Pierangelo Sequeri
Una lettera aperta, in presa diretta sulle periferie del
mondo, ecco che cos'è quest'uomo. Una lettera aperta che arriva con scelta di
tempo perfetta, esatta, millimetrica.
Frère
Charles de Foucauld, le petit frère Charles, è lui una lettera
aperta ai molti uomini e donne, apparentemente invisibili, che hanno conservato
la fede - molto speciale - nel lavoro evangelico del seme. Quella dedizione che
si consuma nella passione per l'umano fin dentro le viscere della terra abitata
dalla nostra specie, così tenera quando è tenera, così dura quando è dura.
Si tratta del gusto per quella miracolosa tenacia - non plateale, non arrogante,
non violenta, eppure invincibile - del filo vivo che è l'origine divina
dell'umano capace di filtrare il deserto, l'asfalto, le macerie, le immondizie
persino. Le parti più popolate dell'odierna città dell'uomo.
Una sorta di lettera, questa beatificazione, che portando l'immagine di Charles
de Foucauld all'attenzione del pubblico, arriva nel momento in cui la
rassegnazione e il risentimento, per le mancate promesse della storia, lasciano
ormai filtrare i segni non dissimulati della paura vera e propria di ogni
futuro. La paura è cattiva consigliera dell'azione, si dice. Certo. Però è
grande regista delle passioni. Narratrice insuperabile di storie, la paura dà
anche corpo ai fantasmi, dissimula ottusamente la realtà.
La tensione che si avvia a diventare dominante, nell'epoca della grande
disillusione, più che quella della ragione e della religione, mi sembra quella
della paura e della fede. La paura non è una buona alleata. Corrompe.
L'umanesimo e anche la religione. E mentre i palazzi e le accademie discutono,
l'immensa periferia delle generazioni del mondo già brucia. De Foucauld porta
in primo piano la lezione del seme evangelico della fede che sfida la paura. È
la prima e più possente verità dell'incarnazione di Dio, la sfida di Nazareth.
Nazareth è l'habitat appassionato e lunghissimo del Figlio (trent'anni!), che
si sprofonda all'infima e immensa periferia della storia, dove la contesa tra la
paura e la fede si gioca in presa diretta con l'umanità dell'uomo. Nazareth è
il luogo in cui la verità dell'umano si apprende fuori dalle retoriche della
libertà, dell'eguaglianza, del progresso. Sono però i luoghi dove si imparano
anche le entusiasmanti infiltrazioni - invisibili al confortevole riparo del
salotto e della sacrestia - del filo vivo della fraternità che sfida il deserto
del senso, quello dove la nostra civiltà si gioca l'anima dei figli che sono da
poco arrivati.
Non commentate con troppo leziosa profusione di gergo devoto, fratelli credenti,
la lettera che viene da Nazareth per l'odierna lotta della fede e della paura.
Il beato Charles de Foucauld non apprezzerebbe. E voi non alzate con troppa
ironia il sopracciglio, amici diffidenti della potenza evangelica del seme.
Frère Charles è un signore che ha molto vissuto. Sapeva di politica, e di
scienza, e di sociologia dell'habitat quanto voi. Semplicemente, un giorno,
volle andare a vedere le carte di Dio e seguì il filo che porta a Nazareth. Si
piantò nel deserto, e rese credibile, ad un tempo, l'umanesimo dello spirito e
la verde tenacia dell'evangelo che lo riscatta. Senza eccezione di persona. Fino
al limite della vita. E oltre.