PIME MILANO

RITAGLI   100° compleanno   PIME ITALIA - MILANO
della chiesa di san Francesco Saverio

Ingresso della Chiesa di S. Francesco Saverio, con le nuove statue di G. Mazzucconi e A. Crescitelli.

P. Angelo Rusconi, Pime

"Togliti i sandali perché il luogo che calpesti è santo" (Es 3,5).

Non so quale reazione emotiva abbia provato Mosè, vedendo il roveto ardente, là nel deserto del Sinai e sentendo quella voce misteriosa. Indubbiamente pretenzioso il paragone, ma quando entro nella nostra chiesa di san Francesco Saverio, sempre mi prende un senso di stupore. Questa chiesa "di non vaste proporzioni", scriveva il cronista di allora, ha nel suo "dna" genetico di essere aperta sul mondo: casa di comunione, predella di lancio per le missioni, scuola di missione.

Sono passati esattamente 100 anni: 1° dicembre 1906 - 1° dicembre 2006, "le fondamenta gettate da Dio resistono, stanno solide" (2 Tm 2,19). Le generazioni che ci hanno preceduto sono certamente in festa con noi oggi, proprio perché la loro preghiera, simpatia non si è esaurita, continua generosa, facilita a tanti confratelli di testimoniare il Vangelo con il dono della carità.

"Mi sento commossa", scrive una anziana e carissima persona, al ricordo della storia della nostra chiesa di san Francesco Saverio, sempre molto frequentata da una comunità devota e sensibile. "I missionari del P.I.M.E. sono nel mio cuore. Ne ho conosciuti tanti, camminando spesso sotto il portico e pregando in chiesa".

La parola profetica di Isaia è diventata e continua ad essere progetto e fatto quotidiano:

"Allarga lo spazio della tua tenda, stendi i teli della tua dimora senza risparmio, allunga le cordicelle, rinforza i tuoi paletti, poiché ti allargherai a destra e a sinistra" (Is 54,2-3).

Guardo le nuove, artistiche statue dei nostri primi due martiri, poste sulla facciata. Il beato Giovanni Mazzucconi ti parla "dell’ineffabile grazia dell’apostolato". Sant’Alberico Crescitelli "della gioia di lavorare con alacrità".

Guardo il grande dipinto dell’abside. Risento la voce di padre Francesco Saverio. Non è il pianto della creaturina, che proprio 500 anni fa nasceva, è il grido appassionato dell’instancabile "sky-runner" del Vangelo. Arriva dall’Oriente: "Molte volte mi viene in mente di fare il giro delle università d’Europa, di correre e gridare qua e là come pazzo e scuotere quelli che hanno più scienza che carità". La voce è ascoltata. Una catena ininterrotta di confratelli, "hanno rischiato per il nome del nostro Signore Gesù Cristo" (At 15,22) la vita. I giovani studenti di teologia presenti dicono che la catena continua. E gioisci.

Mi viene voglia di cantare, anche se non ho la voce di mio padre:

"Grandi e mirabili sono le tue opere,

Signore, Dio onnipotente" (Ap 15,3).

Lo sguardo si posa sull’altare. La concelebrazione, presieduta da mons. Giuseppe Maffi, rettore dei Seminari milanesi; l’intensità di presenza della assemblea; i canti del coro del nostro seminario teologico; il suono dell’organo ristrutturato, dalle mille canne con trombe, magistralmente inaugurato dai maestri Carlo Tunesi e Fabio Peri, parlano. Parla don Ambrogio Giudici, nostro parroco, nell’Eucarestia del 3 dicembre, festa patronale della chiesa: "Sia nostra la misura del cuore di Cristo", "sia nostro il farsi tutto a tutti di san Paolo".

Senti quanto è vero che "l’Eucarestia ci attira nell’atto oblativo di Cristo, che l’unione con Cristo è allo stesso tempo unione con tutti gli altri ai quali egli si dona" (Benedetto XVI) . Tutti: il mondo intero, "vasta parrocchia".

Ricordare il centenario di questa nostra chiesa ha senso e significato. Ci proietta con speranza dolcissima nel futuro.