CHIESA E ISLAM

RITAGLI    «In dialogo sulla dignità dell’uomo»    DOCUMENTI

«Nella sua risposta Benedetto XVI
invita ad andare oltre le generiche espressioni di buona volontà».

Samir Khalil Samir*
("Mondo e Missione", Gennaio 2008)

A una "Lettera" di quasi trenta pagine, Benedetto XVI risponde con una di meno di 400 parole. Potrebbe sembrare indecente. Invece è una risposta che va in profondità.
Comincia con un «profondo apprezzamento per lo spirito positivo che ha ispirato il testo e per l’esortazione a un impegno comune per la promozione della pace nel mondo». E Papa Benedetto ha spesso invitato tutti a condannare la violenza senza ambiguità. Continua: «Senza ignorare o sminuire le nostre differenze in quanto cristiani e musulmani, possiamo e quindi dovremmo guardare a ciò che ci unisce». È tipico di questo Papa: una visione positiva, mai parziale. Le differenze non devono nascondere ciò che ci unisce, né queste nascondere le differenze. Una parola di "verità" ("qawl al-haqq") come dice il "Corano" ("Sura 19,34") di Cristo: «Egli è la Parola di verità».
Il Papa enumera tre elementi comuni: il fatto di credere nell’unico Dio, che è provvido creatore e (secondo aspetto) giudice universale, che alla fine dei tempi valuterà ciascuno secondo le sue azioni. Infine (terzo aspetto) il fatto che siamo tutti chiamati a dedicarci totalmente a lui e ad obbedire alla sua santa volontà.
Per non rimanere nei «pii voti», avanza però una proposta, che è la cosa più importante di tutta la "Lettera": un invito per un incontro di lavoro tra un gruppo di firmatari scelto dal promotore della "Lettera" e un gruppo di specialisti scelti dalla parte cristiana. Si tratta di concretizzare la buona volontà e di renderla duratura. Il Papa elenca quattro temi di discussione.
Il primo è «l’effettivo rispetto della dignità di ogni persona umana». Nella "Lettera" dei 138 non c’è un accenno chiaro a questo punto. La dignità presuppone rispetto della libertà di coscienza, uguaglianza tra uomo e donna, tra credente e non credente, distinzione tra il potere religioso e quello politico. Alcuni dei redattori musulmani della "Lettera" pensano: «Il dialogo "etico-sociale" avviene già ogni giorno, attraverso istituzioni del tutto secolari. Perciò molti teologi musulmani non sono affatto interessati a un dialogo puramente "etico" tra culture e civiltà». Invece, per il Papa - come disse il 22 Dicembre 2006 nel
Discorso ai cardinali della "Curia romana" - «è necessario accogliere le vere conquiste dell’illuminismo, i diritti dell’uomo e specialmente la libertà della fede e del suo esercizio, riconoscendo in essi elementi essenziali anche per l’autenticità della religione». Per lui, «il contenuto del dialogo tra cristiani e musulmani è in questo momento soprattutto quello di incontrarsi nell’impegno per trovare le soluzioni giuste». Insieme ai musulmani, impegnarsi «contro la violenza e per la "sinergia" tra fede e ragione, tra religione e libertà». Nel dialogo la Chiesa s’ispira al Vangelo, ma non lo mette come fondamento per non escludere nessuno. Il fondamento è «la dignità di ogni persona umana», espressa dai diritti umani.
Il secondo punto è la conoscenza obiettiva della religione dell’altro. In realtà, né i cristiani hanno una conoscenza seria dell’islam, né i musulmani del cristianesimo. Questo implica una revisione di tutti i libri scolastici, come dei discorsi tenuti in Chiesa o in Moschea. È un programma vasto, lungo ed essenziale. Il terzo punto: condividere l’esperienza religiosa. La fede è esperienza di Dio, e non qualcosa di intellettuale, un’ideologia. Dialogare è condividere l’esperienza profonda dell’altro.
L’ultimo punto è incentrato sui più giovani. Occorre far crescere una nuova generazione che promuova il rispetto e l’accettazione reciproca. Sono i giovani, infatti, a rischiare di lasciarsi trascinare nell’ideologia della violenza. Con questa risposta di Benedetto XVI ai 138 si passa, dunque, dai buoni sentimenti a un progetto di costruzione della pace, cominciando dai giovani.

* Gesuita e islamologo