Una gravidanza tenace, fino a vincere il cancro

RITAGLI    Storia di Michelle, tre volte madre    DOCUMENTI

Gabriella Sartori
("Avvenire", 6/2/’08)

In questa "convulsa" fase della cronaca italiana e internazionale segnata da tenebrosi delitti, "caos" politico, ripresa dei terrorismi, tutto si può dire tranne che sia facile scovare qualche notizia capace di dare speranza. Ma la speranza c’è: e stavolta la buona notizia viene proprio da dove meno si sarebbe potuto aspettarselo, vale a dire da quella Gran Bretagna in cui – tra creazione di "ibridi" "uomo-animale" e proposta "choc" di proibire, a scuola, l’uso di parole e concetti davvero non negoziabili come "mamma" e "papà" – potrebbe sembrare che lo spazio lasciato alla speranza si sia pesantemente ristretto. E invece no. È, dunque, accaduto che in quel Paese Michelle Stepney, 35 anni, madre già di Jack, cinque anni, abbia scoperto, mentre era incinta di due gemelline, di essere affetta da tumore alla cervice dell’utero. Con una difficile decisione, ("Non volevo far del male né a Jack, privandolo della sua mamma, né alle sue due sorelline, privandole della vita", ha detto), ha deciso di non abortire, accettando solo una "chemioterapia" leggera che non danneggiasse irreparabilmente le bambine. Che sono nate felicemente, sane e vitali, anche se prive di capelli per gli effetti indotti della "chemio" materna, e si chiamano Harriet e Alice. Storia bellissima, che però, fin qui, assomiglia a tante bellissime storie analoghe. Perché quando una donna permette che, dentro di lei, nasca la "madre", questo e tanti altri miracoli diventano possibili. Ma quel che di più particolare questa storia ha sta nel sèguito: le due gemelline, mentre crescevano nel ventre di mamma Michelle, hanno letteralmente "spostato" il cancro che l’aggrediva in modo da privarlo della sua carica maligna e impedendogli di diffondersi nei "gangli" vitali. Al punto che, una volta nate, la loro mamma ha potuto felicemente essere operata di "isterectomia", senza alcuna conseguenza negativa. E adesso stanno bene tutte e tre: a Michelle è stata riconosciuta una "nomination" per il "Women Courage Award", premio istituito dal "Cancer Research" britannico, destinato a chi faccia qualcosa di davvero speciale «per sé e per gli altri». E che Michelle l’abbia fatto, non c’è dubbio. Non solo per il fatto di aver rinunciato alle cure anteponendo al proprio interesse quello dei suoi figli, ma anche per averlo fatto in un Paese come la Gran Bretagna in cui, benché l’83% delle donne usino regolarmente gli "anticoncezionali", e benché il ricorso a questo tipo di prevenzione sia "caldeggiato" dalle autorità, il numero altissimo degli aborti non accenna a calare e anzi, a livello di minorenni, è diventato una vera e propria "piaga" nazionale che non si riesce a frenare in alcun modo. A riprova del fatto che questo tipo di "prevenzione" dell’aborto non serve allo scopo teorizzato. Anzi. Quello che serve, in Gran Bretagna come da noi o in Spagna e in tutti gli altri Paesi europei – dove, più avanza la "libertà" di eliminare feti e embrioni, più avanzano "vecchiezza" e povertà umana, morale e perfino economica – è una "moratoria" a questo precipitoso "andazzo" verso la fine, è quella «riflessione culturale», non ideologica, di cui anche Giuliano Ferrara si è fatto promotore. E ancor più servono i "miracoli" che hanno la forza del calore umano e del volto sorridente di mamma Michelle e delle sue stupende gemelline: tre donne, una grande e due piccolissime, che non solo hanno sconfitto la paura e il terrore; non solo hanno sconfitto, in un modo che la scienza non sa spiegare, il "mostro" del cancro. Ma hanno anche dimostrato che si può felicemente farlo vivendo in un Paese in cui tutto questo è terribilmente "out", in cui tutto – leggi, parenti, amici, mentalità dominante – ti indurrebbe a fare il contrario. Il bene c’è, ed è duro tentare di farlo morire. Staremo a vedere, adesso, se sarà poi così semplice cancellare, nelle scuole britanniche, l’idea stessa di maternità e paternità. Staremo a vedere se, e come, sarà possibile impedire a Jack, ad Alice e ad Harriet, a casa o quando andranno a scuola, di chiamare Michelle e loro padre con gli insostituibili nomi di mamma e papà.