FACCENDA SERISSIMA
LA
QUESTIONE DEL RICONOSCIMENTO DI DIO
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Pierangelo Sequeri
("Avvenire",
21/8/’05)
«Concedetegli il "diritto di parlarvi"
durante questi giorni!». L’esortazione rivolta dal Papa ai giovani, vale come
generale chiamata all’onestà intellettuale e alla serietà morale delle
generazioni adulte, se non anche mature. La spensierata rimozione circa il senso
del Mistero, che molti chiamano in molti modi - e molti non chiamano neppure
più - va riconsiderata in tutta serietà. «Il modo di agire di Dio è diverso
da come noi lo immaginiamo e da come vorremmo imporlo anche a Lui», ammoniva
ieri sera Benedetto XVI.
Un discorso da meditare parola per parola quello sulla spianata di Marienfeld.
La questione del riconoscimento di Dio è una faccenda serissima, per gli
abitanti della Terra. Pensare Dio infatti non è argomento da trattare con la
disinvolta presunzione che, per una certa categoria di intellettuale europeo, è
diventata semplicemente modernità. Vale anche per la religione, naturalmente.
Non per nulla la parola che prescrive di "non nominarlo invano" è
incisa sulle tavole di pietra. È l’irrisione del comandamento, non il senso
del Mistero, ciò che aizza l’uomo contro l’uomo.
«Sono molti coloro che parlano di Dio; nel nome di Dio si predica anche l’odio
e la violenza. Perciò è importante scoprire il suo vero volto». Nella foga di
sbarrare la strada al pensiero serio della religione, accade persino che una
certa cultura - sedicente avanzata - si vanti ancora di sciocche alternative
come questa: «nei Paesi di tradizione liberale non si conta sulla bontà degli
uomini, ma delle regole». E questo viene impudicamente detto proprio quando la
riflessione sociologica più avvertita indica, quale risorsa civile decisiva, le
potenzialità del "capitale sociale": ossia quell’umano disponibile
che sta fra le maglie della legge, e pur sempre dalla parte della legalità, in
termini di fiducia, rispetto, cooperazione, amicizia, scambio donativo,
condivisione antiutilitaristica e legame di prossimità. Diritto fraterno,
insomma, che è eredità evangelica.
La buona legge è necessaria, anzi indispensabile. Ma il positivismo dei diritti
subisce la prevaricazione del più forte. E il formalismo della legge è un
colabrodo. Persino la religione si corrompe per questa via, figurarsi il resto.
La legge, da sola, non salva niente e nessuno.
In questa cornice, molti "civili" ricominciano a pensare che una seria
e appassionata ricerca di Dio sia elemento discriminante per un pensiero dell’uomo
di nuovo "respirabile". E molti pensano anche, di nuovo, che il
sostegno della comunità dei credenti - la Chiesa-processione di cui parla
Benedetto XVI, con felice immagine, di nuovo festosamente in cammino fuori dai
bastioni e sulle strade di tutti - riveli un’ospitalità nuova. Uno spazio di
spregiudicata libertà che i suoi difetti non riescono ad oscurare e che la sua
fedeltà alla verità rende disponibile per le nuove generazioni. Più svelte a
coglierla.
Pensate il contraccolpo. L’Occidente che sapeva tutto e poteva tutto, ora in
vistoso collasso di affetti e legami con il Mistero, ricomincia a darsi
seriamente da fare. Investendo del suo per i molti affamati di pane, di
conoscenza e di giustizia, che non avrebbero alcuna ragionevole risorsa per
sperare in alcunché. Il pianeta sbarrerà gli occhi e incomincerà a ripensare
molti pregiudizi, anche sulla religione.
Lavoro per giovani, questo. E per quelli che non avranno ceduto al vezzo di
snobbare i loro entusiasmi migliori. Quando ci sono, come in queste ore vediamo.