DALL’ALGERIA

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«Amore di Dio e per il prossimo. Ne discutono i "leader" religiosi.
Noi cerchiamo di viverlo ogni giorno».

Mons. Henri Teissier*
("Mondo e Missione", Dicembre 2008)

Lo scorso anno, in Novembre, 138 personalità "musulmane" avevano inviato una "Lettera" ai responsabili "cristiani". Si era trattato, a mio parere, di una vera e propria «prima volta» nella storia dei rapporti tra musulmani e cristiani. Mi rallegra il fatto che non sia rimasta l’ultima. Infatti, a quelle 138 "firme" se ne sono aggiunte molte altre di personalità diverse, rappresentanti 45 Paesi musulmani, ovvero il 90 per cento del "mondo islamico". Soprattutto, però, a quella "Lettera" è seguito l’incontro, che si è tenuto dal 4 al 6 Novembre scorso in "Vaticano"

Un incontro che ha avuto come "tema centrale" quello sollevato dalla "Lettera" dei "leader" musulmani che si rivolgevano ai cristiani - e anche questa è una «prima volta» - , per dire loro che la base della nostra "collaborazione" è «l’amore di Dio e l’amore per il prossimo». 

Non posso dunque che rallegrarmi nel leggere nella "dichiarazione finale congiunta" che questo amore viene messo al centro del "dialogo" tra cristiani e musulmani. «Professiamo - vi si legge - che cattolici e musulmani sono chiamati a essere strumenti di amore e di armonia tra i credenti e per tutta l’umanità, rinunciando a qualsiasi "oppressione", violenza aggressiva e "atti terroristici", in particolare quelli perpetrati in nome della "religione", e a sostenere il principio di giustizia per tutti».

La nostra esperienza di Chiesa estremamente "minoritaria" in Algeria ci suggerisce - pur attraverso molte "traversie" e difficoltà - che il senso della nostra presenza e l’essenziale del nostro "dialogo" con i nostri "fratelli" musulmani si riassumono in pochi "gesti" fondamentali: l’incontro, la condivisione e la comunicazione. È quello che Dio ci affida come compito per la promozione della riconciliazione, della "riconoscenza reciproca", dell’amicizia e della "comunione".    

Una giovane donna musulmana mi scriveva, all’indomani degli "anni bui" del "terrorismo islamista" che abbiamo vissuto insieme: «Penso che è Dio che vuole la presenza della Chiesa nella nostra terra d’"Islam". Siete come un "germoglio" sull’"albero" dell’Algeria che, "insh’allah", fiorirà verso la luce di Dio». 

È con questo spirito che accolgo la "dichiarazione finale comune" del primo "Forum Cattolico-Musulmano". Come uno sviluppo di quel "dialogo interreligioso" che è connaturato alla "vocazione cristiana", ma che appartiene a tutti gli uomini di "buona volontà", siano essi importanti "leader" musulmani, come quelli che hanno partecipato all’incontro di Roma, o i nostri "fratelli" e "sorelle" con cui condividiamo la nostra vita quotidiana e i gesti semplici di ogni giorno qui in Algeria. 

Per questo, il dovere della "testimonianza" si impone. Così come sottolineano anche i "leader" cattolici e musulmani riuniti in "Vaticano": «In quanto credenti cattolici e musulmani - si legge nella "dichiarazione comune" - , siamo consapevoli degli inviti e dell’imperativo a testimoniare la dimensione "trascendente" della vita attraverso la "spiritualità" alimentata dalla preghiera, in un mondo che sta diventando sempre più "secolarizzato" e "materialistico"».

Noi, come "Chiesa d’Algeria", consapevoli della nostra "insignificanza" dal punto di vista "numerico", solo attraverso la "testimonianza" possiamo farci "segno": "segno" dell’amore di Dio per tutti gli uomini. 

* Arcivescovo Emerito di Algeri