Lettera dalla Turchia

RITAGLI   Piccoli squarci di un Natale oggi diverso   DIARIO

Suor Raffaella*
("Avvenire", 21/12/’06)

Domenica 17 dicembre è stata una giornata particolare per tutta la comunità parrocchiale di Iskenderun. Il vescovo Luigi Padovese aveva invitato la corale di Mersin, una città che dista circa 230 chilometri, ad animare con i suoi canti il pomeriggio nella nostra chiesa. Anche l’anno scorso erano venuti e la loro presenza ha portato a tutti un’emozione e commozione particolari. Il loro repertorio portava le melodie natalizie tradizionali italiane ed europee, cioè cristiane. Perché tanta commozione? La corale è composta da circa 50 persone, tutte musulmane eccetto un cristiano armeno.
La nostra città conta 160mila abitanti, di cui solo un migliaio cristiani ortodossi e un centinaio di cattolici. Ma quest’anno il responsabile del coro, musulmano, ha "letto" questa presenza e attività artistica con un forte accento di possibilità di convivenza pacifica, di una vita quotidiana intessuta da valori e da espressioni artistiche del mondo cristiano come di quello islamico. L’esibizione ha proposto toni musicali di toccante tenerezza e dolcezza. Dai volti dei cantori emanava una partecipazione emotiva che tutto faceva pensare, tranne che fossero musulmani. In chiesa la gente guardava e ascoltava nel più totale silenzio, interrotto soltanto da uno scrosciare di battimani ad ogni esibizione.
In prima fila il nostro vescovo con l’ "abuna" ortodosso Dimitri e la moglie, il pastore protestante con gli amici, e poi un bel gruppo di amici americani con il loro cappellano cattolico della base militare di Adana.
È raro vivere in Turchia un momento cultural-religioso di così alto livello artistico. Forse portiamo ancora nel cuore l’eco della presenza del
Papa, i suoi gesti e le sue parole di attenzione e di rispetto per questa nazione turca così complessa e contradditoria...
Forse chi già vive con normalità la vicinanza con altre espressioni religiose, chi già è aperto a cogliere il valore dell’altro e della sua cultura, chi già coltiva nel cuore la volontà di rispetto affinché l’altro possa contribuire e alimentare l’umanità tutta con l’ "humus" dell’arte, della verità, della fraternità, della pace, della riconciliazione, vive certamente la parabola del piccolo seme che dà la vita nuova e fa germogliare una speranza che tutti attendiamo.
A metà esibizione anche monsignor Padovese è stato invitato a salire nel coro, per cantare assieme a loro. Allora tutti i presenti si sono alzati in piedi per applaudire.
Alla fine, il direttore ha regalato al vescovo una grande foto incorniciata con due momenti della loro carriera canora: un’esibizione in una moschea e una in una chiesa cattolica. Il significato e il desiderio di fratellanza e di riconciliazione non potevano essere più espliciti.
La settimana scorsa mi è giunta dall’Italia la notizia che una dirigente scolastica ha fatto togliere dal saggio degli alunni il canto natalizio «Tu scendi dalle stelle» per rispetto nei confronti dei musulmani. Mi chiedo in base a quali principi abbia preso questa decisione. E mi chiedo quale sia il presente e quale sarà il futuro dell’ambiente scolastico, responsabile dell’educazione e della crescita dei futuri cittadini, che scambia per libertà e rispetto il qualunquismo e il relativismo.
Buon Natale, fiduciosi e pieni di speranza che si possa camminare insieme.

*da Iskenderun (Turchia)