LA PROVOCAZIONE DEI SANTI
POSSENTE APPELLOSe parliamo di virtù eroiche e
miracoli, vi dico subito la mia opinione. Sono milioni, ogni ora, su tutto il
pianeta. Quelli che abbiamo messo sugli altari - e va bene così - sono, per me,
la classica punta dell'iceberg. La mia convinzione si basa su un ragionamento
semplice. Fossero stati solo quelli che ci è sembrato giusto proporre anche
come icone - muri maestri dell'edificio ecclesiale, o seme di esemplari
filiazioni del carisma religioso, per lo più - il nostro universo non avrebbe
retto.
Il libro dell'Apocalisse - appunto - parla chiaro. Non appena sono passati
davanti al trono dell'Agnello quelli di cui conosciamo i nomi, incomincia a
sfilare un'immensa teoria di perfetti sconosciuti. Per noi, sconosciuti. Non
certo per quelli che i loro "miracoli" hanno tenuto in vita: li hanno
protetti quando gridavano al cielo e ai quattro venti la loro disperazione, li
hanno sostenuti quando erano avviliti dalla stupidità dei loro simili. Sono
quelli che hanno serenamente sbeffeggiato i feticci delle molte ragionevoli
stime che davano intere partite di umani per perse. O "perdenti" come
si dice oggi. (Fratelli ecclesiastici, vi prego, non adoperate questo orribile
lessico - essere vincente, essere perdente - quando parlate di noi o del
Signore. Vi prego).
Uomini e donne che stanno "eroicamente" radicati nella giustizia di
una vita difficile, e onorano nondimeno, persino lietamente, la pulizia della
mente e del cuore. Uomini e donne che sono semplicemente fieri della splendida
opportunità, indistintamente concessa all'umano, di vivere per altri le loro
qualità migliori. Un figlio proprio, un figlio altrui. Non importa. Un figlio
d'uomo.
Ci stiamo riempiendo di grilli parlanti, appena ieri giovani ideologi duri e
puri dell'umano-sociale, ora senilmente convertiti al radicalismo post-moderno
del desiderio-diritto. Proliferano soprattutto, ahimè, nelle comode aree della
cultura neo-borghese dell' "intellighenzia" libera dal bisogno di sopravvivenza,
che piega in due il resto del mondo. Luoghi in cui la libertà avrebbe dovuto
generare, invece che il cinismo di una raccomandata regressione al biologismo
delle funzioni, un nuovo e più alto umanesimo del nostro corpo e del nostro
spirito. I loro padri - o nonni - che avevano creduto di figliare nuove e non
aristocratiche fraternità di liberi e uguali, si rivoltano nelle tombe. I
grilli parlanti cercano di insinuare la convinzione che il nostro mondo funziona
meglio quando è agevolata l'irresistibile inclinazione dell'umano alla
gratificazione dei gaudenti e la spinta sociale alla selezione dei vincenti.
È falso, antropologicamente e cosmologicamente falso. La malinconia e il male
di vivere di popoli evoluti, improvvisamente privati, da questo tignoso
racconto, di un futuro appassionatamente condiviso di virtù e scoperte degne
dei nostri sforzi migliori, sono il contrappasso dell'errore. Milioni di uomini
e donne, in questo preciso momento, in ogni cultura e sotto ogni latitudine,
sono in grado concordemente, di smascherare l'illusione.
Non badate alle forme. L'abito non fa il santo. Guardate alle forze. Le colorate
luminescenze delle vetrate che decifrano l'invisibile, dalle quali campeggiano i
santi che abbiamo fortunosamente riconosciuto, riflettono l'ininterrotto
transito degli eroici e miracolosi interpreti di una fede che offre un bicchier
d'acqua con la stessa semplicità con cui sposta le montagne. Onorarli non è
soltanto un atto degno e commovente della fede. È un possente appello a
cambiare il racconto dell'umano. Glielo dobbiamo, a quelli che ci consentono di
sentirci umani, grazie a Dio, senza vergognarci.