MISSIONE BRASILE
NESSUNO
PUÒ ARRESTARE UN SOGNO
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Un sogno che
si sogna da soli può essere solo illusione,
un sogno che si sogna insieme è segno di una soluzione possibile:
allora sogniamo insieme...
Sr.
Silvia Serra
("Missionarie
dell’Immacolata", Aprile 2008)
L’avventura di fede che voglio raccontare è cominciata mentre seguivo la "Pastorale del Bambino" a Registro, nel 2004. Con alcuni "leader", abbiamo iniziato a riflettere sulle cause della denutrizione, della violenza familiare, della prostituzione dei minori, delle droghe che "minano" le famiglie dei quartieri più poveri della città. Tutti questi problemi erano sintomi di una "ferita" molto più profonda: la disoccupazione.
Non potevamo continuare solamente a curare le conseguenze, sarebbe stato come cercare di asciugare con uno straccio l'acqua che continua a uscire dal rubinetto.
Occorreva operare alle radici e tentare di chiudere il "rubinetto" della disoccupazione!
È stato così che insieme, come piccolo gruppo di animatrici, aiutate da una "ONG" australiana, abbiamo cominciato a sognare.
Abbiamo sognato un progetto che consentisse alle madri dei bambini registrati dalla "Pastorale del Bambino" di lavorare per mantenere i loro figli, e di avere uno spazio di crescita umana attraverso incontri di formazione e momenti ricreativi. Ma cosa produrre? Ci stavamo orientando per una produzione di sapone, perché avevamo trovato alcune ricette, ma provvidenzialmente ho dovuto passare una notte ospite di una signora che produceva pannolini per bambini, a Barra do Turvo, vicino a Curitiba.
Ho capito subito che non mi sono trovata lì per caso, e quella notte ho imparato tutto il possibile sulla macchina per produrre pannolini per bambini, la sterilizzatrice necessaria e il processo di produzione, e ho raccolto indirizzi di fornitori della materia prima e informazioni sui prezzi.
Il sogno iniziava a prendere corpo, non era più solo una nostra vaga idea, era il "sogno" di Dio.
I primi passi non sono stati facili, perché non avevamo niente, neanche lo spazio per produrre! Insieme abbiamo fatto un "piano": finalità, obiettivi, azioni a breve e a lungo termine. Nessuna di noi sapeva elaborare un progetto simile, ma il costante pensiero delle donne oppresse, scoraggiate, senza risorse e "ferite" nella loro dignità, che iniziavamo a contattare nei quartieri, ci dava la forza necessaria per far fronte alle montagne di problemi che si presentavano. Ed è nato il progetto "Sempre asciutti"!
Coinvolgendomi sempre più nelle storie di queste madri, ho imparato che evangelizzare è aver cura di tutta la persona, condividendone ansie, lotte, sofferenze e gioie, e partecipando con stupore ai miracoli di "liberazione" che Dio continua a fare anche oggi nel suo popolo.
Il primo gruppo di madri che abbiamo preparato a questo lavoro era timidissimo, difficilmente alzavano il viso quando parlavano, non esprimevano mai la loro opinione, né prendevano iniziative. Negli incontri di formazione, una volta al mese, abbiamo cominciato a trattare, attraverso alcune dinamiche, i temi dell'"autostima", dell'organizzazione, della gestione dei "conflitti", dell'educazione dei figli, dell'amministrazione familiare, e a poco a poco le donne, in un lento processo di trasformazione, da "bozzoli" chiusi che non sapevano sperare in un futuro diverso, si trasformavano in "farfalle" che aprivano le ali per volare.
Per questo abbiamo scelto come simbolo del progetto una "farfalla".
Attualmente ci sono 15 madri che lavorano due volte alla settimana, per quattro ore, riuscendo così a continuare ad accompagnare i figli e ad integrare l'entrata mensile del "Progetto" con altri lavori. Di fatto è un aiuto economico che ricevono, ma è il valore della formazione che le rende capaci di scelte decisive nella loro vita e in quella delle loro famiglie.
Del primo gruppo, non tutte sono rimaste nel "Progetto": alcune hanno trovato un lavoro stabile, altre non si dimostravano interessate al processo formativo, ma solo all'aspetto economico, altre non hanno avuto il coraggio di cambiare. Quante volte ho pianto di nascosto per l'uscita dal "Progetto" di alcune madri, che non venivano neppure a salutare, ma fuggivano senza il coraggio di guardarmi negli occhi e di dirmi la loro decisione: come Gesù piangeva davanti alla città di Gerusalemme che non sapeva riconoscere la visita del Dio della vita. Accompagnando queste madri ho compreso più profondamente la missione di Gesù Cristo, che passa di villaggio in villaggio, annunciando il Regno di Dio, curando i malati e scacciando i demoni.
In queste donne, la loro ferma volontà di guardare con occhi nuovi a se stesse, ai propri figli e alla vita è messa alla prova lungo tutto il cammino, ma quanta soddisfazione sperimentano contando i passi fatti, i cambiamenti realizzati, che positivamente influenzano il clima della propria famiglia e anche la mentalità spesso maschilista del marito!
Erica, madre di tre figli, si meraviglia di se stessa: quando era entrata nel "Progetto" era in stato di depressione, non usciva di casa, era silenziosissima, distoglieva gli occhi se negli incontri facevamo domande per invitare alla partecipazione. A poco a poco ha cominciato a conoscere la città, ad andare in banca, alla posta. Prima era il marito a fare la spesa, adesso lei stessa, con alcune colleghe della fabbrica di pannolini, sceglie cosa comprare al mercato. Ha ricominciato a studiare e si esprime con sufficiente calma durante gli incontri.
Nice condivide... "La mia vita era tormentata e disordinata e non mi decidevo a darle una direzione... Ne era influenzata anche la vita dei miei cinque figli, che avevano smesso di andare a scuola e uno di loro già stava entrando nel mondo della droga. Quando ho preso parte al ‘Progetto’, ho temporeggiato prima di iniziare una vita nuova. Le colleghe di lavoro mi consigliavano di dare una svolta alla mia vita, ma la paura era più forte e l'indecisione mi bloccava.
Una volta il mio compagno mi ha picchiata e quella volta le amiche del ‘Progetto’ mi hanno accolto. Da allora ho trovato la forza di porre fine a una situazione sbagliata e lottare invece per quello che vale. Non uscirei mai dal ‘Progetto’, è la mia forza!".
È il Regno di Dio che viene, qui, in mezzo a noi, semplicemente, senza molto rumore, come il "granello di senapa" che cresce, cresce, cresce, e non sappiamo come, ma diventa un albero dove gli uccelli fanno il loro nido. E così avviene che alcune madri diventano rifugio e aiuto, forza e saggezza per quelle che iniziano il cammino: il clima di fraternità e amicizia che si crea tra i gruppi di lavoro diventa "terapeutico", aumenta l'"autostima", lavora il carattere, vince le paure e i propri "comodi", insegna a vivere.