IL CONTINENTE PROTAGONISTA

RITAGLI    Fede forte e coraggiosa: sono i giovani dell’Asia    DOCUMENTI

Dalla Cina, dal Pakistan e dal Vietnam,
dove credere è difficile e si rischia la persecuzione,
ma anche dall’India, dalle Filippine e dall’Indonesia...

Dal nostro inviato a Sidney, Nello Scavo
("Avvenire", 16/7/’08)

Hanno lottato contro la burocrazia per ottenere il "visto". Combattuto la povertà per "racimolare" i mille dollari del biglietto aereo. E adesso che sono qui quasi non ci credono. Dal Pakistan, dall’Indonesia, dalle Filippine, dalla sterminata India come dalla Micronesia. Sono i pellegrini che non ti aspetti. Eroici. Come i ragazzi cinesi della "Chiesa clandestina" che in qualche modo avventuroso sono riusciti ad arrivare. «La comunità cattolica si sta allargando – racconta una di loro, sotto stretto anonimato – . Il Paese è in cambiamento, ma il Governo non ci sostiene e anche solo partecipare ad una liturgia è rischioso». A meno di non aderire alla "Chiesa patriottica" le cui fila vengono tirate dai governanti. Dal Vietnam sono atterrati in un centinaio. Tra loro Tong Nauycn, seminarista che si prepara al sacerdozio in California e che in questi giorni guida in Australia i suoi giovani connazionali. «Non è la prima volta che partecipo a una "Gmg" – racconta – . Sono stato anche a Toronto nel 2002 e quello che avverto è che adesso nel mio Paese si respira una timida apertura alla fede in Cristo». Qualcuno indossa sciarpe con uno "slogan" inequivocabile, "Free Tibet", incassando gli applausi e le pacche d’incoraggiamento di chi gli passa accanto.
«Sono davvero fortunata ad essere fra i partecipanti – racconta Sara Iram, 23enne, insegnante, della parrocchia del "Sacro Cuore" a Lahore, in Pakistan – . Forse le attività che svolgo in parrocchia hanno contribuito nella scelta di includermi fra i delegati». Dagli altipiani presidiati dai militari, e sempre a rischio di uno scontro armato, sono arrivati in tredici. Pervez Roderick, segretario dell’"Associazione nazionale dei giovani cattolici" del Pakistan, sottolinea che molti pellegrini sono riusciti ad avere il "visto" solo all’ultimo.
«La presenza dei delegati ufficiali – afferma Roderick – è stata "sponsorizzata" dalla nostra "associazione cattolica": abbiamo organizzato il viaggio dei nostri giovani a
Sydney in modo tale che possano prendere parte a tutti gli eventi in programma, perché tornino a casa arricchiti, nello spirito e nella loro fede, dal confronto con gli altri giovani provenienti da tutto il mondo».
Al rientro hanno già in programma un raduno ad Ayubia per condividere con chi è rimasto a casa il racconto e i momenti più densi delle cinque giornate australiane. «Sarà una buona occasione – spera Roderick – per focalizzare l’attenzione sul dialogo interreligioso, grazie alla presenza prevista di un folto gruppo di musulmani: dialogo e confronto sono le sole "armi" per risolvere i conflitti attuali». Ma Sara non nasconde la preoccupazione per il suo Pakistan e per l’intera area. «Noi cristiani siamo una minoranza, ma non importa. Quello che importa è essere testimoni di pace e fratellanza». Il modello per lei è
Madre Teresa di Calcutta.
Un simbolo e insieme una guida per la nutrita "pattuglia" di giovani dall’
India: mille ragazzi, 14 vescovi, 80 sacerdoti, numerosi religiosi, animatori pastorali e alcuni rappresentanti di altre religioni (come "indù" e "sikh"). È la delegazione indiana più numerosa di sempre (è notizia di ieri che 39 giovani hanno fatto perdere le loro tracce durante lo scalo in Nuova Zelanda). Solo i filippini fanno meglio. Memori della storica "Gmg" di Manila, nel 1995, con 4 milioni di partecipanti, sono riusciti ad ottenere un "visto" per Sydney in oltre duemila, anche se in realtà le cifre sono più alte poiché decine di giovani, per motivi di studio o di lavoro, possiedono il "visto" annuale concesso dalle autorità di Canberra. In questi giorni il "cuore" dell’Asia è a Sydney. E batte forte, al ritmo di una fede giovane e coraggiosa.