DALL’ALGERIA

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Utile il confronto con chi legge la sua tradizione religiosa,
rispettando le differenze.

MONS. HENRI TEISSIER, Arcivescovo di Algeri.

Mons. Henri Teissier*
("Mondo e Missione", Gennaio 2008)

La parabola del "Buon Samaritano" ci invita a «farci prossimo» di coloro che Dio ci ha fatto il dono di incontrare, servire e amare. In questo momento, la nostra volontà di «farci prossimi» della società algerina si confronta, tra le molte altre realtà, con l’attaccamento di questa società alla sua tradizione religiosa. Ne abbiamo fatto esperienza, una volta di più, specialmente durante il mese di "Ramadan", scoprendoci vicini a questa società nel momento in cui viveva, come ogni anno, questo periodo particolarmente forte dal punto di vista religioso. In particolare, è stata per noi un’occasione per scoprire uno degli aspetti più importanti: quello della riflessione della società algerina su se stessa e sul suo modo di vivere la religione. In effetti, noi cristiani non possiamo solamente lamentarci dell’utilizzo politico della religione. Dobbiamo essere capaci di «farci prossimi» di coloro che danno una lettura veramente spirituale della loro tradizione religiosa, aperta all’altro e rispettosa della differenza. 
Le serate di "Ramadan" ad
Algeri sono state ricche di incontri. Innanzitutto, sono state l’occasione per i tradizionali inviti allo "F’tour" - la rottura serale del digiuno - , che diventano altrettante opportunità di incontro e di amicizia, particolarmente cariche di senso, specialmente in un momento in cui alcune correnti di pensiero lavorano per dividere le comunità.
Ma per quanto riguarda la riflessione che la società algerina sta promuovendo su se stessa, particolarmente significative sono state le numerose conferenze organizzate su alcune questioni cruciali. Redha Malek, ex Primo Ministro, e Mohamed el Mili, ex Ministro dell’Educazione, si sono confrontati, ad esempio, sul tema: «Per un islam dei lumi». I due oratori hanno voluto condividere con un vasto pubblico alcune delle loro principali convinzioni. Malek, in particolare, ha insistito sulla necessità di stabilire un’armonia tra la riflessione religiosa e la ragione, e di combattere la radice ideologica del terrorismo, attraverso l’alternativa di un «islam dei lumi».
El Mili, che, tramite il padre appartiene al nucleo fondatore del movimento degli "ulema" algerini, ha voluto mostrare le evoluzioni che stanno avvenendo in altri Paesi musulmani e non ha esitato a citare le prese di posizione di un pensatore sudanese circa la necessità di una distinzione tra le intuizioni spirituali dell’islam dei primi anni - di portata universale - e le prescrizioni giuridiche successive, significative, a suo avviso, solo nel contesto sociale dell’epoca.
Io stesso ho partecipato a una "tavola rotonda" sul tema «Educazione e religione», alla quale era presente anche il presidente dell’"Alto consiglio islamico algerino". Tutti i partecipanti si sono confrontati con grande franchezza sul fatto che, in questi ultimi anni, molti giovani algerini sono arrivati a prendere posizioni estremiste. E si sono chiesti quale formazione religiosa venga data loro e quale visione del mondo essa veicoli.
In questa occasione, ho potuto presentare l’impegno educativo della Chiesa cattolica d’
Algeria. Essere invitato da musulmani a prender parte alle loro discussioni sulle questioni educative è certamente un segno di fiducia, che può essere vissuto solo in un contesto in cui il rispetto reciproco è assicurato. Ma questa fiducia va evidentemente meritata.
Altre conferenze hanno avuto come tema l’inevitabile questione del «dialogo tra le civiltà» e «della tolleranza nelle relazioni interreligiose». Infine, il movimento "sufi" degli "alawiyyines" ha organizzato una serata, durante la quale è stata sottolineata la costante volontà del fondatore di assicurare una relazione rispettosa con i credenti di altre tradizioni monoteiste e di promuovere un islam spirituale: «Qualsiasi religione, "amputata" della sua spiritualità - è stato ribadito - si chiude, si "annichilisce" e impedisce alla coscienza di tendere verso l’universale».
Come molti nostri amici algerini, durante gli anni del terrorismo, siamo stati profondamente scossi dalle deviazioni che hanno incoraggiato il ricorso alla violenza per ragioni pretestuosamente religiose. Essere testimoni degli sforzi che danno un’altra lettura della religione è una buona notizia per noi che attendiamo il Regno di Dio come un Regno di rispetto dell’altro, della vita, della coscienza e della libertà.

* Arcivescovo di Algeri