RITAGLI     A Villa Grugana     MISSIONE AMICIZIA
incontro tanti confratelli del PIME

P. GIOVANNI VANZETTI, Missionario in Bangladesh (1925-2007). Dal Cielo,
i nostri Missionari
ci proteggono
e pregano per noi!
P. SANDRO GIACOMELLI, Missionario in Bangladesh (1939-2007).

P. Angelo Rusconi, Pime

Pensavo di andare in giro per il mondo. Curioso. Alla ricerca di "fatti" di Vangelo. Invece sono qui, solo, fermo, in un dolcissimo pomeriggio di novembre, in collina, nel cuore della Brianza, davanti al nostro cimitero, protetto, stretto in un abbraccio forte da castagneti, orgogliosi del loro compito. Giù a valle scorre lento, quasi pigro, l’Adda. Sullo sfondo il Resegone, le Grigne già innevate.

Cadono le foglie. Cadono i frutti maturi. Domani, domenica, la gente, tanta, li raccoglierà e passerà in famiglia una serata serena con caldarroste.

Ecco, per me quelle castagne sul terreno diventano un segno. Segno di vite giocate "obbedienti alla Parola del Salvatore". Completamente. Gratuitamente: "Andate in tutto il mondo. Annunziate il Vangelo". "Ed essi partirono".

Il fruscio del loro cadere sa di musica, è voce che nelle lingue più diverse ripete: "Grazie di essere venuti!". Qui infatti riposano tanti confratelli, "maratoneti" del Regno. Accanto l’uno all’altro, dopo aver fatto delle più diverse e lontane strade del mondo la loro casa.

Altri riposano altrove. Là dove il soffio dello Spirito li ha portati ed hanno terminato la corsa. Con San Paolo mi ripetono: "So in Colui in cui ho creduto". In Papua; nella terra del fiume Giallo; sulle strade della Birmania, dove un regime militare non ha saputo fare altro che cambiare il nome in "Myanmar", continua a privare la popolazione dei più "fondamentali" diritti umani, fa tacere la voce antica e orante dei suoi monaci buddhisti, nota caratterizzante l’identità del paese. Nelle Filippine, terra del martirio di P. Tullio e P. Salvatore, amici carissimi.

Scriveva alla Mamma P. Tullio, poche ore prima del martirio, in quel "crocevia" con un nome che rasserena, "La Esperanza", chiamato falsamente per soccorrere un ammalato: "Mamma, la vita che mi hai dato è da condividere, non da possedere".

In Giappone. "Io so poco o niente del cattolicesimo" - scriveva l’infermiera non cristiana di Nirasaki, che lo ha assistito nella lunga sofferenza - , "ma dopo aver incontrato ‘Giannini-san’, ho capito che deve essere una cosa meravigliosa". Intelligenza eccezionale. Il suo mondo, l’asilo dei bambini/e di Yokomhama: oltre 40 anni. Una "parentesi" come Superiore Generale della nostra famiglia missionaria, in cui ci è stato dato di gustare qualcosa "della bontà e umanità di Dio, nostro Salvatore". Poi subito il suo asilo.

In agosto, d’infarto, moriva in Brasile Sud P. Claudio Romano. La fiducia dei confratelli, che l’avevano appena eletto Superiore Regionale. Di Milano, e qui a Milano aveva assistito a lungo prima la mamma con l’Alzhaimer, poi il papà. "Un uomo che ha conosciuto il soffrire". Eppure amava ripetere una parola di Isaia: "Canterò per il mio Diletto".

Missionario in Bangladesh, i Superiori gli chiedono, forse proprio per la capacità di ascolto e di sdrammatizzare situazioni nuove e difficili, di passare in Cambogia. P. Mariano pronto lascia "il primo amore", per un paese uscito dalla dittatura di Pol- Pot. Torna per un po’ di vacanza, parte per il Cielo. Risento l’eco del canto, dolce e melanconico, che lo accompagna al "camposanto" del suo paesello: "Quando busserò alla Tua porta, avrò fatto tanta strada… Avrò amato tanta gente". Tanta davvero. Sull’immagine della prima Messa aveva scritto: " Fa’, o Signore, di me un umile strumento della Tua bontà". Lo è stato.

Conosceva ormai tutte le strade del Bangladesh, P. Sandro, fangose nella stagione monsonica, nella stagione secca polverose, per visitare i suoi "Santal". Sulla strada, investito, cade. L’altro ieri. Aveva vissuto per 17 anni dei 43 di vita missionaria come il "Figlio del fabbro", fabbro tra fabbri. In quel villaggio ha voluto essere sepolto.

Curioso, volevo girare il mondo in cerca di "fatti" di Vangelo. Qui, fermo, ne trovo molti. Tracce di Cristo contemporaneo.

Tanti sono stati compagni di strada. Vite vissute in pienezza, in bellezza.

"O mio Signore", pregava Tagore, "in questo solo io, in questo particolare io, tu hai una gloria particolare, una manifestazione particolare. Signore, voglio che questa mia peculiarità sia un successo". Per loro così è stato.

P. Angelo Rusconi, Pime