Bando agli innocui "fioretti’. Bisogna "scavare"
Il "lavorìo"
della "Quaresima" è aratro e vanga
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Pierangelo
Sequeri
("Avvenire",
6/3/’09)
«I "poteri forti" ci
ricattano, tengono in ostaggio la nostra immaginazione. Ci dicono che con la
"decrescita" scenderà su di noi la tristezza di un’infinita
"quaresima". Non è vero niente. Invertire la corsa ai consumi è la
cosa più allegra che ci sia».
È uno dei temi forti di un recente "saggio" di Serge
Latouche, celebre teorico
della "decrescita" («Breve trattato di decrescita serena»). In
verità, non c’è solo allegria, all’orizzonte della sua
"decrescita". In una recente intervista, lo studioso ha pronunciato
anche parole piuttosto forti, a riguardo delle resistenze profonde che abitano
la scena delle nostre società "affluenti": «Se un politico andasse
in "tv" e dicesse: signori, stiamo viaggiando su un treno senza
conducente, da domani dobbiamo cambiar vita... Se quel politico desse nuove
regole di comportamento "virtuoso" alla nazione, non ho dubbi che
sarebbe ucciso nel giro di una settimana». L’"apologo" drammatizza,
allo scopo di far intendere la serietà "epocale" del problema. Lo si
può capire. È diventato così disperatamente difficile dare spessore
collettivo al tema – drammatico – della qualità in cui deve ritornare ad
abitare l’uomo "occidentale" (e se ci ritorna lui, ne verrà
comunque un gran bene anche per gli altri). La cosa è "scivolosa",
anche se tutti capiscono ormai che è proprio lì il punto.
"Scivolosa" perché non appena cerca di scendere dal cielo degli
"auspici morali", per abitare la terra in cui viviamo, finisce
immediatamente in ecologia e in economia.
«Glaciazione o stagnazione»? «Problema dei "rifiuti tossici",
problema dei "titoli tossici"». «Bisogna smetterla di aggredire il
pianeta, riducendolo prima a immensa "cava" di materiali da sfruttare,
e poi a immensa "discarica"». Tutto vero, naturalmente.
Eppure, come mai abbiamo l’impressione di allontanarci subito dal nostro
problema (la "qualità umana", ricordate?), e addirittura di finire di
nuovo nello scenario allestito dai signori della "quantità", della
voracità, della "mercificazione", delle operazioni chirurgiche
inutili e dell’allegra "finanza parassitaria"? E perché non
riescono a convincerci, nei momenti più critici, le "loro" accorate
proposte "quaresimali"?
Forse perché, in un attimo, diventano "business" anche quelle, con
tanto di "gadget" ecologici e borse "griffate" per il
risparmio energetico, mentre il nostro orecchio sente che la musica non cambia?
La musica dei rapporti umani ridotti a risorse funzionali, dico, e l’"anoressia"
della mente, la "disidratazione" della parola, la sistematica
riconversione del colloquio e del dibattito in spettacolo della
"chiacchiera", lo "sbeffeggio" della qualità spirituale,
della dedizione al pensiero. E la diffusione della "zizzania" nel più
piccolo fazzoletto di terra in cui si coltivano le virtù negate: la discrezione
dell’intimità, la passione per il lavoro che abbellisce la comunità, la
condivisione delle risorse di resistenza umana nelle
"situazioni-limite". La situazione è «ormai così grave, che la
speranza ci è di nuovo permessa». Lo ha scritto Maurice
Bellet, Sacerdote, noto
filosofo e psicanalista francese, che si è recentemente concentrato sul tema
dell’"astinenza" («Invito. Elogio della gratuità e dell’astinenza»).
Perché ormai non si tratta di confrontarsi semplicemente su ideali di
moderazione e di "misura". La lotta è contro la "dismisura"
della sottrazione dell’umano, in cui si avvilisce Dio. La svolta, infatti, sta
in questo: questa sottrazione dell’umano, mascherata come crescita, non è
più eccesso della trasgressione, è "istupidimento" della norma.
Non siamo più comunità a pane e cipolle tutto l’anno, quando bastava un
piccolo "segno" (eppure, i nostri padri erano più seri, anche in
questo). La "Quaresima"
cristiana non può davvero limitarsi agli innocui "fioretti" di
qualche giorno diverso dal solito, per quanto aggiornati via "sms". È
"lavorìo" di aratro e di vanga, quello che deve scavare il
"segno", mutando l’aspetto dell’intero campo. Deve lasciare un
solco durevole, per i buoni semi da gettare dopo i "quaranta giorni".
Nella sua "Quaresima", il Signore, decise un’intera vita e la sua
destinazione. Facciamoci venire idee di lunga portata, fratelli e sorelle, che
durino più di uno "spot". È questo, il momento opportuno. È questo,
il tempo favorevole.