DALL’ALGERIA

PRECEDENTE     Perché siamo ottimisti     SEGUENTE
anche nelle difficoltà

Di fronte a chi mette in discussione la nostra presenza nel Paese,
rimaniamo fedeli alla "fraternità".

Mons. Henri Teissier*
("Mondo e Missione", Novembre 2008)

Durante l'ultima "sessione" di formazione che si è tenuta ad Algeri, circa settanta Sacerdoti hanno riflettuto sul tema dell'"Eucaristia", vissuta nel nostro contesto, e si sono confrontati sull'attuale difficile situazione che la Chiesa vive in Algeria.
Provenienti da tutte le regioni del Paese e da situazioni molto diverse, tutti hanno vissuto, direttamente o indirettamente, le ripercussioni della "campagna" che ha condotto alla pubblicazione di centinaia di articoli nella stampa algerina, specialmente quella in Arabo. Articoli che mettevano in discussione la presenza cristiana nella società algerina e la "purezza" delle nostre intenzioni.
Tutti hanno constatato attorno a loro che questa "campagna" ha riportato una certa diffidenza, in luoghi in cui abbiamo vissuto per moltissimi anni una relazione feconda di fiducia con i nostri vicini. Ma, nonostante questo, il nostro incontro sacerdotale si è svolto in un clima di ottimismo e fervore, in quanto tutti i Preti - e ciascuno individualmente, ma anche in quanto "comunità" - rimangono fedeli alla loro "vocazione" di presenza e servizio nel Paese, profondamente legati all'"appello" ricevuto da Cristo e dalla sua Chiesa, che ci inviano per stabilire relazioni fraterne con tutti i nostri fratelli e sorelle della società algerina, a causa di Gesù e dal suo "Vangelo". Perché «Dio è amore» e: «Se noi ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi» ("Gv 4,7.12").
Il tema centrale dell'incontro era appunto quello dell'"Eucaristia". In tutte le testimonianze, ciascuno ha condiviso sino a che punto la propria celebrazione personale dell'"Eucaristia" fosse legata alla celebrazione quotidiana dell'amore fraterno, realizzato negli incontri di ogni giorno con i nostri fratelli e sorelle di questo Paese. Nessuna "amarezza", ma piuttosto la gioia di essere stati chiamati a servire questo "progetto" di «riunire i figli di Dio dispersi» dall'interno della società algerina.
Certo, ciascuno di noi è pienamente cosciente delle difficoltà che la Chiesa vive oggi in Algeria, ma la meditazione del tema dell'"Eucaristia" è stato un richiamo per ribadire che le difficoltà che incontriamo ci rendono più vicini al "sacrificio" che Cristo ha fatto della sua vita per portare la pace tra i fratelli e tra i figli dello stesso Padre che è nei Cieli.
I sacerdoti presenti alla "sessione" di Algeri hanno sottolineato come si sentivano attaccati al loro "progetto di vita" che consiste nel realizzare, in Algeria e con gli algerini, questa "comunione" che viene da Dio. Ma erano anche, e allo stesso tempo, ben coscienti che non è possibile passare al di sopra delle "barriere" che separano i gruppi umani, senza pagarne un prezzo. Ogni giorno, celebrando la Messa, annunciamo una "comunione" che viene da Dio e ci uniamo al "sacrificio" che Gesù ha dovuto offrire perché questa "comunione" fosse annunciata e messa in opera, concretamente, nel proprio contesto e nel proprio tempo.
Così, nonostante le difficoltà del momento e con la grazia di Dio, la nostra Chiesa continua a vivere, come prima, la sua "testimonianza evangelica" nella gioia e nella diversità delle situazioni che conosciamo. È una «buona notizia» per cominciare il nuovo "anno pastorale" sotto la guida del "Pastore" che la Chiesa ci dona,
Mons. Ghaleb Bader, che ha fatto il suo ingresso nella Diocesi di Algeri, lo scorso 10 Ottobre.

* Arcivescovo Emerito di Algeri