Domani torna la "primavera". Rivestiamoci di una nuova "virtù"

RITAGLI     Sul "Creato" troppo frettolosi.     DOCUMENTI
Facciamoci "sentinelle" coscienziose

Don Salvatore Giuliano
("Avvenire", 20/3/’09)

Qualche giorno fa, in uno studio pubblicato su "Science", sono stati resi pubblici i risultati raccolti dal 1973 al 2007: 3.250 "stazioni meteo" sparse in tutto il mondo hanno misurato l’inquinamento dell’atmosfera. I dati sono stati esaminati in seguito dall’"Università del Maryland", che ha tristemente espresso il suo "verdetto": il cielo è sempre più opaco e una "patina grigia" offusca progressivamente il suo azzurro! Di questo "sfacelo ecologico" certamente le religioni devono continuare a farsi carico nella riflessione comune e nel cammino di "dialogo interreligioso". Come la fede "monoteista" trova in Abramo il suo "centro propulsore", così la "contemplazione" della natura è stata ciò che in modo originario ha suscitato nell’uomo un primitivo e "acerbo" senso religioso. È comprensibile come la natura si sia intrecciata sempre con la sfera del "sacro" fino a diventare in diverse religioni e popoli "sacra" anch’essa per alcune parti. Per gli egizi era "sacro" il fiume Nilo che nell’ingrossamento e nella diminuzione delle acque rivelava il misterioso volere di Osiride nel dare vita o morte; in Kenya sono considerate "sacre" le foreste Kaya, gli "indo-ariani" 3500 anni fa "sacralizzavano" le vacche; gli egizi 4000 anni fa i gatti; per i "sassoni" 1500 anni fa era "sacro" il cavallo e per gli "indù" ancora oggi è "sacro" il fiume Gange, le cui acque purificano e danno vita. Le religioni hanno poi sempre meglio preso coscienza che tutto ciò che la natura offre è azione di un "Dio Creatore" ed è per intero "sacra", in quanto dono che proviene dalle sue mani. Dobbiamo tuttavia ammettere che non sempre abbiamo incoraggiato nei credenti un’adeguata "attenzione ecologica". La "crisi" dovuta all’inquinamento ambientale ha spesso trovato impreparate le religioni che non hanno ben sviluppato un "pensiero teologico" che spinga a frenare la distruzione della natura. Il "Creato" è stato per troppo tempo fuori dalla nostra morale ed il "comandamento biblico" «soggiogate la terra» ("Gen 1, 28") non sempre ha avuto un’interpretazione felice. Mai come oggi la «creazione geme e soffre nelle doglie del parto e attende la sua liberazione dalla corruzione» ("Rm 8, 18"). L’uomo, ed in particolar modo il credente, deve sentirsi "sentinella dell’ambiente", che è il dono di Dio perché possa egli trovare piena armonia in sé stesso e con il "Creato". Il "surriscaldamento" del pianeta, l’inquinamento atmosferico, la distruzione dei "polmoni verdi" dei nostri paesi e i "reati ambientali" che li deturpano, ci richiamano ad un senso di responsabilità di cui dobbiamo farci promotori. Nel "Cantico delle Creature" di San Francesco l’uomo muove verso Dio in armonia con la natura, presentandola come lo "spazio sacro" in cui e con cui lodare Dio parlando con Lui e fare sì che, attraverso essa, Lui parli a noi. Rimettere il "verde" nelle nostre città non è solo un elemento di necessità "estetica", ma direi quasi una priorità "religiosa", come una "reliquia" di Dio per cui avere una devota venerazione. Per tutte le religioni quindi l’impegno alla riduzione dell’inquinamento attraverso la sensibilizzazione ad una "differenziazione" dei rifiuti, nella lotta contro lo "smog" e contro sostanze "radioattive" ed altri elementi "nocivi" all’ambiente, nella promozione di una vera "cultura ecologica". Dobbiamo come Chiesa ancora più scoprire la dimensione "religiosa" del problema per aiutare la natura a ritrovare la sua "bellezza". È stato significativo che la "Chiesa Italiana" abbia voluto istituire tre anni fa la "Giornata per la Salvaguardia del Creato", perché solo con quella che è stata definita «una sincera "conversione" ecologica» lasceremo alle future generazioni un cielo più blu ed un mondo che sia una casa bella da abitare e non una enorme "pattumiera" in cui giacere.