INTERVISTA

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Al posto della logica dello scambio, la filosofia del dono. Parla Marion.

Da Roma, Paola Springhetti
("Avvenire", 9/1/’08)

Il dono è forse l’unico strumento onnipotente che possiamo mettere in campo nei nostri rapporti con gli altri, per aprirli alla giustizia, alla vita, alla fin fine alla storia. Forse è per questo, perché nell’era dominata dal denaro e dalla tecnologia gli uomini scoprono ogni giorno la propria debolezza, che periodicamente si torna a interrogarsi sul dono e sulla gratuità, realtà che riportano a un aspetto della vita che non trova risposte né nell’economia né nel progresso e indicano un altro modo di vivere.
«Cosa significa donare?» è il titolo del "Convegno internazionale" che si conclude oggi a Roma e nel quale è intervenuto ieri Jean-Luc Marion. Il filosofo francese, che insegna alla Sorbona e a Chicago ed è abituato a confrontarsi con figure del calibro di Paul Ricoeur, Emmanuel Levinas, Jacques Derrida, ha studiato a fondo il problema del dono, dedicandogli vari libri. In italiano è stato tradotto "Dato che. Saggio per una fenomenologia della donazione" ("Sei", 2001), frutto di dieci anni di lavoro. È lui a definire «onnipotente» il dono, è lui a considerarlo un’alternativa grazie alla quale riaprire la storia.

Professor Marion, che cos’è il dono?

«Apparentemente lo sappiamo molto bene: è uno "scambio" senza che ci sia un prezzo da pagare. Da qui discende l’"economia" della "gratuità", quella delle associazioni, del volontariato e così via, che si oppone all’economia in senso stretto, che è invece basata su uno scambio che chiede sempre un pagamento o qualcosa in cambio».

Apparentemente è così. Ma in realtà?

«L’interpretazione è insufficiente. Il dono non è lo scambio di un bene tra due soggetti che lo possiedono nello stesso modo e stanno su un piano di parità. Infatti lo scambio è reciproco, mentre il dono non lo è. Proprio per questo è gratuito, e per questo apre una reazione. Lo scambio invece la chiude: è un’azione che s’esaurisce in sé».

In compenso non comporta perdite...

«Quando dono senza aspettarmi nulla in cambio, senza puntare ad alcun guadagno, non posso perdere. La perdita è impossibile dove non c’è aspettativa di guadagno».

Dunque si può donare sempre.

«Il dono non è mai impossibile: la sua caratteristica è proprio l’onnipotenza. Se uno è disponibile a farlo, nulla può impedirgli di donare. Per questo il dono è efficace nelle situazioni di crisi, nelle emergenze, nella povertà. Tutti spazi in cui l’economia non può agire efficacemente, perché ha appunto bisogno di garanzie. Non può correre rischi».

Quali sono le altre caratteristiche del dono?

«Il dono costruisce il luogo, o meglio l’"architettura" della carità. L’economia dello scambio non ha bisogno della carità, il dono invece è il suo luogo naturale».

Però il dono non è un valore solo cristiano, ma anche "laico".

«Il dono non è un valore, non è un progetto, una speranza, ma una realtà. Possiamo vivere nella situazione del dono o nell’economia di scambio. È una scelta e possono farla laici e credenti; ma per questi ultimi è anche un’opportunità di realizzare la carità. Il dono non è un’altra interpretazione "economica", ma un altro modo di vivere».

Quindi tra dono ed economia non c’è integrazione? Non possiamo usare il dono per rendere l’economia più giusta, più umana?

«No, sono due logiche diverse, incompatibili. Ma ci sono cose che l’economia non può fare, mentre può farle il dono».

Il dono apre una "reazione". In che senso?

«Prendiamo la famiglia, che è sicuramente più connessa al dono che all’economia di scambio. Anzi, è il luogo del dono per eccellenza: la vita. Questo dono non può essere ricambiato: un figlio potrà amare il padre, ma non potrà mai essere ciò che il padre è stato per lui. La logica della "filiazione" non può essere compresa al di fuori della logica del dono. E proprio il susseguirsi delle generazioni ci parla del dono che apre alla vita, a nuove possibilità, al futuro. L’economia trova in se stessa il proprio equilibrio, ma la storia per svolgersi ha bisogno del dono».

Ma è possibile un dono totalmente gratuito? Si dice che ci si aspetta sempre qualcosa in cambio, se non altro gratitudine.

«Ci sono tanti tipi di dono. C’è quello di cui parliamo normalmente. Ma ci sono anche doni senza donatori, per esempio quando si fa un’offerta a un’associazione che la darà a terzi, senza che costoro conoscano il donatore. C’è il dono senza "beneficiato": quando, secondo l’invito evangelico, doniamo al nostro nemico, costui probabilmente non riconoscerà il dono, lo negherà. In entrambi i casi il dono c’è, ma è totalmente gratuito. Infine, c’è il dono senza oggetto: pensiamo allo scambio dell’anello durante il matrimonio, il vero dono non è la vera ma il matrimonio stesso. I doni più importanti in genere non consistono in beni reali. E poi un po’ di riconoscenza, qualora arrivi, non può essere considerata un pagamento».