INTERVISTA

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«Quanti Ebrei salvati nei Conventi dell’"Urbe"»

«Papa Pacelli parlò con forza: se fosse stato più "polemico",
avremmo avuto una "persecuzione" ancora più dura».

Eugenio Maria Giuseppe Pacelli, PAPA PIO XII (1876-1958).

Da Roma, Paola Springhetti
("Avvenire", 1/10/’08)

Nelle lunghe notti di guerra, dietro le finestre dell’"Istituto Maestre Pie Filippine", in Via Caboto, a Roma, due Suore vegliavano a turno: se vedevano arrivare i soldati tedeschi, lanciavano l’allarme e le famiglie ospitate nel Convento si precipitavano a nascondersi nella botola che portava sotto il palcoscenico del teatro. Ma una notte, a salvarle fu un calzolaio che abitava di fronte: insonne perché malato, aveva visto arrivare un "camion" di tedeschi e lo aveva depistato facendo credere che quel palazzo era solo una scuola elementare. La Lettera, in cui una di quelle Suore ricorda l’episodio, è pubblicata nell’ultimo libro di Suor Margherita Marchione, «Pio XII. La verità ti farà libero» ("Libreria Editrice Vaticana", pp. 142, euro 14,00), scritto in occasione dei cinquant’anni dalla morte del Papa. Il volume ha una Prefazione del Segretario di Stato Tarcisio Bertone. «La Congregazione delle "Maestre Pie Filippini" a Roma ha tre grandi Conventi», spiega Suor Margherita. «Lì, durante la guerra, furono nascosti 114 Ebrei. Alcune Suore anziane ricordano ancora quei giorni e quei volti».

Come mai, per decenni, non ne hanno mai parlato?

«Sono stati tempi difficili, e credo che sia successo quello che accade ai soldati quando tornano dalla guerra: non hanno nessuna voglia di ricordarla. Io stessa ho scoperto per caso che questi fatti non erano mai stati raccontati. Era il ’95, e decisi di approfondire. Poco dopo ho pubblicato un primo libro, cui ne sono seguiti molti altri. Ho fatto perfino alcuni albi da colorare per i bambini, in inglese e italiano, e in inglese e spagnolo. Perché penso che sia importante che tutti conoscano quello che ha fatto Pio XII».

C’è chi lo accusa di non avere fatto molto...

«Ha fatto più di ogni altro Capo di Stato, anche perché, attraverso le delegazioni apostoliche, ha agito in molte parti del mondo. È stato dalla parte dei deboli e dei poveri sia durante la guerra che dopo. Io mi ricordo che le nostre Suore andavano a Brooklyn, dove c’erano dei prigionieri italiani, per visitarli e assisterli. E appena finita la guerra riempivamo grandi casse di vestiario e di altri generi e li spedivamo alla governante di Papa Pacelli, Suor Pasqualina Lehnert, che li distribuiva agli orfani, ai "senzatetto", ai poveri. Una volta il Santo Padre scrisse alla nostra Madre Provinciale, in America, per chiedere palloni da calcio, perché i bambini potessero giocare».

Non sarà stato facile per i Conventi rispondere all’appello del Papa, aprendo le porte ai perseguitati…

«In genere gli spazi per dormire c’erano, perché i bambini delle scuole erano stati rimandati a casa. Ma era difficile procurarsi il cibo. Suor Pasqualina faceva quello che poteva, per aiutare questi Conventi a nutrire tutti. Poi ognuno si arrangiava: noi avevamo un’economa, Suor Assunta Crocenzi, che un giorno ebbe il coraggio di presentarsi al comandante nazista per chiedere il permesso di andare con il suo "camion" in alta Italia per prendere del riso. Lo ottenne e tornò col prezioso carico».

Le Suore non avevano paura?

«Certo. Una sera un soldato nazista bussò al nostro Convento di Via delle Botteghe Oscure, chiedendo se c’erano Ebrei nascosti. C’erano sessanta donne, ma le Suore riuscirono a mentire, e i soldati se ne andarono. Una di queste donne, che era incinta, ebbe una tale paura che partorì prima del tempo».

Però Pio XII viene da alcuni accusato di non essere intervenuto pubblicamente con sufficiente forza. Lei come risponde?

«In realtà ha difeso gli Ebrei anche pubblicamente, ma se lo avesse fatto in modo più polemico, probabilmente la Comunità Ebraica di Roma sarebbe stata spazzata via, e con essa chi cercava di proteggerla. E non sarebbe stato possibile, per i Conventi e le Case Religiose, nascondere per un anno 5mila Ebrei. Se ha parlato poco, è stato per prudenza, per salvare gli Ebrei».