VERSO L’AFRICA

PRECEDENTE     Acerenza,     SEGUENTE
da domani missione in Guinea-Bissau

L’arcivescovo Giovanni Ricchiuti guiderà una delegazione in Africa,
per un progetto di "gemellaggio" con la Chiesa di Bafatà.

MONS. PEDRO ZILLI, Missionario del Pime e Vescovo di Bafatà (Guinea Bissau).

Paesaggio guinense: una risaia immersa nel verde...

Sorrisi e sguardi allegri di alcuni giovani della Guinea!

Vito Salinaro
("Avvenire", 19/2/’08)

Una delegazione della Chiesa di Acerenza, guidata dall’arcivescovo Giovanni Ricchiuti, sarà domani in Guinea-Bissau per rispondere all’invito della diocesi di Bafatà, con la quale è in atto un progetto di "gemellaggio" e di "cooperazione missionaria". I rapporti tra le due Chiese locali si devono alle opere compiute nel Paese africano da un sacerdote di Acerenza, padre Antonio Grillo (anch’egli prenderà parte al viaggio) che, nel 1951, appena un anno dopo l’ordinazione presbiterale, iniziò la sua missione nel villaggio di Bambadinca, ovvero «tana dei coccodrilli». Padre Grillo operò in Guinea Bissau fino al 1963, quando venne accusato, arrestato e incarcerato (per 4 mesi a Lisbona) per il suo appoggio alla lotta di liberazione del Paese africano dal Portogallo. Negli anni ’70 e ’80 padre Grillo, a più riprese, tornò in Senegal e Guinea-Bissau per portare avanti progetti di grande importanza sociale serviti ad alleviare la povertà. Nel 1987 il rientro in Basilicata, dove fece arrivare anche una famiglia di Bambadinca, «adottata» dalla comunità diocesana e che ad Acerenza vive attualmente. A distanza di molti anni, il vescovo di Bafatà, Pedro Zilli, ospitato nel 2007 ad Acerenza, ha riferito a monsignor Ricchiuti che l’attuale governatore della Guinea-Bissau, in segno di riconoscenza, intitolerà un liceo al missionario "acheruntino". La scuola sarà inaugurata ufficialmente alla presenza della delegazione "lucana" della quale faranno parte, oltre all’arcivescovo e a padre Grillo, anche tre parroci, il sindaco di Acerenza, alcuni operatori pastorali, sei giovani universitari e una ragazza, Stefania, che come regalo per il compimento del suo diciottesimo compleanno, ha chiesto ai suoi genitori di poter far parte del gruppo diocesano che andrà in Africa. Del resto, l’arcivescovo ha insistito perché i «suoi» giovani si sentissero "corresponsabili" del progetto. Negli ultimi mesi parrocchie, scuole, associazioni, amministrazioni comunali e numerosi cittadini dell’arcidiocesi "acheruntina", aderendo all’iniziativa «Adottiamo un villaggio», hanno raccolto medicinali, generi di prima necessità e offerte in denaro, circa 20.000 euro, da donare alla «Chiesa sorella africana». Un viaggio quindi che vuole essere occasione di «testimonianza della fede e della carità cristiana». Così monsignor Ricchiuti spiega il significato dell’iniziativa che da domani al 27 febbraio si svilupperà nel piccolo Paese dell’Africa occidentale: «Credo che guardare lontano, "ai confini del mondo" in senso evangelico, resta un impegno cui la Chiesa e le Chiese particolari non possono sottrarsi.
Significa respirare aria nuova, immettere "ossigeno missionario" "ad gentes" nei nostri polmoni e aprirsi alla speranza. Porteremo dunque con noi – aggiunge il presule – un segno tangibile della nostra fraternità e dell’entusiasmo con cui la comunità diocesana ha inteso aprirsi verso questi fratelli».