BRASILE

RITAGLI   Continente della speranza,   DOCUMENTI
continente dell’amore!

MONS. GIUSEPPE NEGRI, Vescovo del Pime in Brasile!

P. Angelo Rusconi, Pime

A Mons. Giuseppe Negri, missionario del Pime, milanese "doc" di Gratosoglio, giovane vescovo ausiliare della diocesi di Florianopolis, Brasile del Sud, per l’amicizia che ci lega, avendo "camminato" con lui negli anni del suo corso teologico, ho chiesto, un po’ sfacciatamente…

Esponiti, dimmi la verità sulla visita pastorale del Papa. L’hai vissuta "dentro": quale è stata la risposta, la reazione della gente?
Qui non sono mancati "mass-media" che hanno parlato di un "flop".

Angelo, schiettezza per schiettezza, la visita del Papa ha portato una ventata di speranza, di vita nuova nella Chiesa brasiliana. A mobilitarsi sono stati milioni di persone, senza parlare delle moltitudini che hanno accompagnato passo a passo gli eventi, attraverso i mezzi di comunicazione. La TV ha dato la massima copertura, da quando il Papa è arrivato fino al suo ritorno in Italia. Oltre alle TV cattoliche, quella ufficiale, la "Globo", ed altre reti hanno dato ampi spazi.

È stato commovente vedere come i nostri brasiliani hanno fatto salti mortali per vedere il Santo Padre. C’era gente che da tempo metteva da parte i suoi risparmi per pagarsi il viaggio; per la festa della mamma numerose famiglie hanno pensato di fare un bel regalo alla mamma anziana: pagarle il viaggio, così da potere vedere per la prima volta nella vita un Papa. I giovani si sono organizzati per venire da tutte le parti del Brasile, e sai che le distanze sono notevoli rispetto all’Italia.

Circa i giornalisti… È uscito un articolo interessante: potrei mandartelo, se hai qualcuno che te lo traduce. In sostanza, dice che i giornalisti si sono trovati spiazzati, perché erano pronti a fare articoli duri su Ratzinger, "capo dell’Inquisizione". Ma quando si sono accorti che la gente correva, era presente e dimostrava affetto per il Papa, hanno "inventato" che i brasiliani "lo hanno cambiato".

E tu, chiamato ad essere pastore nella Chiesa brasiliana proprio da Papa Benedetto, cosa hai provato?

Le emozioni sono state tantissime. Mi sono reso conto che stavo vivendo un momento storico nella Chiesa brasiliana. Un brasiliano, il primo nato in terra brasiliana, saliva agli altari: Santo Antonio di S. Anna Galvão.

Ho sentito un senso di riconoscenza verso il Santo Padre, per aver voluto che questa canonizzazione avvenisse in terra brasiliana, e mi sono commosso nel vedere quella moltitudine - i giornali parlavano di un milione - che pregava, cantava, applaudiva. Dal palco dove mi trovavo, era difficile vedere fin dove arrivava la folla.

Nel discorso che ha fatto a noi vescovi nella cattedrale di San Paolo, ho sentito l’amore di un "padre" e la fermezza del Pastore: ho colto il suo amore e la sua preoccupazione. Per cui mi sono sentito investito di una grande responsabilità, nel servire la nostra chiesa brasiliana.

Ci sono stati tanti momenti forti di preghiera e gesti umanissimi del Papa: quali hanno toccato di più il cuore brasiliano?

Uno dei momenti più emozionanti è stato l'incontro con i giovani della "Fazenda da Esperança". Il Papa era visibilmente commosso per le testimonianze di giovani, provenienti da tutto il Brasile e da altre parti del mondo, che raccontavano la loro esperienza, e di come erano riusciti ad uscire dal "tunnel" dell’alcol e della droga. I giovani lo hanno ringraziato perché, tra tantissimi altri posti che poteva visitare, si è ricordato di loro. Qui il Papa ha rotto il "protocollo" e si è messo ad andare in mezzo ai giovani, dando la mano a tutti quelli che gliela porgevano.

Un momento forte è stato anche quando il Papa, nella Messa di apertura della "V Conferenza Episcopale dell’America Latina e dei Caraibi", ha detto che ha constatato che il continente latino-americano, oltre ad essere un "continente della speranza", è anche il "continente dell’amore". Gli applausi sono sfociati con una intensità sempre più crescente.

Nel discorso, dopo la recita del Rosario nel Santuario della Madonna Aparecida, con i sacerdoti, i seminaristi, i religiosi e sempre tanta gente, fu interrotto 23 volte, constatava un giornalista.

Omelie e discorsi davvero da Pastore del "gregge" di Cristo: "kerigma" e "pareclesi", piste operative… Quali le più urgenti?

Il Papa è molto preoccupato per quell’onda di relativismo, che ormai sta investendo la Chiesa e tutta la società. Qui in Brasile ultimamente stiamo lavorando perché non vengano sotterrati valori portanti, come la vita, la famiglia, la fede. Ci ha ricordato che, se mettiamo da parte Dio, cadremo nel vuoto esistenziale. Ci ha chiesto di impegnarci in un lavoro di formazione con la Bibbia e il catechismo in mano, di formare laici capaci di operare in tutti i campi del sociale con competenza e onestà, alla luce della Dottrina sociale della Chiesa, preoccupati del bene comune. Forse questo è mancato in questi anni.

L’esodo dei cattolici verso altre chiese o sétte ci fa capire, infatti, una certa povertà nella evangelizzazione, una fede superficiale e l’illusione di una presunta, immediata felicità.

Il tema stesso che ha scelto per la "V Conferenza", "Discepoli e missionari di Gesù Cristo", mette in luce le linee d’azione.

Un tempo, il nostro, urgente ed entusiasmante di "missione"!

P. Angelo Rusconi, Pime