DALL’ALGERIA

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"pioniere" del dialogo

C’è chi ha provato a offuscarne la "memoria".
Ma la gente ricorda il Cardinale con grande affetto.

Mons. Henri Tessier*
("Mondo e Missione", Ottobre 2008)

Nelle ultime settimane si sono moltiplicati gli "attentati terroristici", che tante vittime hanno provocato tra la popolazione civile algerina e spesso tra la gioventù di questo Paese. Anche noi, come piccola comunità cristiana, non possiamo che essere rattristati e "sconcertati" per questa "escalation" di violenza che provoca tanto dolore e paura tra i nostri "fratelli" algerini.
Questa situazione non può non inquietare anche la nostra piccola Chiesa d’
Algeria, che ha condiviso gli anni difficili dell’"estremismo islamista", restando fedele a questo Paese e al suo popolo.
Le difficoltà che abbiamo incontrato in questi ultimi anni come comunità cristiana - restrizione dei "visti", espulsioni, campagne "mediatiche" diffamatorie… - non derivano, tuttavia, solo dalla difficile situazione interna al Paese. Molte sono in relazione ai "disordini" che interessano diverse parti del mondo. È evidente che se una situazione di maggior "pacificazione" e giustizia fosse stata trovata per il
Medio Oriente, anche le società di questa regione in cui ci troviamo avrebbero affrontato in maniera diversa la relazione con la nostra piccola comunità cristiana.
E allora oggi accade che, nonostante la nostra presenza rispettosa e amichevole e il nostro impegno presente e passato nella società algerina, la nostra Chiesa è talvolta considerata, in certi ambienti, come rappresentante di coloro che, all’esterno del Paese, sono responsabili delle ingiustizie in diverse parti del mondo.
Abbiamo addirittura assistito, in alcune occasioni e in certi ambienti, al diffondersi di alcune "dichiarazioni" che mettevano in discussione l’impegno del
Cardinal Duval, cosa che sarebbe stata del tutto impensabile sino a qualche tempo fa. La popolazione algerina e i suoi responsabili conoscevano bene il "peso" della sua azione per il "bene comune".
Fortunatamente, è stato recentemente pubblicato, da un Editore dello Stato, un "libro di memorie" che è stato realizzato in occasione del decimo "Anniversario" della morte del Cardinal Duval. Vi si potrà leggere - e far leggere attorno a noi - le testimonianze delle più alte personalità algerine che, rendendo omaggio al Cardinale, esprimono così la loro stima per la Chiesa che egli ha guidato, prima e dopo l’"indipendenza", e di cui noi oggi siamo gli "eredi" e i "servitori".
Le difficoltà che incontriamo oggi non rimettono per nulla in causa la nostra "vocazione" a servire una "fraternità" senza frontiere all’interno della società algerina. Queste difficoltà, anzi, le danno un’importanza maggiore. Se ci si presentano dei problemi, è anche perché l’attualità internazionale "sconvolge" i rapporti tra le popolazioni.
Sappiamo che uno dei "nodi" che provocano tensione nella situazione attuale è la concezione che i cristiani si fanno della "Missione" della Chiesa nella sua relazione con le altre società.
Ci sono - è vero - diversi modi di esprimere la "Missione" che Gesù ci ha "confidato" e nessuno traduce pienamente tutti i suoi aspetti allo stesso tempo. Ma sappiamo anche che, tra gli "appelli" che Gesù ha fatto ai suoi discepoli, ce n’è uno giustamente indirizzato ai primi gruppi di fedeli inviati in "Missione": «In qualunque casa entriate, prima dite: "Pace a questa casa". Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. […] Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà messo dinanzi, curate i malati che vi si trovano, e dite loro: "Si è avvicinato a voi il regno di Dio"» (Lc 10, 5.9).

* Arcivescovo Emerito di Algeri