Costituisce la massima acquisizione della civiltà

RITAGLI   Ci battiamo per la famiglia,   DIARIO
quella rinnovata nella modernità

Lucetta Scaraffia
("Avvenire", 9/5/’07)

La famiglia che affermiamo con il "Family day" non è solo quella naturale, formata da una donna e un uomo che possono procreare, ma anche quella costruita storicamente, il laboratorio dove abbiamo sperimentato il problema fondamentale della modernità: cioè il conflitto fra diritti individuali e importanza dei legami sociali e affettivi per la vita umana e la società, fra desideri e necessità. Questa famiglia, infatti, ha salvato gli individui dalla cancellazione che le dittature del Novecento avevano provato a mettere in atto, costituendo una rete di protezione che ha funzionato - come racconta l'autrice del bellissimo romanzo "Cigni selvatici" - perfino nella "rivoluzione culturale", atrocemente pervasiva, della Cina maoista. Dall'altra parte, la famiglia, con le sue leggi e i suoi legami, ha impedito finora che gli individui si riconoscessero solo in ciò che consumano e nell'immagine di sé che rimandano all'esterno. La famiglia è il luogo dove impariamo, fin da piccoli, a limitare le nostre esigenze e i nostri desideri di fronte ai desideri e ai bisogni degli altri, cioè a contenere la nostra onnipotenza in nome di legami affettivi, e a fare fronte alle dure esigenze della vita. Proprio per questo, nell'ultimo secolo, la famiglia è stata oggetto di un incessante lavoro di aggiornamento, prima sociale e culturale, poi legislativo. Così, per esempio, si è tolto al padre il potere nei confronti della moglie e dei figli, e in parte anche la responsabilità nei loro confronti, che oggi è condivisa con la moglie, come impone giustamente una società nella quale le donne hanno raggiunto l'eguaglianza con gli uomini. Diversi esperti - in primo luogo psicanalisti e psicologi - le offrono consulenze nei momenti di difficoltà, mentre il "welfare", se pure non sempre efficiente, la solleva dalla cura dei malati gravi e dalla paura del futuro, garantito dalle pensioni. Tutto ciò, che è stato acquisito nella seconda metà del XX secolo, ha alleggerito la famiglia dai doveri più pesanti, e permesso che i rapporti familiari, liberi dalla necessità, si sviluppassero in senso affettivo e personale: ami di più tuo padre e sei più interessato a lui come persona se non sei costretto a lavorare per mantenerlo, e lo stesso succede con i figli che vanno alla scuola materna, o con i malati accuditi in ospedale. Ma questa nuova realtà, cioè tutto ciò che permette alla famiglia di essere liberata da molti pesi e la fa riscoprire come nucleo educativo e affettivo, ma soprattutto come scelta libera e non imposta, non sembra averne migliorato la sorte. Sembra quasi che, una volta liberi, troviamo meno interessante raccogliere la sfida di valorizzare quanto c'è di buono e di indispensabile nell'istituzione familiare per innestarlo nella libertà moderna. La scelta di fuggire dalla famiglia, scegliendo tipi di relazioni più "moderne" come le coppie "di fatto", significa infatti abbandonare la sfida, e dimenticare con cecità e ingratitudine il nostro passato. Questo è il momento, invece, e il "Family day" lo afferma, di vivere appieno la famiglia rinnovata nella modernità, e di godere di quella che costituisce la massima acquisizione della società occidentale: essere individui liberi. Che sanno però difendere e valorizzare i legami sociali importanti, anche se - o proprio perché - questi non sono più imposti, ma costituiscono una scelta libera e consapevole.