INTRECCIO DI NATURA E CULTURA

RITAGLI    Il genio femminile    DOCUMENTI
per attuare l’"humanum" intero

Paola Ricci Sindoni
("Avvenire", 10/2/’08)

È nell’intreccio "virtuoso" tra natura e cultura che è necessario ricollocare correttamente la questione antropologica, centrata su quell’"unità-duale" di femminile e di maschile, su cui si costruisce la propria identità reciproca e differente. Lo afferma Benedetto XVI nel discorso tenuto ai partecipanti del Convegno internazionale su «Donna e uomo, l’"humanum" nella sua interezza» organizzato dal "Pontificio Consiglio per i Laici", per ricordare i venti anni dalla promulgazione della "Mulieris Dignitatem", e per ripercorrere alcuni momenti cruciali in cui la Chiesa, soprattutto grazie a Giovanni Paolo II, ha ripensato l’uguale dignità delle due figure dell’"umano", segnate da uguaglianza sostanziale e da una differenza che chiede ancora di essere adeguatamente valorizzata.
Se infatti ci si affida solo alla natura, facendo arretrare le faticose conquiste culturali legate all’emancipazione femminile, si finisce – come capita ancora in molte zone del pianeta – per relegare la donna alla sua esclusiva funzione riproduttiva, "succube" del dominio maschile, ed estranea ai processi sociali di elaborazione e di "legittimazione" politica. Se, al contrario, si tiene conto soltanto del prevalere di alcune strategie culturali, dimenticando la natura sessuata della femmina e del maschio, si alimenta – lo ricorda ancora il Papa – quella perversa teoria del "genere", che fa della sessualità un orientamento soggettivo, da scegliere in modo autonomo, ai fini di una presunta "autorealizzazione" personale che, nel superamento di ogni vincolo naturale, può condurre l’umanità ad una opprimente solitudine.
Da qui l’invito di Benedetto XVI, che riprende temi da lui stesso affrontati nel 2004 come Prefetto della "Congregazione per la Dottrina delle Fede", quando nella «Lettera ai vescovi della Chiesa cattolica sulla collaborazione dell’uomo e della donna nella Chiesa e nel mondo», "ricalibrava" la questione femminile, inserendola nel più ampio contesto delle relazioni umane, entro cui la donna e l’uomo sono chiamati a raccogliere le loro differenti identità e a convivere reciprocamente nel rispetto e nella condivisione.
Si favorisce così la reale promozione della donna, recuperando ciò che di costruttivo ha maturato il femminismo, ma anche andando oltre, tenendo conto cioè della necessità di rileggere in sintonia le due diverse "marcature" biologiche, e di guardare anche a quella maschile che soffre, in questo difficile passaggio di secolo, di un "deficit" di maturazione "identitaria", esposto com’è al mutamento repentino e scomposto delle relazioni "intersoggettive".
Nasce anche da qui la crisi della famiglia, che il Papa "riaffida" sia alla donna che all’uomo perché insieme possano ritrovare il gusto del legame affettivo e spirituale, che sostanzia questa "cellula" delicata e insostituibile del vivere sociale.
Sia che si voglia guardare all’interno della comunità ecclesiale, o alla vita complessa della società civile, vanno comunque spese più energie intellettuali e morali affinché la donna possa essere valorizzata al pieno delle sue possibilità antropologiche. Per questo il Papa ricorda quella felice espressione di Giovanni Paolo II, quando parlando di "genio femminile", le consegnava il compito di attivare quei circuiti "virtuosi", entro i quali donne e uomini, ciascuno con le proprie qualità, si impegnano nel reciproco rispetto e per il bene di tutti.