RITAGLI   "La fede si rafforza donandola!"   MISSIONE BANGLADESH

P. Angelo Rusconi, Pime

Un incontro casuale. Un episodio scontato della vita quotidiana in Bangladesh, dove la gente incontrandoti ama parlare, farti domande. Non erano le solite quel giorno. Mi hanno segnato. Dopo tanti anni sono ancora nella memoria. Nel cuore. Provocazione.

Attraversavo il Gange in battello, come sempre strapieno di persone, di animali, di sacchi. L’orologio non serve. Decidono i venti e le correnti. Era una giornata della stagione monsonica. Umidità e calore ti rendono uno straccio. Abulico. Incollato alla mia persona un giovane musulmano. "Chi sei ?", mi chiede. " Un dottore? Un ingegnere?". Asciutta la mia risposta. "No!". Insiste stranamente: "Per caso sei un cristiano?". "Sì", rispondo. E lui: "Se sei un cristiano, allora sei un discepolo di Cristo".

In un momento in cui, mancando di carità, non ero coerente con me stesso, mi veniva ricordata la mia identità.

Mi sono trovato così a riflettere: "Ma io vivo la mia fede? Sono davvero un discepolo di Colui che è l’Uomo per gli altri, il Fratello universale?".

Passa la notte infatti con Nicodemo a dialogare; accetta l’umorismo pesante della Samaritana; ascolta il giovane cieco, che lo chiama a squarciagola; vede Zaccheo, nascosto tra i rami di un albero. "Nell’insieme di molti, non gli sfugge il singolo" (Tagore). Lui cammina-cammina. Un "Viandante". Al pozzo di Giacobbe, lo vediamo "stanco, assettato". Dirà: "Le volpi hanno le loro tane, gli uccelli i loro nidi, il Figlio dell’Uomo non ha dove posare il capo".

P. Francesco Rocca, mio concittadino, fondatore della Chiesa nel Bengala, amava dire: "La strada è la mia casa".

Un anno "terribilis" quel 1971. Il Pakistan Orientale chiedeva l’indipendenza del Paese. La gente fuggiva in India, rischiando e lasciando quanto poteva avere: dieci milioni di profughi, almeno tre milioni di morti. Da poche settimane mi trovavo solo in una numerosa comunità cristiana e io "uomo qualunque", io che ero "nessuno" per i non cristiani, mi sono trovato a godere la fiducia assoluta di questo popolo: cristiani delle diverse denominazioni, musulmani, indù, buddisti.

Ti veniva spontanea la preghiera di San Francesco: "È dando che si riceve, è morendo - il rischio era quotidiano - che si resuscita a vita piena".

Per caso ero entrato nel Pime.

Per caso ero stato destinato in Pakistan Orientale, dopo dieci anni di insegnamento nei nostri seminari.

Per caso ero responsabile della grande comunità cattolica di Borni in quei mesi tragici. Mi accorsi che quel "caso" era "Provvidenza". Per tanti. Sicuramente per me.

Tosti gli anni sessanta, passati in Italia. Tutto era messo in discussione. Anche la mia "piccola barca del pensiero", cito liberamente quanto ha detto il Card. Ratzinger all’apertura del conclave che l’avrebbe eletto Papa, non di rado era agitata dalle onde di correnti ideologiche, da mode di pensiero e la mia fede era a corrente alternata,

Quell’incontro, quella fiducia gratuita mi toccavano nel profondo.

Poi quel Venerdì Santo, vedendo la comunità cristiana aprirsi e condividere il poco che aveva "in semplicità di cuore", generosamente, Chiesa degli Atti degli Apostoli: e forse come non mai "godere il favore di tutto il popolo", musulmano, indù, buddhista, terrorizzato per una violenza impensabile, senza più nessuna speranza, nella capace e strapiena Chiesa di Borni; stringersi attorno al "Legno della Croce, da cui viene la nostra salvezza"; ancora quei 18 battesimi della Veglia Pasquale: mi sono sentito cambiato. "Confermato" nella fede.

Proprio così, "la fede si rafforza donandola"!

Mi viene spontaneo il saluto che i nostri fratelli e sorelle delle Chiese dell’Est Europa si scambiano il Giorno di Pasqua, dandosi il "bacio santo":

- Cristo è Risorto!

- Cristo davvero è risorto!

E la vita si illumina di immenso.

P. Angelo Rusconi, Pime