"MEDIA" ALLO SPECCHIO

Un progetto di "cooperazione" in Myanmar: la nazione dell’estremo Oriente
è tornata d’attualità sui "media" solo dopo la "rivolta" dei monaci di fine 2007.

RITAGLI    Tv, la tragedia non «buca» il video    MISSIONE AMICIZIA

Quarto "Rapporto" di "Medici senza frontiere",
in collaborazione con l’ "Osservatorio" di Pavia:
su "Rai" e "Mediaset", lo spazio dedicato alle "crisi umanitarie"
calato dal dieci all’otto per cento del totale.
I "riflettori" si accendono solo se c’è un «volto noto».

Da Roma, Paola Simonetti
("Avvenire", 13/3/’08)

"Genocidi", conflitti "fratricidi" e "decimazione" di intere popolazioni per fame e malattie in Italia non fanno notizia. La condizione "derelitta" di tre quarti del pianeta resta di fatto assente dall’informazione televisiva nazionale per gran parte dell’anno. Il "sipario", sulle "crisi umanitarie" più gravi del mondo, resta chiuso fino a quando un italiano, un occidentale, una "star" internazionale o la politica "nostrana" non ne rimangono coinvolti direttamente, per motivi diversi. È quanto ha rilevato il quarto "Rapporto annuale" sul tema pubblicato da "Medici senza frontiere", in collaborazione con l’"Osservatorio" di Pavia, che ha stilato una "top ten" degli scenari mondiali di crisi più "dimenticati" dall’informazione televisiva.
L’analisi delle principali edizioni dei telegiornali
"Rai" e "Mediaset", ha registrato un calo di notizie sulle "crisi umanitarie" nel corso del 2007, che passano dal 10% del totale all’8 per cento. Zero informazioni in un anno, sono state dedicate dai "tg" nazionali alla situazione della "Repubblica Centrafricana", dove i civili sono stretti ormai da tempo nella "morsa" di feroci scontri tra gruppi armati. Dai villaggi attaccati, saccheggiati e bruciati la popolazione fugge disperata in cerca di rifugio nelle foreste, dove l’assistenza sanitaria è praticamente "preclusa".
Di segno similare la condizione della
"Repubblica Democratica del Congo", "dilaniata" da conflitti che neppure le prime elezioni democratiche avvenute dopo decenni, un anno fa, hanno saputo fermare. Cinque le notizie, riservate a questa tragedia, con scarsissima "visibilità", dai "tg" nazionali lo scorso anno. Non va meglio la "visibilità" dello Zimbabwe, dove disoccupazione dilagante, carenza di cibo, instabilità politica hanno portato al "tracollo" il Paese. Tre milioni di persone, su 12 milioni complessivi, hanno cercato rifugio nei paesi vicini. Al "collasso", nel Paese, il "sistema nazionale sanitario", ritenuto fino a pochi anni fa fra i migliori dell’Africa meridionale, per il gravare di 1 milione e 800 mila persone ammalate di "Hiv/Aids". Solo per il 25% di queste è disponibile la terapia "anti-retrovirale", in grado di prolungare l’aspettativa di vita. A questo scenario i "tg" nostrani hanno dedicato 12 notizie in un anno.
«Non si tratta solo di quantità di informazioni, ma anche della qualità e del "taglio" che queste riservano a temi in questione – precisa Kostas Moschochoritis, direttore di "Msf" – . La tragica condizione del
Myanmar, ad esempio, è stata citata sì 229 volte in un anno, ma solo all’indomani della "rivolta" dei monaci. Dopo, il silenzio è calato di nuovo su una situazione che rimane invariabilmente grave, se non in ulteriore peggioramento». Una "prassi", questa, applicata anche per la Somalia, citata 128 volte quasi esclusivamente per relazionare dei "raid" statunitensi avvenuti a gennaio per colpire le basi di "Al-Qaeda", ignorando che l’infuriare di una violenza senza precedenti ha ridotto l’aspettativa di vita della popolazione a 47 anni. Medesimo destino di invisibilità "mediatica" per Colombia, Cecenia, Sri Lanka, rispettivamente citate 65, 33, 15 volte in un anno, per il sequestro della Betancourt, l’omicidio della giornalista Politovskaja e l’attacco dei ribelli "Tamil".
Anche sulle "crisi umanitarie" dunque vige spesso, secondo il "Rapporto", la regola del "sensazionalismo" o della "personalizzazione" della notizia: «Si è riscontrato che la selezione delle notizie avviene sui parametri di "vicinanza", "prossimità" del tema alla nostra realtà – spiega Mirella Marchese, dell’"Osservatorio" di Pavia – , dunque quando qualcosa collega le crisi a noi: una "star", un italiano coinvolto, un evento politico "nostrano" collegato. Tutto il resto non viene considerato "notiziabile" o "appetibile" agli ascolti. Il "gossip" lo è: non a caso».
Una scelta, quest’ultima, "opinabile", considerando il successo della Campagna "Dimmi di più" lanciata lo scorso anno: 30mila le "cartoline" di sollecito giunte dai cittadini, per avere informazioni sugli scenari "sommersi" del mondo. «La pressione "mediatica" è troppo forte, per non considerare che – ha concluso Sergio Cecchini di "Msf" – questa potrebbe davvero cambiare il destino di molte persone nel mondo, se fatta con sensibilità e consapevolezza».