UOMINI E RELIGIONI

Andrea Riccardi rivive l’incontro di Napoli, «capitale del dialogo».

RITAGLI    «Lo spirito di Assisi soffia ancora»    DOCUMENTI

«Il cardinale Sepe è stato il volto di una città ospitale, coinvolta a tutti i livelli».
Nel 2008 a Cipro «frontiera con l’islam e ponte con il Medio Oriente».

Da Roma, Giovanni Ruggiero
("Avvenire", 25/10/’07)

Tre giorni densi e ricchi di voci. Napoli, dove la "Comunità di Sant’Egidio" ha celebrato la 21ª edizione della "Preghiera della Pace", ha nella sua storia la vocazione al dialogo, e, difatti, si è aperta all’ascolto. Si spiega anche così la partecipazione della città all’evento. I tre giorni napoletani di "Sant’Egidio" vanno adesso rivissuti, in attesa di coglierne i frutti. Rivediamoli con Andrea Riccardi, il fondatore della "Comunità di Sant’Egidio".

Professore, che significato hanno avuto questi tre giorni?

La cosa più importate è che lo «spirito di Assisi» soffia ancora: non risolve miracolosamente i problemi, ma crea una prospettiva nuova per vederli, crea delle piattaforme sulle quali possono essere affrontati. Lo «spirito di Assisi» anima i pazienti tessitori di un mondo lacerato, perché il mondo è da sempre lacerato e nel mondo "globalizzato" le lacerazioni sono sempre più profonde. Siamo tutti più uguali e affermiamo con forza, e talvolta con violenza, non la nostra diversità, ma la nostra inimicizia e la nostra ostilità. Ecco un primo frutto: Benedetto XVI, che aveva già detto che lo «spirito di Assisi» è contro la violenza e l’uso violento delle religioni, ha confermato e rafforzato le diverse volontà delle aree religiose dei partecipanti al "Convegno" e, anche conversando, dialogando serenamente e mangiando insieme con i "leader" religiosi, ha indicato la via del vivere insieme.

A 21 anni dal primo incontro è più facile fare sedere a questa tavola ideale i "leader" delle varie religioni?

Negli anni ’60 si pensava che magicamente le disunioni tra cristiani si sarebbero composte e il dialogo con i non cristiani avrebbe creato immediatamente situazioni stupende. Abbiamo imparato dalla lezione della vita qualcosa in più. Mi ricordo quando i musulmani non accettavano che ci fossero gli ebrei, poi i musulmani non accettavano che ci fossero gli ebrei di Israele, oggi non ci sono queste diffidenze, le difficoltà, alcune antiche, si sono attenuate o risolte, ma ne sorgono di nuove.

Di che tipo?

Lo spirito del male e lo spirito della divisione esistono: sono le difficoltà politiche del vivere insieme, si pensi al Medio Oriente. Le difficoltà non sono tanto il prodotto delle dottrine religiose, ma sono il prodotto della storia difficile del mondo.

Il metropolita Kirill ha sostenuto che lo spirito della divisione può esser superato sui temi della riaffermazione dell’eticità della vita, ma forse è un po’ poco dal punto di vista ecumenico...

C’è una proposta, nelle parole del metropolita Kirill, molto interessante di una unità di azione sulla pace e sui temi vitali dell’Europa. Il patriarca Bartolomeo I sostiene anche questo aspetto e insiste sul dialogo teologico. Il primate anglicano Williams vive un momento di crisi di unità nella sua Chiesa. Ci sono anche delle crisi nelle strutture di unità delle Chiese: una è appunto quella anglicana, l’altra è la difficile condizione politica del "Patriarcato ecumenico" a rischio di scomparsa. L’ecumenismo, intanto, aiuta anche in queste difficili situazioni interne.

Oggi si parla di «spirito di Assisi» come qualcosa che c’è ed è reale. Ma in cosa consiste?

A Napoli è emersa una cosa importante. Sono felicemente stupito quando sento un primate ortodosso di Cipro parlare dello «spirito di Assisi» come se fosse qualcosa che appartiene a tutti i cristiani, o sento ebrei e musulmani che lo considerano come qualcosa che è anche il loro cammino. L’acquisizione che la vita religiosa e la vita spirituale fanno parte della realtà e, addirittura, promuovono la pace e l’amicizia, respinge in profondità la visione materialistica del XX secolo per cui l’uomo è materia, è politica, è scienza. Invece l’uomo è anche spirito, e non c’è pace senza spirito. Quando le religioni smarriscono il valore della pace perdono anche lo spirito. Questa mi sembra un’acquisizione molto importante.

L’anno prossimo a Cipro: è una decisone importante. Perché Cipro?

Perché è una frontiera con l’Islam ed è un ponte con il Medio Oriente che è uno dei luoghi più caldi del mondo e dove la civiltà del convivere è in crisi. Abbiamo scelto Cipro per parlare da vicino a questo mondo. Poi è anche un’attenzione al mondo ortodosso, perché, per la seconda volta nella nostra storia, la "Preghiera della Pace" sarà organizzata da "Sant’Egidio" e da una Chiesa ortodossa. La prima volta, nel ’98, fu organizzata dal "Patriarcato" di Romania, e quella preghiera aprì la strada a Giovanni Paolo II per Bucarest. Anche da Napoli abbiamo guardato al Medio Oriente con la tavola rotonda con il Ministro dell’Interno di Israele, Meir Shitrit, il nostro Ministro degli Esteri D’Alema e il rappresentante palestinese Jamal Zakout. È stata fatta una proposta di grande rilievo, cioè non perdersi in processi di pace, ma si è detto: prima di tutto l’accordo. A Napoli ho sentito la drammaticità delle passioni, perché o si dice «sì, accordo subito», oppure si dice «no per sempre», anche se il «no per sempre» non esiste in politica.

Napoli si è sentita coinvolta, ha avuto anche lei questa impressione?

Napoli ha avuto l’orgoglio di essere capitale del dialogo. Esiste una realtà di popolo che si è lasciata coinvolgere. Erano veramente tanti. Delle volte abbiamo la sensazione di convegni fatti dentro semplici "contenitori", per cui Napoli o Bordeaux, non cambia nulla. Invece Napoli è stata presente a tutti i livelli: giovani soprattutto e il mondo della cultura.

L’arcivescovo di Napoli vi ha spalancato le porte della città...

Perché il cardinale Crescenzio Sepe crede molto in questo dialogo. Per lui, la rinascita di Napoli è aprirsi alle ragioni vere del cuore ed aprirsi al mondo. E il mondo ha sentito che Napoli si apriva, e ha individuato in Sepe l’uomo che rappresenta Napoli e l’uomo di questa apertura. Poi c’è stato il Capo dello Stato con un discorso breve, ma denso, impostato sulla sintonia con il Santo Padre, nell’appoggio al dialogo tra le culture e le religioni e anche, se posso dirlo, nel sostegno al nostro cammino attraverso la parola e la presenza. Napoli è stato un grande momento ecumenico con la presenza dei massimi "leader" del cristianesimo contemporaneo; l’ebraismo, poi, si è mostrato molto coinvolto in questo cammino, rivelandosi un attore importante in questo cammino di dialogo portandoci dentro la sua esperienza di vivere insieme con gli altri.