IL "SUMMIT" DELLA "FAO"

RITAGLI     «Il prezzo del cibo?     MISSIONE AMICIZIA
Lo fissano solo le "multinazionali"»

Parla l’economista indiana Vandana Shiva:
«Prima hanno spinto al "ribasso" per conquistare i mercati poveri,
poi via con i "rialzi"».

Coltivazione e raccolta tra le risaie in India...

Da Bruxelles, Silvia Bernardi
("Avvenire", 6/6/’08)

«Il cibo era l’ossigeno della vita, ora è diventato fonte di "profitto"». Vandana Shiva, economista indiana e fondatrice della "Research Foundation for Science, Technology and Natural resources", lancia l’ennesima accusa nei confronti delle "multinazionali" che controllano il mercato del cibo e illustra ad "Avvenire" le soluzioni per rispondere alla grande fame che affligge le zone più povere al mondo.

L’inflazione ha alzato i prezzi dei prodotti alimentari nei Paesi in via di sviluppo. L’indice dei prezzi è il solo responsabile?

La crescita dell’inflazione ha scatenato la crisi, ma è il sistema economico il vero responsabile. Le "multinazionali" che controllano il mercato del cibo hanno contribuito ad accrescere l’insicurezza alimentare, oltre ad aver contribuito all’instabilità climatica.

Come?

Le grandi "multinazionali" del settore controllano il prezzo del cibo al 100 per cento: una "decade" fa hanno spinto i prezzi dei prodotti alimentari in basso per imporsi sui mercati dei Paesi più poveri; così facendo hanno rubato i salari agli agricoltori locali e mandato in rovina migliaia di famiglie. Facevano "dumping". Oggi che le economie più deboli dipendono dai Paesi più ricchi le grandi imprese stanno alzando i prezzi dei prodotti alimentari, gonfiando l’effetto "inflazionistico".

È "speculazione"?

Si comportano come gli "hedge fund": alzano i prezzi per guadagnare di più. Detengono il "monopolio" del grano e controllano il mercato dei "futures" delle vitamine e dei fertilizzanti. Industrie come "Monsanto" e "Cargill", che detengono il 40, 50 per cento del commercio mondiale del cibo, hanno tutto l’interesse a sfruttare l’emergenza per fare profitti.

L’Europa ha sempre posto resistenze agli "Organismi Geneticamente Modificati", oggi sembra voler cambiare direzione per garantire sufficienti scorte di cibo...

È merito delle operazioni di "lobby" delle aziende: stanno cercando di convincerci che gli "Ogm" siano la soluzione all’emergenza, disseminando panico. La loro strategia è dire: «Se non usi gli "Ogm", la gente morirà di fame». Se cediamo alle pressioni sarà la catastrofe: gli "Ogm" aggravano i difetti delle agricolture industriali, riducono la "bio-diversità" perché contaminano i campi e accrescono l’uso di pesticidi e prodotti chimici.

Fino a ieri i "bio-carburanti" sembravano la soluzione al problema del cambiamento climatico, oggi sono diventati il problema...

I "biofluel" sono responsabili dei sussidi concessi a un’agricoltura non sostenibile. Oltre a produrre pericolosi effetti inquinanti e a contribuire alla "deforestazione" che priva il pianeta delle "spugne" naturali, sono direttamente responsabili della fame, perché riducono superficie coltivabile. Contribuiscono direttamente all’aumento dei prezzi degli alimentari. Dobbiamo imparare a consumare di meno e le economie sviluppate devono investire di più sulle energie rinnovabili.

Qual è la soluzione per il problema della fame?

Dobbiamo proteggere le economie locali, introducendo "dazi" alle importazioni e restringendo le quantità di cibo importate. Puntando sull’agricoltura "ecologica" eliminiamo i "combustibili fossili", riduciamo l’impatto ambientale e riduciamo i prezzi, rendendo i Paesi "sottosviluppati" indipendenti sul fronte agricolo.

Sembra una soluzione difficile da realizzare...

I "vertici" decisionali devono affrontare le pressioni delle grandi imprese. Loro sostengono che i "dazi" alle importazioni sono l’unica causa dell’aumento dei prezzi e spingono per eliminarli. Se riduciamo i "dazi", le "multinazionali" potranno vendere liberamente i loro prodotti e aumentare la dipendenza dei Paesi poveri alle ricche economie.

Ma con l’agricoltura "industriale" si può produrre di più...

Non è assolutamente vero. Più piccolo è l’agricoltore, maggiori sono i prodotti raccolti. Questo perché l’unica cosa di cui la terra ha bisogno per far crescere i suoi frutti è amore.