Rick, il milionario
convertito
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È stato uno
degli inventori dello "scanner".
Il successo, i soldi, poi la figlia che si "converte" ed entra in un
Convento di Clausura.
Una "rivoluzione".
Dal
nostro inviato a Phnom Penh, Nello Scavo
("Avvenire",
11/9/’08)
Per cavarsela ha dovuto darsi un
nome americano. È con quello che passerà alla storia dell’elettronica. L’ingegner
Rick Tan,
cambogiano nato e cresciuto buddhista, è stato tra gli inventori dello
"scanner". Una vera "rivoluzione", applicata dal campo
medico a quello tipografico. «Una "rivoluzione"? Per un po’ l’ho creduto anch’io».
A piedi nudi, seduto a gambe incrociate nella posizione del "loto",
Rick afferra una "Bibbia" e con quella indica la parete in fondo: «La
vera "rivoluzione" è quella lì». Mentre si avvicina al grande
Crocifisso, Rick ricorda di quando era diventato milionario, degli incarichi di
prestigio. «E poi una bella villa in California, auto "extralusso",
vacanze a "cinque stelle"». Quel che si dice una vita da fare
invidia. «Poi alcuni anni fa mia figlia va a chiudersi in un Convento di
Clausura negli Stati Uniti, e mio figlio quasi si faceva Prete». Per dirla nel
"gergo" informatico: «Ho rischiato di fare "tilt"».
Abituato com’era a trovare una soluzione grazie alla scienza, alla matematica
e alla logica, «quella volta sono entrato in crisi sul serio». La moglie non
disapprovò la scelta della loro ragazza. «Ed è grazie a lei che ho cominciato
a cercare di rispondere a una domanda: chi è questo Gesù che ha fatto perdere
la testa a mia figlia?». La risposta è in quello che Rick ha fatto dopo. Si è
ripreso il suo nome "khmer", Vierac, e adesso è a Phnom Penh.
La villa in California? Venduta. Le auto "Lexus" da centomila dollari?
Vendute anche quelle. «E con i soldi diamo una mano ai Missionari qui in Cambogia».
Non ha paura di correre nel fango con Padre
Mario Ghezzi e
raccogliere nelle "bidonville" i bambini malati. In un Paese senza
assistenza sanitaria gratuita, Vierac li porta in Ospedale a sue spese. E se
dentro a una "palafitta" c’è una vecchia moribonda, Vierac e Padre
Mario si arrampicano e restano per ore dove nessuno resisterebbe più di cinque
minuti. La vita di adesso per l’ingegner Tan è anche una rivincita sull’odio.
«Mio padre? Chissà in quale fossa lo hanno gettato». Tra le cataste di
scheletri rinvenuti nei "campi della morte" di Pol
Pot, gli spettrali
"killing fields", potrebbe esserci quello del professor Tan. Quando i
"khmer rossi" presero Phnom
Penh, il papà di
Vierac studiava a Parigi. «Gli dissero di tornare, che non gli sarebbe accaduto
nulla». E il professore tornò. «Nessuno lo ha mai più visto», racconta il
figlio. Sparito come ogni altro studioso. Era l’"Anno Zero" dell’era
di Pol Pot. Basta intellettuali, basta libri, in mente solo l’"utopia"
della "purezza contadina". Perché fosse chiaro quale idea di
istruzione avesse il "regime", il peggiore "centro di
tortura" fu stabilito nel Liceo francese di Phnom Penh, che da quel momento
"sfornava" 300 cadaveri al giorno. Anche per questo il ragazzo che si
faceva chiamare Rick appena possibile fuggì in America. Adesso per lui è come
riprendere la lettura di un libro "dissepolto" dalle macerie. «E
purtroppo ora mi è più facile capire anche il grande limite filosofico della
religione buddhista, che in Cambogia ha forti inclinazioni "animiste".
La concezione del "Kharma", del destino che non si può mutare, è un
freno all’emancipazione dei poveri». La gente crede di doversi rassegnare
alla cattiva sorte, «così facendo si spera di poter meritare la
"reincarnazione" in un essere più avvantaggiato, più ricco».
Perciò il cristianesimo è una "rivoluzione" che investe la sfera religiosa, ma
non lascia immutato il contesto sociale. Come ogni innovazione, incontra forti
resistenze: «Gesù ci insegna a mettere a frutto i "talenti" ed
essere così di aiuto al prossimo». E lo "scanner", davvero non ne ha
più uno in casa? «Certo che ce l’ho, mi serve per duplicare i passi del
"Vangelo" e per tradurre in lingua "khmer" il
"Catechismo"».