RITAGLI     "Venne fra i suoi": Natale 2008…     MISSIONE AMICIZIA

P. ANGELO RUSCONI, PIME

Storia di ieri, cronaca di oggi.

Dopo un'estate che ci ha sorpreso tristemente, quando quasi increduli abbiamo assistito la più popolosa democrazia del mondo, l'India, scoprirsi "intollerante" e aggressiva, un'altra reazione, "subdola" in questo caso e quindi più pericolosa, che Mons. Ravasi, Presidente del "Pontificio Consiglio della Cultura", definisce "incolore, inodore, insapore", capita nella nostra vecchia Europa.

Un'onda grigia nella nebbia che ti toglie anche la gloria e la gioia del "martirio" è appunto la decisione del "Consiglio Comunale" di Oxford di abolire qualsiasi riferimento al Natale e di sostituire lo stesso nome con "Festività della luce invernale": si stinge così qualsiasi identità, nel caso concreto quella cristiana. Verrebbe da dire: meglio la "persecuzione", i "pogrom" dell'India, dell'Iraq e di altri paesi.

Il "rapporto 2008" dell'"Associazione Aiuto alla Chiesa che soffre", redatto in sette lingue e presentato contemporaneamente per la prima volta in Italia, Francia, Spagna e Germania, riferisce che in oltre sessanta paesi nel mondo, soprattutto asiatici, si registrano violazioni alla "libertà religiosa", che vanno da episodi di repressione legale a violenze da intolleranza sociale.

Il "rapporto" logicamente sottolinea l'aggravarsi della situazione in India. Secondo quanto hanno detto i Vescovi indiani presenti al "Sinodo" sono almeno 80 i cristiani vittime della persecuzione religiosa in atto nel Paese, in particolare nello Stato dell'Orissa.

Recentemente l'"All India Cristian Council", aggiornando la situazione, parlava di oltre 18.000 feriti, 178 Chiese distrutte, circa 5.000 case bruciate, 13 scuole e "centri sociali" danneggiati. Sono 15 i "campi profughi". Dove è il Paese che il Mahatma Gandhi ha sognato nazione di pacifica convivenza delle fedi diverse, e che voleva la "non-violenza" come filosofia di vita?

"Venne tra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto".

Alla violenza si intreccia sempre la grazia.
"Anche il giorno più chiassoso si calma davanti al silenzio della notte" (
Tagore).

Domenica 12 Ottobre, Papa Benedetto XVI portava agli onori degli altari Suor Alfonsa dell'Immacolata Concezione, al secolo Anna Muttathupadathu, giovane "religiosa" del Kerala, morta nel 1946 a soli 36 anni. Prima Santa "canonizzata" indiana, ultima di cinque figli di una famiglia cristiana di origini nobili, orfana della madre a solo tre mesi, è allevata dalla zia materna. È però la nonna che l'aiuta nel cammino di fede, mentre tante sono le "angherie" della zia alla quale era stata affidata. Una giovinezza la sua che conosce continue, gravi, pesanti malattie. "Le sue virtù eroiche di pazienza, fortezza e perseveranza in mezzo alle profonde sofferenze", dirà il Papa il giorno della "canonizzazione", "ricordano che Dio dona sempre la forza necessaria per superare ogni prova".

Tra le 100mila persone presenti il 9 Novembre scorso a Bharananganam, nel Kerala, alla chiusura dei festeggiamenti in onore della prima Santa indiana, anche l'ex Presidente indiano, Abul Kalam, scienziato di fama mondiale e poeta, che ha letto appunto una sua poesia, invocando benedizioni "sulla terra dove Sant'Alfonsa ha camminato con noi" e augurandosi che "ognuno di noi faccia voto di operare almeno una volta al mese, per alleviare le sofferenze degli ultimi, imitando gli ideali di compassione e di amore per cui lei ha vissuto la sua breve esistenza".

Scrive Giovanni all'inizio del suo "Vangelo":
"A quanti però lo hanno accolto, ha dato il potere di diventare figli di Dio". Di condividere la gloria di Colui che è "pieno di grazia e di verità".

Accoglienza e rifiuto.
Può esserci anche dentro di noi.

È Natale:
"Un'amorosa voce è risuonata tra le mille note dell'universo.
Sei disceso dalla maestà del tuo trono,
Ti sei fermato, o Signore, alla porta della mia casa".

Per questo Natale Tagore, massimo poeta indù, ci offre una puntuale "poesia-preghiera".
Per noi. Per la sua patria: l'India.

"Se la porta del mio cuore resta chiusa, o Signore,
sfondala ed entra nel mio animo, non tornare indietro, o Signore.
Se qualche giorno nelle corde del liuto non risuona il tuo dolce nome,
per pietà, aspetta un poco, non tornare indietro, o Signore.
Se qualche volta la tua voce non rompe il mio sonno profondo,
risvegliami con i colpi del tuono, non tornare indietro, o Signore,
Se qualche giorno sul tuo trono preferirò fare sedere un altro.
O Re di tutti i giorni della mia vita, non tornare indietro, o Signore".

P. Angelo Rusconi, Pime