Tornare alla sapienza del
limite ![]()
Pierangelo
Sequeri
("Avvenire", 6/2/’08)
Nelle nostre società evolute,
a quanto sembra, gli spiriti "animali" del "godimento" non si contentano
più della loro dose quotidiana. La loro "esosità" eccede ormai la
tenuta della nostra "psiche" collettiva. Altro che modica quantità.
Quegli spiriti "animali" (con tutto il rispetto per gli animali veri)
forzano il "limite", fino al sacrificio dell’umano (il nostro, preferibilmente).
Nella società, come negli individui, la perdita del senso del limite (ossia la
sua sostanziale ignoranza, che astuti venditori cercano di "piazzare" come audacia
creativa) può accendere attimi di esaltazione, ma spegne l’entusiasmo per
generazioni. Una cultura che decida di coltivare tale ignoranza, addolcendone l’incoscienza,
rende lo sconforto che ne deve seguire "endemico" e incurabile. Non lo
respiriamo già come una specie di "smog" dell’anima? Non sta già
trasformando noi – i nostri figli! – in una specie "mutante",
straordinariamente eccitabile ma orribilmente "anaffettiva"?
Riconoscere i propri limiti, significa possedere l’alta sapienza che è
necessaria per decidere da sé, in tutta scienza e coscienza, i modi della
qualità umana. Possibilmente, prima che l’irresponsabilità delle nostre
"insipienti" forzature ci imponga una sorta di anomala regressione
zoologica e vegetale dell’"ominizzazione". Mascherata chimicamente o
"ciberneticamente", finché si vuole, l’"automazione" è
il contrario dell’"autodeterminazione" umana. Il popolo cristiano,
entrando nel tempo della Quaresima, ripete simbolicamente il gesto di
"iniziazione" che ci restituisce alla sapienza più profonda del
limite. E pertanto, alla "signoria" della libertà degna dell’uomo.
Lo so che il simbolo è diventato uno "slogan" per esorcizzare il
fastidio di facce smunte e deprimenti, o di periodi di precarietà e di penuria.
A sentir noi, è sempre tempo "quaresimale". Facciamo già fin troppi sacrifici.
Vero. Però, con tutto il rispetto, ma proprio tutto, non scherziamo. Noi siamo
nella parte del pianeta più "ingozzata" e ingorda che ci sia.
Predichiamo di uno sviluppo sostenibile e "razzoliamo" nella religione
dei consumi, non importa come. Ci stanno cedendo tutti i legami umani,
consideriamo superate tutte le forme di coltivazione dell’anima, le
trasformiamo in mere fonti di eccitazione senza pensiero. E provvediamo
ossessivamente a un’unica iniziazione dei giovani: quella al godimento sicuro.
E vogliamo passare per "quaresimalisti" forzati, come se il
cristianesimo fosse fermo ai simboli del Medioevo? È del rischio di un binario
morto della storia che parliamo, genti d’Europa. La Quaresima
è l’ultimo simbolo di sobrietà volontaria e sovrana che ci sia rimasto. L’unica
signorile "sprezzatura" del dogma "libidico" dell’"anti-sacrificio"
a tutti i costi, al quale è diventato difficilissimo rifiutarsi di sacrificare
in pubblico.
La sento l’obiezione: tutto questo avviene con sacrificio di molti però,
anche qui, che sono sfruttati, demoralizzati, resi insicuri dalla
"frantumazione" violenta di ogni limite. Compresi quelli che "annodano"
legami di pace, combattono la disperazione, subiscono innocenti la loro
disinteressata passione per la giustizia. E anche quelli che sanno e patiscono,
per tutti, l’enormità degli inganni di cui si servono le potenze che cercano
il ritorno dell’umano a pianta e "ameba". Aggiungiamo anche i
moltissimi che sperano ormai solo in una grande tregua della corsa al godimento,
per poter crescere generazioni ancora capaci di spiritualità, di pensiero, di
poesia. (Tutto questo, padri e madri della fede, è il mistero del peccato che
fronteggiamo: non l’eccesso di cioccolatini). Di che parlavo, appunto? E di
che parla, evocando l’abisso, una Quaresima cristiana, oggi?