GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ

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Il cardinale Pell: «Tutto il resto viene dopo»

Giovani, a Sydney per rafforzare la fede.

Dal nostro inviato a Sydney, Nello Scavo
("Avvenire", 21/9/’07)

La salvaguardia del creato, l’ecumenismo, il dialogo interreligioso, la pace, la giustizia sociale, la difesa dei diritti umani. Sarà anche questo la "Giornata mondiale della Gioventù". «Ma senza conversione, senza lo sguardo puntato a Cristo, nessun altro tema avrebbe senso». Il cardinale George Pell, 66 anni, non parla "obliquo" e non fa sconti. Ai giovani di Sydney il loro arcivescovo piace anche per questo. «La "Gmg" sarà prima di tutto un incontro cattolico – dice il primate d’Australia – il resto non è che la naturale conseguenza proprio dell’essere cattolici».

Eminenza, la vostra Chiesa ha circa due secoli di storia. È la prima volta che il raduno mondiale con il Papa viene organizzato da una comunità così giovane. Come vi state preparando?

Personalmente più che gli aspetti organizzativi – per quelli c’è uno "staff" davvero efficiente – a me interessa la preparazione spirituale. La Gmg, ripeto, è un evento spirituale e ciò ci aiuta a essere aperti agli altri. Quando si parla di ecumenismo, ad esempio, bisogna ricordare che essere cattolici entusiasti vuol dire anche essere entusiasti nel dialogo, nell’incontro con l’altro. Tanto è vero che la Gmg è un evento aperto a tutti e che il Papa, quando sarà a Sydney, incontrerà anche gli altri "leader" religiosi.

Il tema voluto da Benedetto XVI per la Gmg di Sydney è: «Avrete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni». Che cosa significa per chi organizza l’appuntamento del 2008?

Vuol dire che dobbiamo chiamare i giovani a seguire Cristo, e la loro conversione li guiderà anche nelle scelte della vita quotidiana: per il matrimonio, per la famiglia, la morale sessuale, i temi riguardanti la bioetica, la clonazione, la giustizia sociale, l’aiuto ai poveri, la pace e molte altre cose. Sono tutte questioni importanti, ma senza conversione sarebbe come mettere il cavallo dietro alla carrozza: non si va da nessuna parte. Al contrario prima bisogna scegliere Cristo, tutto il resto non sarà che il frutto di questa scelta. Qui da noi avverrà come in Germania per la Gmg di "Colonia 2005": la religione tornerà al centro della vita, almeno per qualche settimana.

Lei spesso parla di «diversità australiana». A che cosa si riferisce?

Penso soprattutto alla cultura. Faccio un esempio: in Italia la cultura è radicalmente cattolica, certo ci sono anche i non cattolici, ma ci sono anche gli "atei-cristiani" com’è stata Oriana Fallaci. In Australia, invece, la cultura cattolica non è così radicata e diffusa, per questa ragione la Gmg sarà una opportunità di rinnovamento e impulso per tutta la nostra Chiesa. Questo è quello che noi chiediamo ai giovani pellegrini che verranno a Sydney, di incoraggiarci.

E voi cosa avete da dare a chi verrà in pellegrinaggio?

La nostra è una terra di pace. Ricca di una natura bellissima e piena di energia. Tra noi ci sono molti giovani e tra questi tanti sono veri testimoni. Quello che l’Australia può offrire è un sincero messaggio di speranza.

Cardinale Pell, due giorni fa è stata respinta una proposta di "censura" contro di lei (il porporato era accusato di avere «disprezzato il Parlamento», "ndr"), in seguito alla sua esplicita disapprovazione di una proposta di legge sulla clonazione. Come interpreta questi attacchi?

Penso che alla fine sia stata una vittoria della libertà religiosa. Gli uomini di fede devono potersi esprimere. Testimoniare il punto di vista cristiano non è una offesa per nessuno. Al di là della mozione contro di me, questi episodi dimostrano che sui temi etici anche qui in Australia c’è un confronto reale.

Vi è però una "ferita" non ancora sanata: il rapporto spesso difficile con le comunità aborigene. Pensa che la Gmg possa propiziare un percorso di riconciliazione?

La Chiesa non si stanca mai di lavorare in questa direzione. Abbiamo tante comunità aborigene cattoliche e insieme a loro stiamo costruendo un futuro basato proprio sulla riconciliazione. Lo dimostra l’entusiasmo con cui le popolazioni aborigene stanno accompagnando la Croce e l’Icona della Gmg. Essi invitano i giovani cattolici nelle loro terre, perché li considerano loro amici. Papa Giovanni Paolo II si era rivolto a loro, li aveva incontrati: non lo hanno dimenticato.

Durante la "Giornata mondiale", sono previsti alcuni momenti liturgici in latino. Trattandosi di giovani, non le sembra una scelta "fuori moda"?

No, affatto. Su questo concordo totalmente con Papa Benedetto XVI. La "Messa in latino" non è un passo indietro rispetto alle riforme del "Concilio Vaticano II". Il Santo Padre insiste sulla continuità tra la "vecchia" Chiesa e la Chiesa di oggi: lui ripete spesso che non c’è stata una rottura tra il presente, il futuro e il tempo del Concilio, e io concordo pienamente con lui. Anche durante la Gmg di Colonia ho celebrato i vespri secondo l’antico rito latino, semmai in un contesto internazionale e "multiculturale" come sono le "Giornate mondiali" questo è un segno di apertura della Chiesa.

Se dovesse rivolgere un appello per la "Gmg 2008", quali parole userebbe?

Il mio è un invito spirituale: chiedo ai giovani del mondo di venirci a trovare in questa nostra bellissima terra, dove si può ammirare la bellezza del creato. Noi cristiani siamo ben consapevoli che questa generazione non ha il diritto di "dissipare" quello che appartiene alle generazioni future. Perciò chiedo loro di venirci a trovare per aiutarci a diffondere il messaggio cristiano tra i giovani australiani. Chiedo loro di venire a Sydney perché possano rinvigorire la fede. La nostra e la loro.