"Provocazione" inattesa pensando ai "popoli della fame"

RITAGLI     "Quaresima", importante anche per l’"Onu".     DOCUMENTI
Facciamoci tutti come il "Buon Samaritano"

Josette Sheeran*
("Avvenire", 26/2/’09)

Tempo di "Quaresima", tempo di raccoglimento e di preghiera ma anche di riflessione su chi, ogni giorno, soffre la fame e su chi, tra i più "vulnerabili" del mondo, avverte con maggiore drammaticità gli effetti della "crisi" finanziaria ed alimentare. La fame è in marcia.
Dal 2007 ad oggi, 115 milioni di persone sono andate ad accrescere le fila degli affamati, oggi quasi un miliardo di esseri umani senza cibo sufficiente: una persona su sei ha fame, un bambino ogni sei secondi muore per fame. È il nostro un mondo che non produce abbastanza cibo per tutti? No, è un mondo in cui guerre, "discriminazioni" e anche problemi di distribuzione producono affamati. Si tratta di una sfida che viene posta, prima di tutto, al cuore dell’umanità e che può essere vinta perché possediamo mezzi e tecnologie per sfuggire alla trappola della fame. Lo spirito del "Buon Samaritano" e l’impegno di
Papa Benedetto XVI verso il mondo degli ultimi sono un richiamo affinché ciascuno, compresi i Governi, agisca con soluzioni innovative e un approccio "solidaristico". E questo il percorso intrapreso anche da noi del "Programma Alimentare Mondiale" delle "Nazioni Unite" ("Pam") lungo le strade impervie per portare aiuto a milioni di persone in almeno 80 Paesi, dall’Africa, all’Asia all’America Latina. Innovazione coniugata a solidarietà ha significato per noi del "Pam", nel 2007, acquistare dai Paesi in via di sviluppo cibo per oltre 1 miliardo di dollari da destinare ai nostri programmi di intervento, incidendo, per questa via, sulla "spirale" perversa di povertà e fame.
Ultimi tra gli ultimi sono i più piccoli. Ogni giorno forniamo un pasto a scuola a 20 milioni di bambine e bambini. Sui banchi di scuola, il cibo si traduce in salute e istruzione, ingrossando le file di chi frequenta le lezioni: 28 per cento in più di bambine, 22 per cento in più di bambini. Una tazza di cibo è uno sguardo pieno di speranza sul futuro, è un dono anche per chi offre il modesto "obolo" di 1 euro a settimana per liberare un piccolo fratello dalla fame. Nessuno di questi nostri "progetti" avrebbe potuto vedere la luce senza l’aiuto di tanti "Buoni Samaritani", attenti al richiamo di chi non ha nulla o quasi nulla. Sono stata al confine con
Gaza quando il rumore delle armi aveva preso il sopravvento e la gente non poteva procurarsi cibo, o non poteva cucinarlo. Abbiamo chiesto aiuto. Ha risposto anche il settore privato, dall’Egitto all’Olanda, e a Gaza sono stati destinati 20 milioni di barrette di "cibo fortificato", pronte per il consumo. Nella lotta alla fame, un ruolo guida spetta ai Governi. Ai "piani di risanamento finanziario" si stanno destinando migliaia di miliardi di dollari. A un piano di salvataggio umano dalla fame basterebbe appena lo 0,7 per cento di quelle cifre. Non esistono strumenti "coercitivi" per realizzare questo piano. Ciascuno di noi è libero di scegliere se passare accanto a chi ha bisogno senza fermarsi o, piuttosto, agire per aiutare. Il mio auspicio in questo tempo di "Quaresima"?
Impegniamoci per un mondo libero dalla fame.

* Direttore Esecutivo del "Programma Alimentare Mondiale" dell’"Onu"