quanti si sono ritrovati davanti alla grotta di Bernadette Soubirous, un'altra scritta, «Lasciatevi guardare, parlare, amare», che richiama il Vangelo di Giovanni, ricorda il tema di questo pellegrinaggio, che è quello della penitenza e indica un completo abbandonarsi e «lasciar fare a Dio». L'"Unitalsi", per celebrare i 150 anni dalle apparizioni, presenta proprio a Lourdes le iniziative di un anno, da qui all'8 dicembre 2008.
Dall'Italia, sono partiti sedici treni straordinari, 19 voli e non si contano i pullman di malati, pellegrini e «unitalsiani». Li accoglie sull'Esplanade, libera dalle funzioni, il presidente dell'Unitalsi,
Antonio Diella, che spesso saluta sbracciandosi o stringendo la mani ai veterani che lo riconoscono. «La nostra speranza - dice - è quella di condividere un lavoro comune nell'ottica di una esperienza che è aperta a tutti purché si voglia costruire».
Il pellegrinaggio, insomma, non termina quando la meta è raggiunta: «L'aspettativa - auspica infatti Diella - è che quanto accade a Lourdes sia rivissuto tutto l'anno. Questo pellegrinaggio ha un filo conduttore, che è quello della penitenza. Chiede che qui a Lourdes, per il tramite della preghiera, sia lasciato tutto quanto appesantisce la nostra esistenza».
La presenza del presidente della "Conferenza episcopale italiana", Angelo Bagnasco, che guiderà i momenti più importanti del pellegrinaggio, è stata vista come un grande segno di vicinanza da tutti i volontari dell'Unitalsi: «È per noi - dice Diella - la conferma di un mandato: perseguire la nostra missione nella Chiesa. Abbiamo un solo scopo: essere vicini ai malati e in special modo ai malati poveri».
Questo è anche il primo pellegrinaggio dei giovani dell'associazione che si propongono con le specificità dei loro anni. Ma non chiamateli «unitalsini», raccomanda
Elena Spadaro, consigliere nazionale di questo «Unitalsi giovane» che si è ritrovato per la prima volta a Loreto lo scorso marzo: «Da giovani - dice Elena che ha 34 anni ed è biologa a Siracusa - viviamo il carisma del volontariato dei più grandi, che resta quello del servizio ai malati». A Lourdes, tuttavia, avranno momenti loro: la Via Crucis di questa sera con padre Saverio Zampa, la loro guida spirituale, e poi domani l'incontro con don Luigi Ciotti nella chiesa di Santa Bernadette. Sono giovani dai 16 ai 35 anni: ciascuno svolge un servizio rapportato alla sua età. «Sono probabilmente quelli che più degli altri rinunciano a qualcosa pur di essere qui - spiega Elena - . Pagano per il viaggio e anche la divisa che indossano. Ma il sacrificio è fatto con il sorriso sulle labbra e con il sorriso tornano a casa». In questi tre giorni a Lourdes può capitare di fare un turno di otto ore in ospedale, o servire alla mensa e, se necessario imboccare anche gli ammalati. Per i giovani, anzi per i giovanissimi, l'Unitalsi sta già lavorando per il pellegrinaggio nazionale a Lourdes, previsto per giugno prossimo, e un altro nel 2009 in Terra Santa.
I giovani dell'Unitalsi a Lourdes sono più di duemila. Spingono le carrozzine, o si danno da fare perché l'afflusso alla grotta sia ordinato. Quando non stanno qui, da «unitalsiani» 365 giorni all'anno, danno vita ad alcune iniziative in Italia e all'estero. All'ombra di Notre Dame, in questi giorni, sono state montate delle piccole tende bianche battezzate «La città dei progetti»: sintetizzano l'impegno quotidiano dell'Unitalsi.
Nelle tende bianche di questa «città», con fotografie e brevi filmati, i giovani illustrano la straordinaria rete di volontariato dell'Unitalsi. «Cuore di latte» è considerato il loro cuore missionario. È una raccolta di fondi per soccorrere popolazioni in caso di calamità naturali o in stato di povertà. Hanno portato aiuti in Iraq, in Palestina, nello Sri Lanka e in Romania. Quest'anno arriverà fino in Congo dove nascerà un centro per disabili.
Un altro grande impegno è il «Progetto Sollievo», diretto a tutte le persone che vivono il disagio della disabilità, che da sole non riescono a compiere i più elementari atti quotidiani.
Ancora, le "case famiglie" già operanti a Pisa, Rieti e a Barletta, dove è offerto un ambiente domestico a persone disabili prive dei principali riferimenti familiari, perché possano vivere in modo indipendente e autonomo, migliorando così la qualità della vita. Altre «case accoglienza» particolari sono quelle riservate ai familiari di bambini ricoverati in ospedali pediatrici a Roma, Bologna, Genova, Firenze e Milano.
Sotto una di queste tende un volontario con la faccia dipinta da "clown" gonfia palloncini a cui dà forme fantastiche. Non è "bislacca" la cosa. Si chiama «terapia del sorriso». Vi spiegherà che è un modo per portare gioia, serenità e sollievo alle persone che soffrono. Un bambino in carrozzina, infatti, se ne va con un palloncino sulla testa. E sorride.