Lampi di ripensamento
RITAGLI
  
Una passione capace di veri azzardi   DOCUMENTI

Pierangelo Sequeri
("Avvenire", 9/12/’05)

Siamo in lotta con la malinconia, versione politicamente corretta e dissimulata della malattia d’epoca: l’angoscia della libertà. Cresciuta com’è - o come sembra - non si sa più per che cosa faticare e voler bene. È così che si rimane morti in piedi. Occhi bassi davanti ai propri figli (neanche ai padri!) e vita sottomessa alle potenze mondane (l’alambicco di Faust deciderà per noi). Libertà, questa?
Papa Benedetto, nel semplice spazio di un’omelia, ha lanciato ieri, proprio a partire di qui, qualche decisivo "affondo" sui temi dello stile cristiano. "Abbi il coraggio di osare con Dio! Provaci!". Così si conclude la meditazione di Papa Ratzinger sull’immacolata concezione di Maria. E accende lampi di ripensamento, tanto da frastornare luoghi comuni, dentro e fuori. Lancio qui solo una scintilla, ognuno legga per intero il discorso.
Il cuore gettato oltre ogni ostacolo o - meglio - l’azzardo della libertà per Dio, davvero rende convenzionali, insipidi, noiosi? Guardate questa ragazza, questa donna, questa Vergine Madre.
Guardatela nella trasparenza della passione di Dio per l’uomo e la donna. ("La stirpe della donna ti schiaccerà il capo"). La benedizione totale che avvolge questa ragazza è per intercettare il delta del nostro inguaribile "sospetto" nei confronti di Dio. La nostra debolezza lo proietta ambiguo e dispotico, come noi, appena ne avessimo uguale potere. Ma qui si dovevano immettere nella carne e nel sangue del Figlio, sin dal suo concepimento nella mente e negli affetti (il più importante: le donne sanno di cosa parlo, lo sanno vero?), gli umori puliti e trasparenti dell’originaria benedizione e cura di Dio.
Guardatela nello stile dell’accoglienza, che prende in grembo la passione di Dio per gli umani ("Si faccia di me secondo la Parola"). La radicale benedizione, imperscrutabile, è di Dio. Ma nella fede, cristallina, c’è anche tutta la lucidità di una libertà che azzarda spregiudicata se stessa per la benedizione di molti. Non si concede ottusamente. Non confonde l’innocenza con l’insipido e l’insapore, la moderazione con la vigliaccheria, la pace dell’anima con quieta sottrazione al dramma degli umani.
La ragazza discute con l’Angelo. La madre discute col Figlio. La donna intercede per due giovani che sono rimasti senza vino alla festa. È piantata come una quarta croce sul luogo della consumazione. La Madre sta, fermissima, fra gli amici del Figlio, nell’ora dello smarrimento più terribile. E infine, la Donna - quella che apre e chiude la storia dei figli dell’Uomo, dalla Genesi all’Apocalisse - come una vera, grande Signora, si congeda elegantemente a missione compiuta, quando il Figlio se la riprende.
Occhi bassi, avvilimento sottomesso, candore dell’ignoranza, l’arte di una mediocrità incapace di azzardi, trasporti, affetti, di tenuta nella prova, eh? D’ora in avanti, chi invoca uomini e donne in grado di "mettersi in mezzo" fra noi smarriti nelle passioni tristi e la giuliva vigliaccheria delle potenze, e poi racconta la graziosa ironia del peccato del mondo e la sua patetica gaiezza nel dissacrare ogni cosa, occultando la devastazione che se ne riversa sui figli, guardi qui, se ha fegato.
Una passione per la causa di Dio e il destino del mondo che è capace di molti azzardi. Una mente che non si lascia sfiancare né intimidire dalla prova, alla quale - inevitabilmente - i figli sono sottomessi. Una radice che viene da lontano, inestirpabile, che sostiene passioni liete. "Più la persona si dona, più trova se stessa". Impariamo il Figlio dell’Uomo, impariamo Dio, da questa donna. Ma c’è molto da imparare anche per noi figli di donne.