MISSIONE GUINEA

RITAGLI     CRESCERE NELLA FEDE!     MDI - GUINEA BISSAU

Toccare la povertà con mano,
asciarsi stupire dalla "fede forte" dei Missionari
e dalla testimonianza delle "comunità cristiane"
fa maturare la propria fede.
È l'esperienza di Stefano, che ha trascorso un mese in Guinea Bissau.

P. Giuseppe Fumagalli, con un gruppo di bambini guineensi...

Stefano Scanzio
("Missionarie dell’Immacolata", Marzo 2009)

L'emozione di raggiungere una meta. Dopo un anno di preparazione per la partenza credevamo che la meta fosse quella, il "suolo africano", la Guinea Bissau. L'arrivo era invece solo la partenza di un viaggio che ci avrebbe dato molte risposte e altrettante nuove domande.

Pensavamo l'Africa come una terra "aliena", lontana anni luce dalle nostre abitudini di vita. L'Africa invece è composta da uomini e gli ideali degli uomini sono comuni tra i popoli. Uomini che cercano di compiere individualmente e in "comunità" un passo in avanti sulla strada che porta al progresso e a Dio. Non c'è troppa diversità con la nostra cultura: ho visti dissolversi usanze e "rituali" davanti ai più importanti valori universali di onestà e fratellanza.

Ma ecco, la povertà. Gente che muore di "colera" nel villaggio accanto al nostro. Mancanza di medicine, vestiti e ospedali. Poca istruzione. "Corruzione", "traffico di droga" e "AIDS". Un Paese molto fertile, ricco di frutta e di pesce, ma senza strade e corrente elettrica. "Container" di aiuti, che muoiono vuoti in missione perché non c'è possibilità di rispedirli al mittente. Non eravamo soli, guardando dalle case della missione verso l'orizzonte, spesso si potevano scorgere due sagome che si avvicinavano: Padre Zè e Padre Franco che, dopo aver detto Messa a Ehlalab, solcavano in moto pozzanghere profonde, sotto la pioggia, per ritornare a casa. Padre Giuseppe ("Zè") Fumagalli, meccanico, musicista, linguista, elettricista, storico, "jolly", ma soprattutto Sacerdote. Un uomo molto colto e simpatico: una "guida". Padre Franco Beati, giovane coraggioso, umano e spirituale. Una persona ricca di iniziativa e di voglia di fare che è trascinata dalla fede e riesce a trascinare le persone che ha intorno verso una fede più vera. Il loro unico scopo è portare la "Parola di Dio" in lingua "Felupe". Hanno donato tutto a questo popolo e sono un esempio di vita cristiana molto bello e profondo.

Ci sono anche altri testimoni. I cristiani del luogo, infatti, fanno trasparire una religione limpida e pura, tipica delle nostre prime "comunità cristiane"; tant'è che, quando in un villaggio sono stati donati dei soldi per costruire un ponte, i cittadini di religione "animista" hanno deciso di affidare la propria parte di soldi alla "comunità cristiana", perché nutrivano nei cristiani più fiducia che nei loro stessi capi.

Che esperienza! La vita in missione ti rende più forte nell'affrontare i problemi ed incapace di sottostare a "compromessi" a cui non credi.

L'esempio delle persone che ti circondano, gli attimi di riflessione e il vivere in un contesto povero ti fanno maturare nella fede.

Guardando questo popolo ed altri poveri come loro ti sorgono molti interrogativi. Perché?

Perché è permessa la miseria? La Guinea Bissau ha risorse a sufficienza per le persone che vi abitano. Potrebbero vivere bene, ma non sempre sopravvivono.

Spero che la religione insegnata da Padre Zè e Padre Franco, la loro cultura e la nostra, gli "aiuti umanitari", possano dare un futuro a questa terra. Gli occhi brillanti e curiosi di quella schiera di bambini che sempre ti circonda in Guinea Bissau, non devono spegnersi, ma continuare ad illuminare il futuro.